Patrick Zaky e l’Unibo che non ha mai smesso di chiederne la liberazione

Il prorettore vicario Mirko Degli Esposti, la presidente del Consiglio Studentesco Anna Zanoli, la prorettrice Chiara Elefante e la coordinatrice del Master Gemma, raccontano le iniziative messe in campo da più di un anno per chiedere la scarcerazione di Zaky

 di Marco Santangelo

 

Mirko Degli Esposti

Dal 7 febbraio 2020 sono passati più di 400 giorni, ma da 13 mesi l’università Alma Mater Studiorum di Bologna non ha mai spento i riflettori sul caso Patrick Zaky. «Quello che abbiamo fatto finora è stato spontaneo, costante e intenso». Sono i tre aggettivi con i quali il prorettore vicario, Mirko Degli Esposti, spiega la strategia che l’Unibo ha messo in campo fin dagli inizi per chiedere la scarcerazione di Zaky. Una strategia dal duplice intento: da un lato ottenere una risonanza mediatica nazionale e internazionale, dall’altro sollecitare Istituzioni e Governo per evitare che tutto finisse nel dimenticatoio, anche quando l’attenzione nazionale è stata calamitata dalla pandemia. «Non siamo la Farnesina e non facciamo politica estera – sottolinea Degli Esposti -, ma non ci arrenderemo mai e continueremo a fare pressione anche sugli organi di Governo italiani ed egiziani. Su quest’ultimi, ahimè, con scarsissimi risultati».

Rita Monticelli
Rita Monticelli

Da più di un anno Patrick, che a Bologna frequentava il master internazionale Gemma (un corso universitario sugli studi di genere unico in Europa), è incarcerato sulla base di accuse che non hanno ancora trovato conferma: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie e propaganda per il terrorismo. «L’università ha preso posizione fin da subito chiedendo giustizia, perché a Patrick non è stata data possibilità di difendersi». A ribadirlo è Rita Monticelli, professoressa e coordinatrice del master frequentato da Patrick che si rifiuta di utilizzare l’imperfetto quando parla di lui: «Parliamo al presente: Patrick è uno studente brillante, molto curioso e con una grande necessità di condivisione. È rispettoso nei confronti delle opinioni diverse, ma soprattutto è generoso. Mette a disposizione tutto quello che sa». Di Patrick, Monticelli ricorda in particolare la sua voglia di cambiare il mondo, l’impegno per i diritti civili, l’inclusione e la lotta alle discriminazioni.

Il 5 aprile l’ultima (ennesima) udienza sulla custodia cautelare di Zaky ha deciso altri 45 giorni di detenzione nella prigione di Tora, a sud del Cairo. I suoi legali, durante l’udienza hanno chiesto la sostituzione del collegio giudicante, ma la Corte d’assise del Cairo ha respinto la richiesta. «La nostra speranza non è solo un sentimento – ci tiene a precisare Monticelli -, ma un impegno. Chiediamo la sua libertà, che non si arrenda – aggiunge – , spero che gli arrivi tutto il nostro sostegno e che lo aiuti a reggere anche moralmente questa estrema difficoltà». Quando Monticelli parla d’impegno si riferisce alle iniziative fisiche e virtuali, agli incontri, alle proposte, alle manifestazioni artistiche, ai contatti con le associazioni e con le Istituzioni che l’Unibo ha attuato da oltre un anno per chiedere la scarcerazione. «Alcune persone – evidenzia la coordinatrice del Master Gemma – ci hanno detto che se Patrick non fosse stato uno studente dell’Unibo forse la situazione sarebbe stata ancora più grave».

 

Chiara Elefante, prorettrice UniBo
Chiara Elefante, prorettrice UniBo

Una mozione per la liberazione

«Non appena saputa la notizia, la prima cosa che abbiamo fatto è stato preparare una mozione». La prorettrice dell’Unibo per le Risorse Umane, Chiara Elefante, ricorda il primo passo che l’università ha compiuto all’indomani dell’arresto di Zaky all’aeroporto del Cairo. «Il rettore Francesco Ubertini, il Senato accademico e il Consiglio d’amministrazione – spiega – hanno disposto e firmato una mozione in cui si chiedeva l’immediata liberazione. La nostra posizione doveva essere chiara fin dagli inizi. Subito dopo c’è stata una marcia, su iniziativa del Consiglio Studentesco».

 

La marcia verso Piazza Maggiore

Marcia per Zaky, Febbraio 2020
Marcia per Zaky, Febbraio 2020

Erano passati dieci giorni dalla cattura quando il Consiglio Studentesco, presieduto dalla studentessa Anna Zanoli, ha organizzato una marcia che ha coinvolto l’intera città di Bologna, partita dalla sede del Rettorato, in via Zamboni 33, raggiungendo Piazza Maggiore. A causa della pandemia questa è stata la prima e unica manifestazione dal vivo che l’Unibo ha potuto pianificare. «Oltre al rettore – racconta Zanoli -, era presente anche il sindaco di Bologna Virginio Merola, ed entrambi hanno accolto di buon occhio l’iniziativa».

 

Fiocco rosso
Fiocco rosso

Quel fiocchetto diventato un logo

Da diversi mesi sul sito ufficiale dell’Università, accanto al nome dell’ateneo, appare un fiocchetto rosso (lo stesso colore dell’ateneo) con la scritta “for Zaky” e la montatura dei suoi occhiali, divenuti presto un simbolo in tutto il Paese. «Quel fiocchetto il rettore Ubertini lo indossa da più di un anno ormai – fa notare la prorettrice Elefante – e lo toglierà solo quando Patrick tornerà libero».

 

Una casella postale per Zaki

Un’altra iniziativa dell’Unibo è stata quella di istituire una casella di posta elettronica per dare possibilità a chiunque di dedicare una lettera a Zaky. «È stata un’idea congiuntamente voluta da docenti e studenti e hanno scritto in tantissimi – precisa Elefante -. Non appena Patrick sarà libero gli faremo avere tutte le lettere che personale universitario, docenti, studenti e cittadini gli hanno scritto».

 

Sagome Costantini
Sagome Costantini

L’arte per chiedere la libertà

«Quando è scoppiata la pandemia siamo stati costretti a ripiegare su iniziative diverse – ricorda la presidente del Consiglio Studentesco, Anna Zanoli -, spesso di natura artistica. E una delle prime cose è stata l’installazione delle sagome». Un anno fa, infatti, l’artista Gianluca Costantini, ha realizzato delle sagome raffiguranti Patrick che sono state posizionate nella biblioteca universitaria e nelle aule studio, ma che presto hanno raggiunto aule, consigli comunali e studi televisivi in tutta Italia. «Lo stesso artista – chiarisce Zanoli – ha anche realizzato lo striscione che prima era in Piazza Maggiore, ora sotto le Due Torri».

Ritratto Zaky - Grosso
Ritratto Zaky – Grosso

L’ultima manifestazione artistica per Zaky, invece, porta la firma dell’artista Francesca Grosso. Si tratta di un ritratto dello studente affisso il 25 marzo nel Rettorato. L’opera è stata realizzata con le parole della prima delle tante lettere (tradotta in 16 lingue) inviate sulla casella di posta creata dall’Unibo.

 

 

Anna Zanoli
Anna Zanoli

“Riflessioni per Patrick Zaki”

Su iniziativa del Consiglio Studentesco, quest’estate, sono stati organizzati due incontri sulla piattaforma Zoom, intitolati “Riflessioni per Patrick Zaki”. «L’obiettivo di quegli incontri – specifica la presidente Zanoli – era parlare di determinate tematiche immaginando che Patrick fosse lì con noi». Ma non solo, Zanoli e altri componenti del Consiglio Studentesco sono stati spesso invitati, in rappresentanza dell’Unibo, a partecipare a eventi organizzati da altre associazioni nel corso del 2020.

 

Cittadinanza onoraria e italiana

«Prima dell’estate – puntualizza la prorettrice Elefante -, il rettore Ubertini ha portato all’attenzione della Crui (Conferenza rettori università italiane) la proposta del conferimento della cittadinanza onoraria nell’ambito dell’iniziativa “100 città per Patrick”». Iniziativa alla quale stanno aderendo, tutt’oggi, numerose città in Italia, da Nord a Sud. Non ancora finalizzata, invece, la richiesta per la cittadinanza italiana. L’8 febbraio, in occasione dell’anniversario dell’incarcerazione di Patrick, si è tenuto un evento ristretto alla presenza del rettore Ubertini, del sindaco Merola, del presidente della Regione Stefano Bonaccini, dell’artista Costantini, della presidente del Consiglio Studentesco Zanoli e di due compagni di corso di Patrick. «Lo scopo di quell’incontro – aggiunge Zanoli – oltre a tenere alta l’attenzione su Zaki era anche quello di chiedere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il conferimento della cittadinanza italiana».

 Da un anno, quindi, l’Unibo sta mettendo in campo tutte le sue risorse in una battaglia diventata emblema della difesa della libertà, dei diritti umani e dello studio.

«Se sono soddisfatto? Certo che no! – commenta il prorettore vicario, Mirko Degli Esposti -, lo sarò solo quando Patrick sarà libero». Mentre la professoressa Monticelli afferma che «è stato fatto tutto quello che un’università poteva fare per mantenere viva l’attenzione, ma continueremo finché Patrick non tornerà ai suoi cari e ai suoi studi». Anche la prorettrice Elefante sottolinea come «ogni iniziativa ha sempre avuto l’intento di coinvolgere il maggior numero possibile di persone. E i risultati si vedono dal riscontro che le nostre azioni hanno avuto sull’opinione pubblica». Un chiaro messaggio che l’Unibo abbia saputo come reagire arriva direttamente da Vienna, precisamente dalla Central European University (Ceu), dove il 1˚ febbraio è stato arrestato, in Egitto, Ahmed Samir Abdelhay Ali, dando il via a un secondo “Caso Zaky”. «Ho capito che stiamo lavorando bene – afferma la presidente Zanoli – quando i rappresentanti degli studenti della Ceu mi hanno contattata per chiedermi consigli su come creare attenzione mediatica attorno al “Caso Ahmed”».

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