Patrick Zaki: “Sono positivo al coronavirus”

“Mi sono comparsi alcuni sintomi di Coronavirus e purtroppo è arrivata la conferma che sono positivo. Chiunque mi abbia incontrato nei giorni scorsi è pregato di isolarsi”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook Patrick Zaki, lo studente del master Unibo Gemma, pubblicando la foto del test antigenico positivo. L’attivista dovrà mettersi in isolamento e aspettare di tornare negativo, in vista anche della imminente udienza del processo a suo carico, fissata per il 1 febbraio 2022.

La nostra redazione ha raggiunto via chat Facebook lo studente egiziano:

Come stai? Che sintomi hai?

Qualche dolore al petto e tosse”

Stai prendendo qualche medicinale?

“Si, i farmaci indicati dal protocollo Covid”

Dove e quando pensi di aver contratto il virus?

Non so dove e come, incontro quotidianamente persone provenienti da luoghi diversi”

Sei già stato visitato da un medico?

Sì, pochi minuti fa”

Cerca di curarti e riposare…

“Non preoccuparti, spero presto di stare di meglio”. 

 

 

La storia del ricercatore e attivista egiziano

Il 7 febbraio 2020 Patrick Zaki, studente egiziano del Gemma (Master Erasmus Mundus che si occupa di “Women’s and Gender Studies”) dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, viene fermato all’Aeroporto del Cairo, appena atterrato con un volo proveniente dall’Italia.

Nel suo paese avrebbe dovuto trascorrere solo una vacanza in compagnia dei suoi cari in una breve pausa accademica. E invece è iniziato l’incubo.

Dopo diverse ore di sparizione forzata, ricompare il giorno dopo, 8 febbraio, di fronte alla procura della città di Mansura per la convalida dell’arresto. Il mandato di cattura contiene le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo.

Dopo estenuanti rinvii, le prime due udienze del processo si tengono però solo a luglio. Nella seconda, quella di domenica 26, il giovane studente – visibilmente dimagrito – incontra i suoi avvocati per la prima volta dal 7 marzo. Il 25 agosto 2020, sempre per la prima volta da marzo, vede sua madre, per un breve colloquio. Il 7 dicembre il giudice della terza sezione del tribunale antiterrorismo del tribunale del Cairo annuncia il rinnovo per 45 giorni della custodia cautelare. Il 19 dicembre Patrick incontra nuovamente la madre nel carcere di Tora. «Sono fisicamente e mentalmente esausto, non ne posso più di stare qui e mi deprimo a ogni tappa dell’anno accademico mentre sono qui invece che con i miei amici a Bologna», le racconta. In questi mesi la famiglia ha ricevuto solo due brevi lettere a fronte delle almeno 20 che il ragazzo aveva scritto e inviato.

Patrick Zaki rischia fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook, che la sua difesa considera falsi, sulla base dei quali la magistratura egiziana basa le sue accuse.

Lo studente dell’Alma Mater di Bologna aveva potuto lasciare il carcere di Mansoura lo scorso 8 dicembre 2021. Detenzione che durava da quasi due anni. Ora, però, Patrick Zaki dovrà restare in isolamento, in attesa di guarire dal Covid-19 prima dell’udienza fissata per il prossimo 1 febbraio.

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