Photos: atlante di storie umane

A Palazzo Albergati è possibile visitare ancora per pochi giorni la mostra Photos! I capolavori della collezione Juliàn Castilla ed è l’occasione per vedere, tutti in fila, tanti capolavori della fotografia del Novecento.

Chi volesse cogliere (quasi) a colpo d’occhio alcune delle foto più iconiche del ventesimo secolo, può approfittare del primo fine settimana di settembre per visitare la mostra sulla raccolta di Juliàn Castillanoto collezionista spagnolo.

Man Ray, Le Violon d’Ingres, 1924

Nonostante sia ormai in chiusura Photos! vale una visita e lo dimostra sin dalla sala d’apertura dedicata ai movimenti di inizio Novecento, con artisti del calibro di Alfred Stieglitz, André Kertesz, Berenice Abbott e Man Ray. Quest’ultimo è rappresentato nel suo transito dalle realizzazioni dadaiste a quelle surrealiste, attraverso scatti famosissimi che intrattengono un rapporto particolare con gli oggetti fotografati. È il caso di Cadeau (1921), un ‘dono’, appunto, ma un po’ pericoloso, dato che si tratta di un ferro da stiro chiodato al modo di un’arma medievale. Con il suo insopprimibile senso di verità, la fotografia funge da testimone: esisteva davvero, questo regalo, e chissà per chi era. Un passo più in là e ci troviamo di fronte la schiena nuda della modella più nota della Parigi di allora, Kiki de Montparnasse. Nel Violon d’Ingres (1924), in modo simile al Cadeau, la foto documenta un’operazione anomala, addirittura impossibile. Nessun oggetto ritratto, stavolta, piuttosto il profilo stesso della donna che sembra quasi trasformarsi in un violino grazie ai tipici fori a forma di effe aggiunti da Man Ray sulla schiena, una specie di incantesimo sensuale che apre a mille altri sensi figurati (avere un “violon d’Ingres” per i francesi è coltivare una passione segreta).

Ouka Leele, Rappelle-toi Bárbara, 1987

Certo, se a partire dalla stanza delle avanguardie volessimo seguire gli stili e le tendenze abbracciati dalla mostra faticheremmo a trovare un bandolo. Come tutte le collezioni, anche quella di Castilla è estremamente varia e segue il gusto e il fiuto del titolare. Forse si nota una maggiore attenzione verso i lavori di grande cura compositiva, come nel caso del formalismo quasi “astratto” di Kertesz (Chez Mondrian, 1926), o in quello dei pittorialismi antichi e recenti, dalle superbe gradazioni tonali di Stieglitz (The Hand of Man, 1902) alle mitologie oniriche ritoccate ad acquerello della fotografa spagnola Ouka Leele (Rappelle-toi Bárbara, 1987), morta di recente. Tuttavia è più pratico seguire semplicemente l’ordine espositivo, organizzato secondo nove aree tematiche, tra le quali hanno un notevole peso la fotografia di moda e quella della Spagna dagli anni Trenta a oggi, passando dal movimento artistico della Movida di Madrid, apparso negli anni Ottanta.

Alberto Korda El quijote de la farola [Il Don Chisciotte del lampione], 1959

Se però volessimo trovare un aspetto che contraddistingue buona parte delle opere di Photos! potremmo prendere in prestito il titolo di una delle sezioni, La famiglia dell’uomo. Guardare le persone, e pensare ai lavori in mostra come a un atlante di volti umani e, soprattutto, di storie. 

Del resto la fotografia, ce lo ricordano tutti i suoi maggiori studiosi, ha un potenziale narrativo straordinario. In questa sede lo ritroviamo nella spigliatezza o nel riserbo di tanto fotoreportage d’autore: chissà a chi sorrideva il famoso bambino immortalato da Henri Cartier-Bresson (Rue Mouffetard, 1954), o chissà per quante ore sarà rimasto appollaiato il Don Chisciotte del lampione (1959) di Alberto Korda. E ancora: di che parlavano i due anziani signori di Oriol Maspons, incuranti del tappo gigante di Pepsi Cola sopra di loro? (La globalizzazione di Mancia, 1961). E il pallone della partita di calcio tra preti di Ramón Masats (Seminario, 1960) sarà entrato in porta o gliel’avrà impedito il portiere, volando nel drappeggio scomposto e barocco della sua tonaca?

Oriol Maspons, La globalización. La Mancha, 1961

Foto copertina: Ramón Masats, Seminario, 1960, © Ramón Masats

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