Prevenire le fratture con l’intelligenza artificiale sarà meno costoso che curarle

di Valerio Castrignano.

Prevenire è meglio che curare, un vecchio adagio popolare sta sempre più diventando la realtà della medicina del futuro. Lo spiega il direttore del Dipartimento Rizzoli-RIT (Research, Innovation & Technology) Nicola Baldini. I ricercatori dell’Istituto Rizzoli avranno a disposizione nel futuro le tecnologie del nuovo Tecnopolo che sta sorgendo nell’ex-Manifattura Tabacchi. E si tratterà di una novità fondamentale anche alla luce delle nuove ricerche che l’istituto sta portando avanti nel campo della prevenzione e dei modelli predittivi.

Nicola Baldini

In Emilia-Romagna negli ultimi anni è stata creata la Rete alta tecnologia. L’idea era far nascere una ricerca basata il più possibile sul concetto di collaborazione e di trasferimento tecnologico, attraverso il confronto con il mondo industriale. A questo fine all’interno dell’Istituto Rizzoli è stato creato il Rit, un’articolazione organizzativa dell’Istituto ortopedico all’interno della rete regionale. Oggi il direttore ci spiega che il Rit si sta occupando in particolare di quattro campi: tecnologia diagnostica; tecnologia farmaceutica e nutraceutica; tecnologia dei materiali e nanotecnologia; scienze computazionali in cui diventano fondamentali i computer con grandi capacità di calcolo.

«Sicuramente – spiega Baldini – la presenza di grandi centri di calcolo come quello che vedrà la luce al Tecnopolo aumenta le nostre capacità. Uno dei nostri settori di ricerca riguarda proprio lo sviluppo di software in grado di aumentare le nostre capacità di conoscenza sullo sviluppo di alcune patologie. I nostri ricercatori stanno lavorando per avere previsioni di rischio frattura sui pazienti più fragili, cioè anziani o oncologici. Per fare queste previsioni abbiamo bisogno di modelli numerici digitali, cioè algoritmi, programmi».

Potrà costituire quindi un notevole vantaggio avere computer con sempre maggiore potenza. Secondo Baldini ci potrà essere un miglioramento sia nell’ambito della velocità, che nella possibilità di ampliare gli ambiti di intervento. «Potremo esplorare nuove possibilità date dall’intelligenza artificiale non ancora sviluppate, ma che così potranno avere una base forte da cui partire».

Anche nel campo ortopedico si va verso la rivoluzione medica che mette al centro la previsione, più che la cura postuma di un problema. «Certo, questo perché l’assistenza sanitaria avrà costi sempre maggiori in futuro. Pensiamo all’aumento delle persone anziane. Quindi è importante sviluppare nuove modalità di intervento, che aiutino a identificare i rischi a cui va incontro un paziente e individuare le azioni che impediscano il verificarsi di determinate problematiche».

Un mondo completamente nuovo, in cui la medicina non cura solo determinati traumi, ma addirittura cerca di impedire che si verifichino: «Attraverso i modelli predittivi potremo anticipare il verificarsi di un problema. Consigliare al paziente un determinato tipo di attività fisica, che nel suo caso può aiutarlo a non incorrere in determinate patologie e soprattutto quale tipo di attività specifica è meglio che intraprenda. Potremmo dire a un paziente di evitare di correre, perché la corsa aggraverebbe una sua malattia, ma dirgli che nel suo specifico caso è meglio usare la bicicletta o nuotare. Dirgli quanti minuti al giorno dovrebbe camminare o fare sport. Suggerire l’integratore alimentare più corretto o le molecole più giuste da assumere, studiando quei modulatori della flora batterica che possono avere conseguenze sulle malattie».

Infine, conclude il professore: “È assolutamente una fortuna essere collocati in un ambiente favorevole alla ricerca, con elevate capacità assistenziali e in continuo sviluppo come il territorio bolognese. E il Rizzoli in particolare è un grande istituto di ricerca internazionale, un centro di riferimento non solo per il nostro Paese».  

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