Prima edizione Officina di narrazione della scienza

di Silvia Rizzetto.

L’Officina di narrazione della scienza (Onsci), la prima scuola estiva dedicata alla comunicazione di argomenti scientifici organizzata dal Dipartimento di fisica e astronomia “Augusto Righi” (Difa), si è conclusa con un successo. L’edizione che si è tenuta online dal 14 al 18 settembre, rivolta a 47 studenti e ricercatori delle discipline fisiche e astronomiche, ha avuto la presenza di 206 uditori da tutta Italia. Il direttore Samuele Sanna: «Circa 230 iscritti. Una scuola che ha offerto strumenti per la narrazione scientifica» 

La scuola, aperta a futuri ricercatori, insegnanti e divulgatori, era «dedicata a unire strumenti narrativi utili a raccontare la scienza, per trasmetterla al pubblico e agli studenti», spiega il direttore dell’Onsci Samuele Sanna, docente di Fisica dell’UniBo. «Strumenti che – sottolinea il professore –non sono soluzioni, ma spunti», che hanno caratterizzato le lezioni tenute da professionisti esperti di comunicazione della scienza e di arte-scienza. Gli allievi hanno appreso competenze utili alla costruzione di un discorso scientifico innovativo, hanno esplorato le molteplici modalità dello storytelling e della narrazione, alla ricerca di linguaggi accessibili a tutti. Il laboratorio, momento in cui gli studenti hanno potuto mettere in pratica quanto appreso durante le lezioni, era riservato ai 45 studenti iscritti.

Numerosi gli uditori, dai docenti di scienze delle scuole agli studenti universitari di facoltà umanistiche. «L’obiettivo era aprire nel Difa una discussione su temi che non solo riguardavano la scienza ma anche la sociologia, la pedagogia, la storia e la filosofia», fa sapere Laura Fabbri, docente di Fisica generale e co-direttrice della scuola. Per gli organizzatori del corso, è importante recuperare quel legame perduto tra la scienza e la collettività, ampliatosi in epoca Covid. Una necessità che Fabbri ribadisce: «Noi scienziati sentiamo la nostra responsabilità sulla mancanza di fiducia nella scienza, ci chiediamo se siamo noi che non sappiamo comunicare bene la scienza, non riduciamo la colpa al pubblico che non ci capisce». 

Da queste riflessioni si è aperto un dibattito nei giorni della scuola e l’obiettivo di coinvolgere il pubblico è stato raggiunto anche grazie all’attività del docente e regista teatrale Andrea Brunello, che segue la compagnia “Effetto fotoelettrico”, composta da studenti di fisica e astronomia. Durante le giornate dell’Onsci, i ragazzi hanno presentato la loro ultima pièce, Romeo e Giulietta, un amore che fa esplodere lo spaziotempo, dedicata a Guido Horn D’Arturo, astronomo a cui si deve la creazione del primo specchio a tasselli per telescopi, prototipo dei moderni telescopi. Brunello racconta l’esperienza avuta con la compagnia: «Gli attori, che hanno scritto i testi della rappresentazione, hanno preso Horn come modello. A distanza di un secolo, lo scienziato ha ancora tanto da dire: il suo interesse per la divulgazione, il suo amore per gli astrofili, la sua resistenza nei confronti di chi non faceva scienza per passione, l’amicizia e i sentimenti per le donne». Una scienza che diventa sentire comune, legata a piccoli aspetti della vita quotidiana: è questo il metodo che il teatro scienza ricerca per diffondere teorie ostiche come la meccanica quantistica agli spettatori.

Obiettivo centrato per gli organizzatori dell’Onsci, lo confermano i commenti positivi ricevuti via mail e gli interventi degli studenti a fine lezione. La partecipazione è stata molto sentita, spiega Sanna: «Tutti entusiasti, compresi i relatori, abbiamo ottenuto molti feedback positivi». Sul futuro dell’Onsci, Sanna commenta: «In molti ci hanno chiesto una seconda edizione, ma è presto saperlo».

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