Professore e assessore, Raffaele Laudani: «L’infiltrato dell’Alma Mater in Comune»

Raffaele Laudani è professore ordinario di storia delle dottrine politiche all’Alma Mater Studiorum, nonché assessore del Comune di Bologna con delega all’Urbanistica ed edilizia privata, progetto ‘Città della conoscenza e memoria democratica’, rapporti con l’Università e i Centri di ricerca. Il docente ci ha concesso un’intervista esclusiva e, confidandosi ai nostri microfoni, ha definito il doppio ruolo che riveste attualmente come «Un’alleanza strategica tra il Comune felsineo e l’UniBo», ma anche come dice qualcuno scherzosamente: «L’infiltrato dell’Alma Mater a Palazzo d’Accursio». 

Il prof. Laudano, innanzitutto, ci confida di preferire il titolo accademico  di professore a quello di recente acquisizione di assessore della Giunta comunale guidata dal sindaco Matteo Lepore.

Immaginando Bologna tra 10 anni, quali importanti trasformazioni urbanistiche cambieranno il volto della città?«»

«E’ difficile fare delle previsioni, però, come Giunta, come nuova amministrazione, abbiamo una visione di città abbastanza chiara e sappiamo dove vogliamo intervenire per fare quelle trasformazioni nei prossimi 5-10 anni, necessarie per proiettare la città nel futuro. La combinazione delle mie deleghe, già da una risposta, una composizione questa, abbastanza innaturale, se non un caso unico nella storia della nostra città; perché da un lato sono assessore all’Urbanistica, ma detengo anche le deleghe all’Università e ai centri di ricerca. Ho la responsabilità di realizzare per conto del sindaco, uno dei due progetti bandiera del mandato che è quello chiamato ‘città della conoscenza’. Scienza, ricerca e sapere devono diventare gli strumenti che dovranno guidare a 360 gradi le politiche dell’amministrazione felsinea».

I fondi del Pnrr serviranno per realizzare la ‘città della conoscenza’?

«I fondi Pnrr assegnati alle città metropolitane per la rigenerazione urbana, sono orientati al tema della conoscenza; sia per quanto riguarda gli interventi che il Comune di Bologna ha presentato, ma anche per gli altri progetti selezionati dei comuni dell’Area Metropolitana. La città metropolitana di Bologna, in pratica, ha scelto di presentare un unico progetto articolato  in più azioni sul territorio dell’ex provincia, anziché fare una sorta di spezzatino di interventi tra i comuni. Questo perché siamo convinti che attraverso la rigenerazione urbana guidata dalla conoscenza, potremo trasformare non solo la città di Bologna, ma tutta l’Area Metropolitana e, innescare quel processo di trasformazione, che il sindaco ha chiamato la ‘Grande Bologna’. Cioè una comunità di un milione di abitanti, moderna, attrattiva e che non lasci indietro nessuno».

Intende valorizzare le grandi aree dismesse?

«Di recente abbiamo firmato un accordo con le Ferrovie dello Stato per la trasformazione, rigenerazione e valorizzazione di queste aree dismesse. Partendo dall’ex scalo ferroviario del Ravone  sino alla stazione dell’Alta Velocità, per giungere al Dopo Lavoro ferroviario. Lo stesso vale anche per le altre grandi aree dismesse, in particolare le aree militari. Crediamo, infatti, ci siano le condizioni politiche, economiche e di contesto per restituirle ai cittadini, colmando quei grandi vuoti urbani che ancora sono presenti in città».

A quanto ammontano questi investimenti? 

«Abbiamo fatto una stima: sono otto miliardi e mezzo in 5 anni. Sono numeri che non si sono mai visti nella storia di questo territorio. E se aggiungiamo anche la capacità di investimento del Pnrr che avranno molti importanti attori pubblici come l’università, il Cnr, il Cineca e la Regione E-R, aggiungendo gli  investimenti privati, ci troviamo di fronte ad un tornante storico assolutamente senza precedenti. Per questo avere una visione di città è fondamentale, perché se non abbiamo le idee chiare di quali siano gli obiettivi, le priorità e quale idea di città abbiamo in mente,  rischiamo di perdere un’occasione davvero storica».

E i rapporti tra Palazzo D’Accursio e Palazzo Poggi? 

«Sono stato per tre anni presidente della Fondazione Innovazione Urbana che ha come due soci fondatori l’Alma Mater e il Comune di Bologna. E rappresenta lo strumento che le due istituzioni principali  della città si sono date per interventi congiunti di carattere strategico. Non c’è città senza università e viceversa, entrambe hanno un destino comune. Con il sindaco e il rettore ci siano dati l’obiettivo di arrivare nei prossimi mesi ad un accordo quadro di programma che abbracci tutto l’ambito dei possibili interventi sulla città».

Cioè?

«Me lo faccia dire con una battuta da professore, ci interessa l’urbs, quindi individuare politiche comuni per quanto riguarda lo spazio fisico, come l’urbanistica e l’edilizia. Anche attraverso operazioni congiunte, ci interessa la civitas, tutto il tema legato alla cittadinanza, compresa la cittadinanza studentesca alle quali vogliamo dare risposte insieme, dopo le sperimentazioni che abbiamo già fatto negli anni passati con il progetto ‘HousINgBo‘. Ci interessa, però, anche la domus, l’oikos: cioè l’economia intesa come cura della casa comune, quindi le politiche legate all’attrazione degli investimenti  e dei talenti. La politica legata ai trasferimenti tecnologici e più in generale alla terza missione. In ultimo la dimensione del foedus che di solito viene trascurato, cioè la dimensione federativa delle alleanze tra i due enti, ma tra questi e le altre città, con altri centri di ricerca e la partecipazione a reti comuni. Vogliamo provare a realizzare nel corso di questo mandato  una governance condivisa sulle politiche in materia di scienza, ricerca e formazione avanzata».

Quali e come sono i suoi rapporti personali con il Magnifico rettore e come si declina la vostra collaborazione istituzionale? 

«Con Giovanni Molari ci conosciamo da prima che diventasse rettore. E’ chiaro che quando i rapporti anche dal punto di vista personale sono buoni, questo aiuta. Il fatto, poi, che io provenga dall’Alma Mater, come dicono alcuni “sia un infiltrato dell’Università in Comune” rende le cose più facili perché posso capire meglio le esigenze e le logiche che muovono l’UniBo. Occorre, insomma, realizzare una vera alleanza strategica, perché il momento è adesso».

A Bologna insistono numerosi cantieri e altri ne apriranno in futuro. Come riuscirà a convivere la città con questi lavori che limitano fortemente la circolazione e la viabilità?

«E’ chiaro che questo mandato sarà un mandato di cantieri. Se siamo fortunati, verso la fine dell’attuale consiliatura, si cominceranno a vedere gli esiti di questi cantieri. Per fortuna le tempistiche del Pnrr ci spingono a fare presto. La linea tramviaria, il ponte, il passante di nuova generazione, le trasformazioni delle aree dismesse e gli interventi che faremo alla stazione dell’alta velocità. Insomma, fatico ad individuare che cosa non sia, tra queste cose, importanti e strategiche per il futuro della città!»

In cosa consiste la città della conoscenza?

«Abbiamo individuato come cuore del nostro progetto bandiera ‘La città della conoscenza’, ovvero quella che abbiamo chiamato la ‘Via della conoscenza’, cioè un unico grande distretto lungo l’asse Nord-Ovest, che va per intendersi dal Lazzaretto ai Prati di Caprara, passando per lo scalo ferroviario del Ravone, la stazione centrale, l’ex mercato ortofrutticolo in Bolognina, l’area del Navile, dove ci sono gli insediamenti sia dell’università che del Cnr fino al Tecnopolo e alla Fiera, dal Parco fino ad Hera. Lo stiamo immaginando come un unico grande distretto, che abbiamo chiamato, appunto,  la ‘Via della conoscenza’. Sono circa 500 ettari, dove vi è, forse, la più alta concentrazione in Italia di centri di ricerca e formazione avanzata».

Per concludere vuole rivolgere un saluto ai soci e ai colleghi del CUBo?

«Certo, molto volentieri, dicendo loro che è il momento di uscire dai circoli e di incontrarci tutti insieme per trasformare Bologna nella ‘città della conoscenza’. Chi meglio del Circolo CUBo può farlo?»

 

Ascolta il Podcast con l’intervista al prof. Raffaele Laudani

 

 

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