RIMINI: “Il Trecento riminese in Sant’Agostino” Lezione d’arte a cura di Giacomo Albero Calogero

domenica 12 maggio 2024 ore 14:30
Lezione d’arte a Sant’Agostino
Via Cairoli 36 Centro storico di Rimini
accompagnati da Giacomo Alberto Calogero
ricercatore del Dipartimento delle Arti
Ingresso Libero PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Sant’Agostino

Con una bolla datata 27 agosto 1247,  Papa Innocenzo IV concede Indulgenza di 40 giorni a chi avesse collaborato alla edificazione di quell’opera “sumptuosa” che i Frati Eremitani di S. Agostino “de novo edificare ceperunt in Arimino”: è la chiesa che manterrà il titolo di quella già esistente come parrocchia almeno dal 1069,  S. Giovanni Evangelista  e si erigeva in parte dove si trova la attuale sagrestia.

Ma da subito e fino a oggi per i riminesi è Sant’Agostino.

Gli affreschi dell’altissimo campanile (sarà usato come punto di riferimento dai naviganti) e quelli della cappella maggiore sono oggi la sola testimonianza nella città di Rimini della scuola “giottesca”. L’abside e la cappella del campanile, le parti maggiormente conservate, presentano una serie di affreschi dedicati alla Vergine Maria, alla vita di San Giovanni Evangelista e a Sant’Agostino.

Nel 1346 il governo cittadino aveva concesso agli agostiniani la via Nova per poter ingrandire il loro monastero, nel quale già operavano un collegio per novizi, una grande biblioteca e uno studio che diverranno, dopo quello bolognese, i più importanti della regione.

I Frati agostiniani gestirono la chiesa e il monastero fino alle soppressioni napoleoniche. Sant’ Agostino fu la cattedrale di Rimini dal 1798 al 1809, ma gli affreschi trecenteschi erano scomparsi già tra il 1580 e il 1585, in virtù di un decreto vescovile che intimava il rettore della parrocchia ad imbiancare “l’immagini de sancti depinti nelle mura e guasti nel tempo”. Riemersero dopo il terremoto del 1916 e in parte furono staccati.

Franca Pili

Franca Pili

Segreteria CUBo

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