RIMINI – il Trecento riminese in Sant’Agostino ed a palazzo Buonadrata

Visita guidata a Sant’Agostino e a Palazzo Buonadrata
accompagnati da Giacomo Alberto Calogero, PhD in Arti visive,
Professore a contratto del Dipartimento di beni culturali dell’Università di Bologna

Sant’Agostino

Con una bolla datata 27 agosto 1247,  Papa Innocenzo IV concede Indulgenza di 40 giorni a chi avesse collaborato alla edificazione di quell’opera “sumptuosa” che i Frati Eremitani di S. Agostino “de novo edificare ceperunt in Arimino”: è la chiesa che manterrà il titolo di quella già esistente come parrocchia almeno dal 1069,  S. Giovanni Evangelista  e si erigeva in parte dove si trova la attuale sagrestia.

Ma da subito e fino a oggi per i riminesi è Sant’Agostino.

Gli affreschi dell’altissimo campanile (sarà usato come punto di riferimento dai naviganti) e quelli della cappella maggiore sono oggi la sola testimonianza nella città di Rimini della scuola “giottesca”. L’abside e la cappella del campanile, le parti maggiormente conservate, presentano una serie di affreschi dedicati alla Vergine Maria, alla vita di San Giovanni Evangelista e a Sant’Agostino.

Nel 1346 il governo cittadino aveva concesso agli agostiniani la via Nova per poter ingrandire il loro monastero, nel quale già operavano un collegio per novizi, una grande biblioteca e uno studio che diverranno, dopo quello bolognese, i più importanti della regione.

I Frati agostiniani gestirono la chiesa e il monastero fino alle soppressioni napoleoniche. Sant’ Agostino fu la cattedrale di Rimini dal 1798 al 1809, ma gli affreschi trecenteschi erano scomparsi già tra il 1580 e il 1585, in virtù di un decreto vescovile che intimava il rettore della parrocchia ad imbiancare “l’immagini de sancti depinti nelle mura e guasti nel tempo”. Riemersero dopo il terremoto del 1916 e in parte furono staccati.

L’oro di Giovanni. Il restauro della Croce di Mercatello e il Trecento riminese:

una mostra a  palazzo Buonadrata

La bellissima mostra di Palazzo Buonadrata riunisce per la prima volta e in un allestimento davvero suggestivo le quattro Croci dipinte attribuite dalla critica a Giovanni da Rimini, capostipite della locale scuola giottesca. Grazie a questo eccezionale evento sarà possibile scoprire la tecnica, lo stile e l’evoluzione di questo grande maestro attivo all’inizio del Trecento e che probabilmente lavorò fianco a fianco allo stesso Giotto.

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