Rocco Mazzeo, la nuova governance del Cubo e l’amore per l’arte: «Sin da bambino ho respirato trementina»

In questa interessante intervista vi presentiamo un inedito Rocco Mazzeo*. Il presidente del nostro Circolo, infatti, si è confidato con noi e ci ha svelato alcuni dettagli della sua vita privata non presenti nella biografia ufficiale. L’influenza esercitata dal padre pittore che gli ha trasmesso l’amore per la bellezza e l’arte: «Ho respirato trementina per tutta la vita». I 45 Paesi del mondo visitati per coordinare i progetti di restauro promossi dall’Unesco. E in ultimo, ma non meno importante, la passione per la Roma e il suo ex capitano, Francesco Totti.  Nella seconda parte della chiacchierata, invece, vengono elencati i punti cardine della nuova governance del Circolo. In particolare lo sforzo per raggiungere una maggiore inclusione dei Campus della Romagna e la valorizzazione delle eccellenze dell’Alma Mater attraverso l’utilizzo di webinar e della rivista CUBo. 

Buon anno presidente. Chi è Rocco Mazzeo?

«Auguro a tutti quanti un fantastico anno nuovo. Me lo auguro anche io, nelle more di questa maledetta pandemia che ci ha un pochettino costretto a modificare  molte delle nostre abitudini. Rocco Mazzeo è un chimico. Sono nato in un piccolo paesino della Lucania, in Basilicata, dove ho trascorso gli anni della mia infanzia. In seguito mi sono trasferito a Roma per concludere gli studi liceali e, successivamente, a Bologna per completare quelli universitari». 

Come e quando nasce la passione per la chimica?

«La ragione per cui mi sono occupato di beni culturali deriva dal fatto che ho vissuto l’arte in casa mia, sin da piccolo. Mio padre era un pittore, ha insegnato all’Accademia di Belle Arti, prima a Potenza e poi a Roma. E, come ‘uso dire’, ho respirato trementina per tutta la vita. Mi piaceva molto la chimica. Quello che non mi piaceva era il campo di applicazione. Quindi ho pensato di applicare la chimica al settore dei beni culturali: per la conoscenza della materia. Quello che io ho sempre chiamato la ‘materia della bellezza’. Ed è ciò che mi ha sempre interessato». 

Ha fatto molte esperienze all’estero prima di lavorare per l’Alma Mater? 

«Quando ho iniziato non c’era nulla in Italia, dunque mi sono spostato prima in Canada, poi negli Stati Uniti, alla National Gallery di Washington. Tornato nel nostro Paese ho lavorato per il Museo Civico Archeologico e la Pinacoteca di Bologna. Mi è stata offerta l’occasione di lavorare in Cina, dove ho abitato per ben tre anni. Lì abbiamo istituito il laboratorio di restauro dei guerrieri di terracotta. Questo lavoro fu considerato abbastanza positivo, al tal punto che l’Unesco mi chiamò, nominandomi responsabile dei programmi di Scienza della Conservazione in tutto il mondo. Ed è quello che ho fatto fino al 2002, quando l’allora rettore, Pier Ugo Calzolari, mi chiese di occuparmi dei corsi di laurea del Campus di Ravenna, che avevano a che fare con i beni culturali. Non è stata una decisione facile da prendere, perché lavorare in un contesto internazionale mi piaceva molto. Per l’Unesco ho viaggiato tanto, ho visitato 45 paesi in tutto il mondo». 

Cosa l’ha convinta ad accettare la proposta di Pier Ugo Calzolari? 

«Mi piaceva la nuova sfida, ovvero quella di ‘ristrutturare’ i corsi di laurea a Ravenna. E, in particolare, di crearne una nuova, ovvero quella che ho istituito nell’anno accademico 2008/09, di Scienza per la Conservazione e il Restauro dei beni culturali. E’ stata una delle prime lauree magistrali internazionali istituite dall’Università di Bologna». 

Per quale squadra di calcio tifa? 

«Tifo la Roma! Lo so’ che sono uno degli uomini più sfortunati di questa terra, perché noi romanisti siamo abituati a dire; ‘mai una gioia’. La Roma, però, diciamo, non si tifa, la si ama e bisogna accettarla per quella che è…».

Come ha vissuto il ‘pensionamento’ di Francesco Totti?

«Ho pianto. Me la ricordo perfettamente quella giornata. Fu commovente perché Totti ha rappresentato tanto per la Roma, ma anche per i suoi tifosi. Le scelte che ha fatto, gli fanno onore, come non aver ceduto alle lusinghe di grandi club come il Real Madrid e di altre grandi squadre europee». 

Ha qualche rammarico? 

«A pensarci bene, anche con Totti non si è vinto molto. Certamente, però, ha fatto la differenza, insieme a De Rossi, che non va assolutamente dimenticato. Questa coppia, spero, prima o poi, possa ritornare per dare linfa alla squadra, alla quale manca il senso della competitività. Insomma, quella competitività che è invece presente in altre squadre molto più titolate della Roma».

Quali sono i punti salienti della nuova governance del Circolo?

«Un’altra iniziativa, che secondo me è molto importante, è quella di fare in modo che le eccellenze nell’ambito della ricerca, svolte all’interno dell’ateneo vengano rese pubbliche o meglio comunicate, non soltanto ad un ristretto campo di colleghi di aree specialistiche, ma che possa diventare invece un momento di condivisione di esperienze di eccellenza. E questo avremo intenzione di organizzarlo attraverso dei webinar, mirati sostanzialmente per far in modo che le eccellenze di ricerca che vengono svolte all’interno dell’ateneo di Bologna, possano essere comunicate, in maniera divulgativa ad un pubblico più vasto e non necessariamente solo a quello dell’ università».

Come coinvolgere maggiormente i Campus della Romagna?

«Avevo notato che c’era una sorta di sensazione che il CUBo fosse riferito alla sede di Bologna. Credo che invece bisognerà tenere conto di quali sono le realtà dei Campus della Romagna. Cercheremo di riuscire ad avere un maggiore coinvolgimento da parte dei Campus, anche attraverso a delle vere e proprie ‘call’ di partecipazione. Queste possono essere proposte di nuove attività culturali, sportive e altre di vario genere, ma che vengano organizzate e pensate dai Campus, perché questo sicuramente aumenterà il livello di partecipazione alle attività del nostro Circolo». 

Posso chiederle di fare la prima call del 2022?

«Rivolgo un appello, una sorta di chiamata alle armi, a tutti i colleghi dei Campus, in modo tale che si rendano partecipi in qualche maniera, proponendo per esempio degli articoli da pubblicare sulla nuova rivista che stiamo riorganizzando. Oppure proposte di eventi di qualsiasi natura che rientrino nell’ambito delle attività del Circolo». 

E le convenzioni?

«Il tema delle convenzioni è molto importante. Vorremmo in qualche maniera rilanciarle e ampliandole. Ritorniamo al discorso sull’inclusività, vorremmo che queste convenzioni siano organizzate e pensate anche in sedi diverse da quella di Bologna». 

Vuole salutare chi la ha preceduta in questo incarico?

«Approfitto per fare un grande ringraziamento al prof. Cesare Saccani, che ha gestito in maniera splendida ed esemplare questo Circolo prima di me. Io vorrei introdurre qualche elemento di novità come i webinar e allargare la partecipazione con uno sforzo volto ad una maggiore inclusività. E la trasformazione del blog in rivista. Direi che questi sono i punti, per il momento, fondamentali su cui la nuova governance si impegnerà».

Vuole rivolgere un augurio di buon anno a tutti i soci e ai dipendenti dell’Alma Mater?

«Buon anno a tutti. Ci vediamo sui campi di calcio, di podismo, di pesca e di tutte le attività sportive e, soprattutto, anche nei campi delle splendide visite guidate che organizzeremo. E in questo, vi assicuro, che mi impegnerò molto. Essendomi occupato e occupandomi attualmente di cultura e beni culturali, sicuramente qualche bellissima novità verrà fuori…» 

*Professore ordinario di Chimica per i beni culturali e presidente del prestigioso Corso di Laurea Magistrale Internazionale in ‘Science for the conservation restoration of cultural heritage’.

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