“Santa Cecilia a Bologna: dai Bentivoglio a Raffaello” | Sabato 21 settembre 2019

Santa Cecilia a Bologna

visita guidata all’Oratorio di Santa Cecilia e alla sala 15 della Pinacoteca

accompagnati da Anna Merlini

PHD in Storia dell’Arte

sabato 21 settembre 2019 ore 10:30

Massimo 25 persone

Prenotazione obbligatoria PRENOTA QUI!

Durata: due ore (compresi spostamenti). Partenza dall’Oratorio di Santa Cecilia, in via Zamboni 15 (entrata gratuita) e successiva visita alla sala 11 della Pinacoteca con il dipinto ‘L’estasi di Santa Cecilia’ di Raffaello (ingresso 6 euro a carico dei partecipanti da pagare direttamente in biglietteria della Pinacoteca).

Nella devozione per Santa Cecilia, affermatasi durante i primi decenni del Cinquecento a Bologna, si manifesta il peculiare intreccio tra gli sviluppi artistici, i mutamenti politici e le trasformazioni sociali della città agli albori del nuovo secolo. La visita metterà a confronto due dei più importanti episodi della pittura rinascimentale bolognese incentrati sulla figura della santa, contestualizzandoli all’interno del panorama culturale cittadino.

La prima tappa sarà l’Oratorio di Santa Cecilia, adiacente alla Chiesa di San Giacomo Maggiore. Il ciclo di affreschi dedicato al martirio di Cecilia e Valeriano, commissionato da Giovanni II Bentivoglio nel 1505, vede alternarsi tre protagonisti dell’arte locale, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini: i loro interventi restituiscono un quadro variegato dei gusti della corte bentivolesca.

A seguire, l’itinerario proseguirà alla Pinacoteca Nazionale in Via delle Belle Arti, per soffermarsi sul celebre dipinto “L’Estasi di Santa Cecilia” di Raffaello. Realizzata intorno al 1515-16, la tavola fu originariamente commissionata per la cappella dedicata alla santa nella Chiesa di San Giovanni in Monte, dove oggi è collocata una copia. Ripercorrendo le tappe del suo arrivo a Bologna è possibile comprendere l’impatto esercitato dall’opera di Raffaello sulla città, dall’impressione profonda suscitata negli artisti locali alla risonanza pubblica di una committenza così prestigiosa.

ORATORIO DI SANTA CECILIA

Lungo il portico che costeggia la Chiesa di San Giacomo Maggiore troviamo l’entrata dell’Oratorio di Santa Cecilia e Valeriano. Di derivazione di un’antica chiesa romanica che per volere di Giovanni II di Bentivoglio, signore di Bologna fu rimpicciolita e interamente  affrescata così da custodire il più importante ciclo pittorico del rinascimento bolognese. L’impresa pittorica cominciata nel 1505 fu affidata ai principali artisti conosciuti nell’ambito  della corte bentivolesca come Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini e terminata da artisti minori. Gli affreschi rivestono le pareti a destra e a sinistra dell’entrata all’oratorio: in dieci riquadri separati da lesene decorate a grottesche si narrano altrettanti episodi della vita di Santa Cecilia e del suo sposo Valeriano, ambientata ai tempi  di Urbano II (III sec.) e divenuti martiri per non aver rinnegato la fede cristiana.

Estasi di Santa Cecilia fra i Santi Paolo, Giovanni Evangelista, Agostino e Maria Maddalena

Il famosissimo dipinto, capolavoro della maturità di Raffaello, raffigura il momento dell’estasi di Santa Cecilia, in cui la Santa lascia scivolare le canne dell’organo portativo che ha ancora tra le mani, simbolo delle gioie terrene, e volge lo sguardo verso il coro degli angeli, emblema dell’amore divino.

I santi che le fanno corona non vengono coinvolti nell’esperienza mistica di Cecilia, ma esprimono ugualmente, con il gioco degli sguardi, l’idea dell’amore assoluto contrapposto all’amore terreno. San Paolo medita osservando gli strumenti musicali a terra, i santi Giovanni e Agostino sono concentrati in un intenso dialogo di sguardi, Maria Maddalena si rivolge all’osservatore invitandolo ad assistere al mistero e mostrando il vaso contenente l’olio con cui, mossa dall’amore, volle ungere i piedi di Cristo.

Raffaello assegna alla figura umana il ruolo di elemento centrale della rappresentazione, riunendo il gruppo dei Santi in uno spazio raccolto a semicerchio che allude all’abside di una chiesa e riducendo lo sfondo di paesaggio.

Straordinaria l’originalità della “natura morta” di strumenti musicali in primo piano per la cui esecuzione Raffaello si avvalse del suo allievo e collaboratore Giovanni da Udine.

Il dipinto fu eseguito a Roma e portato poi a Bologna per essere collocato nella chiesa di San Giovanni in Monte nella cappella della famiglia di Elena Duglioli dall’Olio.

Attorno a Elena, donna colta, devota e dedita ad opere di carità, si era diffusa in città, a partire dal 1506, una profonda venerazione: la vita della donna era accomunata a quella di santa Cecilia per la castità vissuta all’interno del matrimonio e per le sue visioni mistiche.

Il soggetto ruota dunque intorno all’identificazione tra Cecilia ed Elena espressa nell’iconografia dell’estasi e nei temi collaterali: la rinuncia ai piaceri della vita mondana è rappresentata dagli strumenti musicali rotti e buttati a terra, mentre l’esaltazione della verginità è richiamata dal tradizionale simbolo di castità della cintura alta che chiude la raffinatissima veste della santa

Giorgio Vasari, che costituisce la fonte più antica, assegna la commissione al cardinale Lorenzo Pucci fratello del vescovo Antonio Pucci che, durante il suo soggiorno bolognese, era entrato in rapporto con Elena Duglioli dall’Olio.

L’arrivo del dipinto del più grande artista della corte pontificia con un soggetto legato al culto di Elena Duglioli rappresentò per Bologna un importante elemento di propaganda per la restaurazione del potere papale.

Nell’ambiente artistico emiliano, l’eccellenza stilistica e la portata innovativa della “santa Cecilia” incontrarono vari gradi di comprensione e di interpretazione, tuttavia il potere evocativo esercitato dall’opera fu enorme al punto da costituire il perno attorno a cui si muoverà l’evoluzione della pittura locale fino a tutto il Seicento.

Realizzata con il contributo dell’Università di Bologna

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Franca Pili

Franca Pili

Segreteria CUBo

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