Scrivere e leggere con Georges Simenon attraverso i viaggi e non solo

Tra i molti pregi della mostra “Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere”, allestita alla Galleria Modernissimo di Bologna, ce n’è uno paradossale: il lento sfumare, per il visitatore, del tema dei viaggi, che pure ne costituisce il filo conduttore, fedelmente seguito. Il percorso diventa progressivamente un’occasione unica di immersione nella scrittura e nella lettura.

Per scrivere sono necessari la precisione dei contenuti e la conoscenza del contesto. E si legge con soddisfazione ciò che ci mostra contenuti precisi e ci fa immergere in un contesto. A Bologna Georges Simenon ci viene offerto come maestro di precisione dei contenuti e di studio dei contesti. 

Tra le molte immagini è significativa quella che ci mostra lo scrittore sulla soglia degli uffici della polizia giudiziaria: oggetto di studio approfondito da parte sua sin dall’inizio della sua attività, come del resto emerge dalla correttezza descrittiva di tutto ciò che riguarda le investigazioni e i processi, sia nelle storie di Maigret che nei cosiddetti romans durs. Una correttezza spesso ignota a scrittori e sceneggiatori italiani contemporanei.

L’iconografia della mostra bolognese è ricca e articolata; la presenza di molti scritti originali è preziosa per l’impressione che lo scrittore e il lettore ne possono trarre: il mestiere di Simenon si esprime nella scrittura a mano corsiva, quasi implacabile nel suo ordine calligrafico (che è ordine mentale) così come nelle pagine dattiloscritte e puntualmente rivedute, passaggio per passaggio.

All’immagine di un Simenon sorridente davanti a decine di suoi libri fanno da specchio le collezioni di copertine delle sue traduzioni in italiano. E a proposito della sezione dedicata a Simenon e l’Italia, l’immagine del mestiere di scrivere passa attraverso le parole di Andrea Camilleri, “inventore” del Maigret televisivo interpretato da Gino Cervi; in un’epoca che l’allestimento della mostra restituisce con efficace semplicità attraverso copertine di riviste e di dischi a 45 giri.

Visitata l’emozionante e filologica ricostruzione dello studio dello scrittore – ancora una volta: il mestiere di scrivere in atto – al termine del percorso il dialogo del visitatore con Georges Simenon diventa se possibile ancora più intenso.

Siamo indotti a ragionare della sua insuperabile impronta accompagnati dalle locandine di film tratti dai suoi romanzi, collocate dinanzi ai preziosi originali di scambi epistolari con Federico Fellini, testimonianza in “fuga prospettica” del rapporto che ebbe origine con la Palma d’oro che la giuria di Cannes presieduta da Simenon attribuì a La dolce vita nel 1960.

Lo vediamo, infine, in un video, che dialoga a proposito della trasposizione cinematografica dei suoi scritti: acuto, espressivo, rivendica con garbo e forza il ruolo dello scrittore a fronte delle esigenze di produttori e registi.

Si esce dalla Galleria Modernissimo ancora accompagnati da uno scintillante Simenon.

 

Bio autore

Giuseppe Battarino è docente di Comunicazione pubblica e istituzionale all’Università dell’Insubria, dove ha insegnato anche diritto penitenziario e diritto processuale penale. E’ stato magistrato per trentadue anni, svolgendo funzioni di giudice penale e di pubblico ministero. Ha collaborato in due Legislature con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie ed è autore di oltre cinquanta tra monografie, note e saggi giuridici di diritto penale e processuale penale. E’ coautore del podcast Screwdrivercrimes. Ha pubblicato romanzi d’investigazione, racconti, testi teatrali e saggi letterari. Per l’editore Morellini ha partecipato alle antologie “Delitti di Lago” n. 3, n. 7 e n. 8 e alla raccolta “Graffiti Noir”. Il suo ultimo libro si intitola “Giallisti sul serio” (Morellini Editore)

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