Sean Scully: “A Wound in a Dance with Love”

Sean Scully torna a Bologna dopo 26 anni: il Mambo ospita fino al prossimo 9 ottobre A Wound in a Dance with Love, ampia retrospettiva compresa nel programma di Bologna Estate 2022, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

L’esposizione, a cura di Lorenzo Balbi con la collaborazione della Kerlin Gallery di Dublino, riprende i temi e la struttura della mostra Sean Scully: Passenger – A Retrospective, curata da Dávid Fehér alla National Gallery di Budapest, svolta tra ottobre 2020 e maggio 2021 e successivamente ospitata al Benaki Museum di Atene, e la riadatta agli spazi e alle collezioni del Mambo. 

A Wound in a Dance with Love ripercorre i quasi cinquant’anni di attività dell’artista, attraverso 68 opere tra dipinti a olio, acrilici, acquerelli, disegni e una scultura monumentale. L’artista era stato protagonista di una personale a Villa delle Rose nel 1996, curata dall’allora direttore della Gam Danilo Eccher. Questa volta invece gli spazi che lo ospitano sono al pianoterra dell’Ex Forno del Pane, notoriamente dedicato alle mostre temporanee, con un’inconsueta incursione all’interno della mostra permanente al primo piano. Qui l’artista irlandese rende omaggio a Giorgio Morandi con l’esposizione di due opere: Cactus (1964), opera che, per quanto figurativa mostra già tratti caratteristici della successiva ricerca astratta, e il dittico Two Windows Grey Diptych (2000), inserita in perfetto accordo tra le più rarefatte opere tarde del maestro bolognese, di cui l’attenzione di Scully è di vecchia data. Nel 2005 l’artista scrive il testo Giorgio Morandi: resistenza e persistenza, pubblicato per la prima volta nella traduzione italiana nel catalogo della mostra. Sul tema della ripetizione che si fa astrazione – tipicamente morandiano – Scully qui scrive: «La monotonia del soggetto amplifica la risposta immaginativa. Morandi ha imparato le lezioni dell’astrazione: ha capito con quanta forza la ripetizione, il rivisitare lo stesso motivo, o un motivo simile più e più volte, può espandere la profondità emotiva e la gamma interpretativa».

Sean Scully, Backcloth, 1970, acrilico su tela, © Sean Scully courtesy dell’artista

Al piano terra si fronteggiano What Makes Us Too (2017) e Uninsideout (2018 – 2020) nei quali si riuniscono, in uno studiatissimo contrasto, diversi elementi ricorrenti tra cui l’impiego di strisce contrapposto a schemi ortogonali ed elementi monocromi e l’alternanza tra aree colorate e in bianco e nero. seguono Fort # 1 del 1978, rigorosa sintesi di suggestioni paesaggistiche e i precedenti Backcloth del 1970 e Crossover Painting # 1 del 1974 e la scultura Opulent Ascension (2019), già esposta nella chiesa di San Giorgio Maggiore in occasione della 58° Biennale Arte di Venezia. Ai lati sono visibili diverse opere di chiara ispirazione paesaggistica della serie Landline, tra le quali spiccano quelle, vivaci e allegre, dedicate al secondo figlio Oisín: Oisín Green (2016) e Oisín Sea Green (2016), oltre al trittico Arles Nacht Vincent (2015), omaggio a Vincent van Gogh, e, sul fondo, Black Square (2020), ispirato a Kazimir Malevič. Nell’ala laterale è collocato The Bather (1983), ispirato a un dipinto di Henri Matisse. Long Light (1998), già appartenente alla collezione permanente del Mambo, è una prova delle riflessioni sulla luce che preludono ai successivi lavori del ciclo Wall of Light mentre Empty Heart (1987) rievoca uno dei periodi più drammatici nella vita dell’artista, colpito dalla morte del primo figlio diciannovenne Paul. Un ultimo spazio è infine riservato alla più recente e significativa svolta: il ritorno alla pittura figurativa che l’artista aveva brevemente frequentato ai suoi esordi. A completare la mostra una selezione di opere su carta che accompagnano ogni fase evolutiva dell’intera carriera di Scully.

Sean Scully, Oisín Sea Green, 2016, olio su alluminio, © Sean Scully courtesy dell’artista, Foto Christoph Knoch

In occasione di questa importante retrospettiva a Bologna, Sean Scully donerà al Mambo un’opera che entrerà a far parte delle collezioni del museo: Aix Wall 4 (2021), che non vediamo l’ora di ammirare all’interno del percorso espositivo permanente.

Foto copertina: Sean Scully. A Wound in a Dance with Love, veduta di allestimento, Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2022 Foto Ornella De Carlo

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