Sito archeologico di Butrinto in Albania: tra fascino e mistero sulle tracce di nuove scoperte

Fu Luigi Maria Ugolini, archeologo romagnolo formatosi all’Università di Bologna, a scoprire l’antica città di Butrinto in Albania meridionale. Il sito, portato alla luce negli anni trenta del secolo scorso, è stato dichiarato patrimonio Unesco negli anni Novanta. L’ateneo bolognese ha sempre avuto un ruolo chiave nelle campagne di scavo. Dal 2015 le ricerche sono proseguite grazie alle missioni guidate da Enrico Giorgi, docente Alma Mater, e Belisa Muka dell’Istituto dell’Archeologia di Tirana con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. I progetti italo-albanesi hanno portato a nuove scoperte che potrebbero confermare anche il mito legato alla fondazione di uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo.

Un frammento di bucchero, un tipo di ceramica nera e lucida usata dagli Etruschi per realizzare vasi, è stato trovato per la prima volta nel sito archeologico di Butrinto. Altro ritrovamento significativo: quattordici proiettili in pietra nascosti in un anfratto nelle mura arcaiche dell’acropoli, un rito di fondazione che risale all’antichità.

Ma perché queste scoperte sono così importanti nella storia e nel ruolo dell’antica città? «Sono indizi archeologici – racconta il professor Giorgi – che potrebbero gettare luce sulle rotte dei primi coloni greci verso occidente e confermare che la colonizzazione greca di Butrinto risale a un’epoca remota, oltre a testimoniare che un fondo di verità legato al mito della fondazione di questa città esista davvero. Secondo il poema virgiliano qui fa tappa Enea, esule troiano, dopo la distruzione della sua patria e e si reca presso l’oracolo di Dodona che gli indica il suo destino, collegandolo alla fondazione della città di Roma e facendo della sua figura il punto di unione tra Oriente e Occidente».

Resti villa romana a diaporit a Butrinto
Resti della villa romana a Butrinto

La vita di questa città sarebbe poi proseguita per millenni, dalle origini elleniche alla presenza romana, bizantina, ottomana e infine veneziana per poi essere abbandonata per anni e frequentata solo da pastori fino a quando il bertinorese Luigi Maria Ugolini la riscopre nel 1924. «Luigi Maria Ugolini, laureatosi in archeologia all’ateneo di Bologna, si recò in Albania su incarico del regime fascista alla ricerca di tracce che testimoniassero la presenza italiana oltre i confini nazionali e di luoghi promettenti dove fare ricerca. Dapprima rintracciò Phoinike e poi Butrinto, in un racconto divenuto leggendario. La sua scoperta aprì una stagione di scavi che portò alla luce il teatro, il santuario di Asclepio, la porta del Leone, le mura monumentali, ritrovamenti che fanno oggi di Butrinto un sito Unesco tra i più importanti del Mediterraneo» racconta il professor Giorgi.

Nelle campagne di scavo l’ateneo bolognese ha sempre avuto un ruolo in primo piano anche per le solide competenze nel campo dell’archeologia. L’esperienza del Piano della Conoscenza maturata a Pompei, ad esempio, ha permesso di adottare anche a Butrinto, un protocollo di analisi e documentazione sullo stato di conservazione di un sito archeologico. Ciò a beneficio anche degli studenti bolognesi e albanesi che possono apprendere nei campi scuola in loco e non solo sui libri a usare strumenti innovativi come droni e laser scanner. All’eccezionale rilevanza del parco archeologico si somma anche il valore naturalistico, ambientale e paesaggistico legato all’ampia varietà di habitat naturali e seminaturali e alle specie floristiche e faunistiche ospitate. Un tesoro non sempre così noto alle popolazioni locali. «Accade spesso infatti che i siti Unesco entrino nei circuiti turistici e rimangano sconosciuti alle popolazioni locali. Per questo come ateneo, insieme ai colleghi albanesi, siamo impegnati anche in iniziative di sensibilizzazione per le scuole e le popolazioni limitrofe per diffondere conoscenza su un sito che fa parte di un passato e di un immaginario collettivo soprattutto albanese» conclude il prof. Giorgi.

Rovine archeologiche di Butrinto in Albania
Resti archeologici a Butrinto in Albania

Tutto ciò alla vigilia di un grande anniversario. Nel 2024 ricorrono infatti i cento anni dalla scoperta di Butrinto: una ricorrenza importante per l’archeologia italiana e albanese che coinvolgerà tante istituzioni in iniziative corali di diffusione della conoscenza sui risultati del progetto.

Foto copertina: Resti del teatro romano di Butrinto

 

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