Spina etrusca, un grande porto nel Mediterraneo
E’ datata 3 aprile 1922 la prima comunicazione ufficiale sul ritrovamento di antiche necropoli etrusche rinvenute durante i lavori di bonifica della Valle Trebba. Da lì in poi una delle più grandi epopee archeologiche del novecento italiano ha avuto inizio. Oltre 4000 le sepolture rinvenute nelle valli intorno a Comacchio. A 100 anni dalla scoperta della comunità di Spina, per tanto tempo cercata da studiosi ed eruditi, i progressi della ricerca ci restituiscono gli esiti di una lettura approfondita di questa comunità per portarli all’attenzione del grande pubblico con una importante mostra che sarà inaugurata a dicembre presso il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara. L’Alma Mater, presente nel comitato scientifico, gioca un ruolo di rilievo. Ne parliamo con il professore Andrea Gaucci e la professoressa Chiara Pizzirani dell’Università di Bologna, esperti di etruscologia e antichità italiche.
E’ possibile avere qualche anticipazione sulla mostra dedicata a Spina?
I visitatori potranno immergersi nelle necropoli etrusche, apprezzarne i materiali, i corredi funerari, ma soprattutto capire e conoscere i rituali e i gesti della sepoltura connessi ai valori di riferimento di questa comunità. Un viaggio, dalla Grecia a Spina, che entra nello spazio funerario e in quello abitativo della città attraverso i testi etruschi restituiti dagli scavi che ci danno la dimensione concreta delle biografie delle persone che abitavano questo insediamento. Per il nostro team di ricerca, l’esposizione sarà l’occasione per mostrare i risultati delle ricerche condotte dal 2008 in poi su oltre 1200 tombe della Valle Trebba, finanziate nell’ambito di progetti di interesse nazionale. La documentazione funeraria straordinaria, in studio al nostro gruppo sarà ospitata, in particolare, nell’affascinante ‘Salone delle Carte’. Nel complesso il percorso si compone di otto sale allestite con materiale proveniente anche dal Metropolitan Museum of Art di New York.

Quali sono gli aspetti più distintivi di questi ritrovamenti?
Da un lato i manufatti rinvenuti, dall’altro lo spazio della necropoli. I primi sono ricchi di significato, ci danno la dimensione e il valore delle azioni, l’ideologia del pensiero sacro e quotidiano, ci dicono come questa comunità affrontava la vita presente, che credeva in quella ultraterrena e come si preparava ad essa. Si pensi che per gli oggetti ritrovati, molti dei quali di pregio, Spina è considerata il più grande bacino di ceramica attica al mondo. La seconda dimensione riguarda l’aspetto del passaggio funerario, della necropoli nel complesso. Come archeologi, da questi ritrovamenti, riusciamo a studiare la formazione e le vite dei diversi nuclei familiari e il loro sviluppo nel tempo anche in relazione al mutare delle prospettive storiche, politiche, sociali. I progressi della ricerca in questi 100 anni sono stati significativi, consentendoci di rileggere i documenti archeologici e di andare sempre più in profondità nella conoscenza di questa comunità, seguendone l’evoluzione nei secoli.
Qual contributo ha fornito il nostro ateneo al processo della conoscenza?
Il rapporto tra l’Alma Mater e queste scoperte è stato ed è tutt’ora molto forte e distintivo in termini di contributo scientifico. Durante la prima campagna di scavo il sovrintendente reggente era Pericle Ducati, docente di Archeologica classica presso l’ateneo felsineo, mentre il grande scavatore della campagna in Valle Pega fu Nereo Alfieri, docente della cattedra di Topografia antica sempre nel nostro ateneo. Queste radici importanti sono poi state sviluppate nel tempo dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Giuseppe Sassatelli, emerito dell’Alma Mater esperto in etruscologia, anche presidente dell’Istituto Studi Etruschi ed Italici di Firenze, dalla professoressa Elisabetta Govi, ordinaria di etruscologia e antichità italiche e da noi che coadiuviamo questi progetti.

Quale ruolo aveva la ritrovata comunità di Spina nella mappa dei centri etruschi?
Nella pianura Padana, intorno al 520-30 a.C. avvenne una forte riorganizzazione che portò alla fondazione di diverse città, Felsina (Bologna) fu il fulcro di questo processo. Spina fu una delle città fondate ex novo con l’obiettivo di divenire uno dei porti più importanti dell’Adriatico del V secolo a.C.. La sua posizione strategica – sorgeva alla foce di uno dei rami più attivi del Po – permetteva collegamenti agili ed efficaci con il resto del Mediterraneo. I greci e Atene, in particolare, vedevano nell’Etruria Padana un importante partner commerciale per il grano, per i metalli che giungevano dall’Etruria tirrenica (Toscana), per l’ambra proveniente dal Baltico. La storia ci racconta che Spina, a differenza di altri centri etruschi, come Felsina, che subirono una fase di declino con l’invasione celtica del 380-390 a.C., sopravvisse, rinnovandosi come città e dedicandosi soprattutto alla pirateria fino a essere abbandonata definitivamente nel 200-250 a.C.. I motivi furono di natura ambientale, la costa si stava allontanando e mantenere la condizione di città portuale era sempre più faticoso, Roma inoltre iniziò ad avere un ruolo più forte. Nel percorso della mostra un’intera sala è dedicata al parallelismo tra Spina e Cerveteri, altro centro etrusco di grande rilievo, protagonista dei commerci del Mediterraneo a cura de l’Università la Sapienza di Roma.

Quali attori hanno reso possibile l’esposizione?
L’iniziativa è frutto di una collaborazione corale tra istituzioni. A livello nazionale la Direzione generale musei del Ministero della Cultura-Mic ha avuto un ruolo importante sia nell’esposizione di prossima apertura, che sarà riproposta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, sia nella prima mostra – Spina 100. Dal mito alla scoperta – inaugurata in giugno e rimasta visitabile fino a ottobre a Comacchio. Contestualmente sono in corso cicli di incontri divulgativi a Ferrara e Roma. La rete ha coinvolto, oltre al Mic, i musei locali, le municipalità dei territori, interessati, le diverse province, la Regione Emilia-Romagna e gli atenei che da anni effettuano ricerche e scavi sull’antico insediamento ovvero Ferrara e Zurigo, oltre al nostro.

