Teatro anatomico dell’Archiginnasio, la scienza è arte

di Silvia Rizzetto.

Durante l’età moderna la scienza era anche spettacolo. Nei teatri anatomici degli atenei europei andavano in scena sensazionali dissezioni di cadaveri, che suscitavano attenzione al di fuori delle facoltà di medicina: erano tantissimi i curiosi che accorrevano per assistervi pagando un biglietto. Attraverso l’osservazione diretta di parti del corpo umano, pratica consentita dalla Chiesa, gli studenti potevano approfondire le proprie conoscenze scientifiche. Il teatro anatomico dell’Archiginnasio, ora museo, è  l’aula che testimonia lo studio dell’anatomia dal XVII al XIX secolo.

Teatro anatomico dell’Archiginnasio

Nell’antica sede universitaria di Palazzo Archiginnasio è custodito uno dei primi teatri anatomici d’Italia. Risale al 1637 e fu progettato dall’architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti, un allievo dei Carracci, la celebre famiglia di artisti del Barocco. La struttura a forma di anfiteatro è in legno di abete e accoglie il visitatore nel loggiato superiore del palazzo, in un’aula a pochi passi dalla biblioteca. Lo spazio è contenuto ma le file di banchi fanno credere che poteva ospitare molte persone. I posti a sedere si raggiungono attraverso dei gradini agli angoli della sala, alcuni sedili sono separati da una balaustra colonnata, elegante nella sua semplicità. Lo stesso elemento a colonne cinge il tavolo di anatomia collocato al centro dell’aula, un piano in pietra sul quale venivano disposti i corpi da esaminare.

Le lezioni venivano svolte da un lettore (termine un tempo usato per indicare il docente universitario) che commentava le fasi della dissezione. Era affiancato da un dimostratore che partecipava all’estrazione di organi e di altre parti come nervi, tessuti, vene e arterie. Le operazioni erano lunghissime, i docenti si soffermavano sull’analisi di tutti gli elementi presenti nei cadaveri. Il corso di anatomia veniva fatto in inverno per favorire una maggior conservazione dei corpi. 

Baldacchino ligneo Teatro anatomico dell’Archiginnasio

Un baldacchino ligneo distingue la cattedra del lettore da quella del dimostratore sottostante. È sorretto da due colonne (dette telamoni) alquanto singolari: uomini privi di pelle con i muscoli contratti e in evidenza. Sono gli Spellati, sculture in legno di tiglio realizzate nel 1734 su disegno di Ercole Lelli, ceroplasta dell’Istituto delle Scienze. Per farle ci volle uno studio attento di «Nulla meno di cinquanta cadaveri» sezionati, come affermarono gli intellettuali del Settecento e dell’Ottocento Giovanni Fantuzzi e Michele Medici. Una figura allegorica femminile seduta sul baldacchino rappresenta l’Anatomia, alla quale un putto con ali di farfalla dona un femore. Due ordini di statue e mezzibusti decorano la stanza, si possono riconoscere alcuni medici illustri del mondo classico e moderno come Ippocrate che legge il giuramento omonimo su una pergamena e Gaspare Tagliacozzi, chirurgo bolognese del XVI secolo noto per aver fatto degli studi sulla rinoplastica (suo il libro in latino Chirurgia delle mutilazioni per mezzo di innesti) che tiene tra le dita un naso. Il soffitto a cassettoni rappresenta un cielo stellato con al centro Apollo, dio delle arti mediche. Figure allegoriche rappresentano le principali costellazioni dell’emisfero Nord, in antichità consultate dai medici prima di effettuare operazioni o somministrare farmaci. Anche in questa sala si possono notare gli stemmi familiari di docenti e studenti che passarono all’università di Bologna, gli stessi che troviamo sui muri dell’Archiginnasio.

L’aula fu commissionata dal cardinale Prospero Lambertini, divenuto poi papa Benedetto XIV, che riconobbe l’importanza della scienza. Affinché la dissezione dei cadaveri avvenisse nel rispetto dei dogmi della Chiesa, alcuni ecclesiastici assistevano alle lezioni da una finestra collocata in alto nella parete opposta della cattedra. Agli studenti era vietato fare domande che potessero mettere in dubbio i principi fondamentali, uno fra tutti la creazione dell’uomo.

Sembra che il tempo si sia fermato in queste mura ma la storia ha cercato invano di cancellare questo luogo. La sala anatomica fu distrutta dai bombardamenti aerei del 29 gennaio 1944 ma le statue e i mezzibusti si salvarono e nel dopoguerra il teatro anatomico fu ricostruito nella sua forma originale. 

Il teatro anatomico è visitabile dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18.

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