Torna al Teatro Manzoni il giovane astro del pianismo internazionale Seong-Jin Cho

Il nostro critico ed esperto musicale, prof. Giovanni Neri, il 23 novembre, ha assistito al recital del pianista coreano Seong-Jin Choad, inserito nella ricca rassegna ‘Grandi Interpreti’, proposto dal Bologna Festival. Il 27enne astro del pianismo internazionale ha proposto un programma che ha spaziato tra i quattro Scherzi di Chopin, suite di Ravel e Sonate di Léos Janáček…

di Giovanni Neri

Vincitore dello Chopin 2015, il 27enne coreano Seong-Jin Cho,  ha intrapreso una carriera internazionale di successo. E’ stato l’ultimo vincitore nella formula del concorso che vedeva solo pochi finalisti a differenza dell’ultima edizione con ben 12 finalisti. Una scelta questa molto discutibile perché la platea dei concorrenti è stata di livello altissimo e scegliere un vincitore dopo molteplici ripetizioni del concerto op. 11 (in pochissimi hanno scelto il secondo concerto, forse perché meno in grado di mettere in luce le qualità tecniche degli esecutori) è stato a mio parere un’ardua impresa.

Purtroppo va ricordato che i costruttori di pianoforti hanno un grande peso nelle scelte (anche perché importanti sponsors): i concorrenti potevano scegliere la marca che preferivano su cui eseguire i brani in programma fra Steinway, Yamaha e Fazioli.  Un’opzione che lascia molto da discutere e da sospettare…Non per niente i vincitori che dovevano essere annunciati alle 23.30 sono stati annunciati alle 2.30. Comunque anche in questo caso si è affermata la scuola dell’estremo oriente, con un vincitore cinese (Bruce [Xiaoyu] Liu) e un numero molto elevato di partecipanti ammessi alle prove con il pubblico, provenienti da quell’area.

Seong-Jin Cho ha comunque riscattato il clamoroso verdetto dello Chopin 2010 che ha visto l’incredula russa Yulianna Avdeeva (che ha poi fatto una carriera modesta, come Dang Thai Song vincitore nel 1980) salire sul podio più alto mentre Daniil Trifonov (terzo) se ne andava sbattendo la porta. Comportamento inaccettabile dal punto vista dell’educazione, ma comprensibile dal punto di vista dei valori in campo.  La carriera di Trifonov (che ha poi vinto altri premi come il Rubinstein)  a differenza di quella di altri concorrenti non risultati vincitori, è stata quella di un ‘grande’ mentre quella della Avdeeva… (Per inciso un italiano non vince lo Chopin dal lontano 1960, anno in cui trionfò Maurizio Pollini – 61 anni fa..). Janáček nella sua sonata rispetta i propri stilemi  e in molti punti ricorda la famosa suite Po zarostlém chodníčku  (Sul sentiero di rovi).  Una sonata con alti e bassi di stampo neo romantico, a base tonale che si discosta profondamente dalle innovazioni dell’avanguardia contemporanea e che guarda invece indietro. Uno stile caro al sentimentalismo della piccola borghesia della fine Ottocento e che potrebbe essere accostato alla produzione iniziale di Rachmaninov e a quella di di Dvořák.  Gaspard de la nuit di Ravel è un brano tecnicamente assolutamente trascendentale (ma quasi tutte le opere pianistiche di Ravel sono molto impegnative anche se questa è la più difficile) e si pone ai vertici delle difficoltà del repertorio pianistico insieme a Petruška di Stravinskij, Islamey di Balakirev e pochi altri. E’ comunque un brano di grande fascino con quell’incipit che richiama il mare (Ondine) e il finale (Scarbo) rutilante nelle sue sonorità (e che, unicum nella letteratura pianistica, ha una scala di ‘seconde’).

I quattro scherzi chopiniani sono troppo noti per essere commentati. Nella locandina di presentazione del Bologna Festival si equipara Seong-Jin Cho al russo Stanislav Bunin, vincitore nel 1985 (edizione alla quale ero presente a Varsavia) oggi residente in Giappone. Niente di più distante: mentre il russo si compiace di libertà stilistiche di gusto molto dubbio Seong-Jin Cho rispetta lo stile senza rinunciare all’interpretazione. Nel mio immaginario un brano è come un fiume che scorre e che non deve mai oltrepassare gli argini (lo stile) e nel quale l’interpretazione è il movimento ammesso fra gli argini. Rispetto alle esecuzioni dello Chopin il ventisettenne pianista coreano non sembra avere preso un cammino di maturazione. Esecuzioni di grande livello tecnico ma parecchi eccessi (ad esempio nel primo brano di Ravel dove i pianissimi sono al limite dell’udibilità) o nel secondo scherzo di Chopin dove prevale l’aspetto virtuosistico rispetto a un’analisi approfondita e critica della partitura del compositore polacco. Quindi pianismo di eccellenza, ma per il quale si deve fare voti che si avvii verso una strada di maggiore analisi. Sarà comunque interessante vedere come affronterà Beethoven e Brahms e in particolare rispettivamente le ultime sonate e i brani successivi all’op. 115. Successo di pubblico che ha applaudito anche dopo la fine del secondo scherzo (ah come è bello conoscere il brano!) anche per alcuni aspetti istrionici del pianista.  Due bis: un brano dalle Waldszenen di Schumann e il famoso valzer brillante di Chopin.

Programma

Leóš Janáček Sonata “1° Ottobre 1905”

Maurice Ravel Gaspard de la nuit

Fryderyk Chopin Scherzo n.1 op.20, Scherzo n.2 op.31, Scherzo n.3 op.39, Scherzo n.4 op.54

 

Leggi anche il blog Kurvenal dell’autore Giovanni Neri

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