Torna il Festival Respighi
Lo scorso 21 settembre 2026 l’Auditorium Manzoni del Teatro Comunale di Bologna ha dato il via all’appuntamento più atteso del suo programma autunnale, il concerto inaugurale della quinta edizione del Festival Respighi. La serata si è aperta con un momento introduttivo di grande respiro istituzionale che ha compiaciuto il pubblico in sala. Sono saliti sul palco il direttore artistico del Teatro Comunale di Bologna Pierangelo Conte ed il direttore artistico del festival Maurizio Scardovi per presentare le opere in cartellone e illustrare gli eventi rimanenti della rassegna, rivelando con orgoglio di essere già attivamente al lavoro sulla successiva edizione del 2027. Una dichiarazione che sottolinea la lungimiranza di un progetto duraturo nato per consolidare Bologna come fulcro internazionale della valorizzazione del repertorio respighiano, realizzando una proposta culturale originale e integrante grazie alla sinergia organizzativa tra la Fondazione Musica Insieme ed il Teatro Comunale.

Per la prima volta nella sua prestigiosa carriera, il celebre maestro Gianandrea Noseda ha guidato l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. L’orchestrazione di Noseda si è distinta fin da subito per essere veloce, serrata e straordinariamente accattivante. Dal podio, il Maestro ha dimostrato un controllo magnetico sui complessi orchestrali, con attacchi decisi e sguardi avvincenti rivolte alle diverse sezioni della compagine, il suono ha preso a salire immediatamente. Noseda ha assecondato la melodia con movimenti flessibili e disinvolti, firmando una prova decisa e avvincente che ha catalizzato l’attenzione e incentivato il coinvolgimento della platea.
La struttura del programma incentivava a esplorare i profondi legami stilistici tra la celebre scuola russa ed il genio creativo di Ottorino Respighi. L’apertura del sipario ideale è stata affidata al Divertissement, suite sinfonica del 1939 tratta dal balletto Le baisier de la fée di Igor Stravinskij. Nell’interpretazione emersa sul palco del Manzoni, il brano ha rivelato la sua natura intrinseca di raffinato patchwork musicale, una partitura in cui l’autore sembra abbozzare le sue idee passeggiando nel tempo, per poi riaprire il cassetto della memoria e mettere meticolosamente ordine tra i pensieri e le intuizioni. L’orchestra ha risposto con compattezza esemplare, mettendo in risalto la trasparenza timbrica e l’ironia stravinskiana, prima di infiammare la sala con la pirotecnica progressione dinamica del Capriccio spagnolo in la maggiore op. 34 composta nel 1887 da Nikolaj Rimskij Korsakov, salutato da un lunghissimo plauso prima del cominciamento della pausa.

Prima che riprendesse lo spettacolo, lo stesso direttore Gianandrea Noseda ha preso direttamente la parola per presentare l’opera successiva, spiegandone la genesi storica con grande chiarezza. Il maestro ha ricordato al pubblico l’affascinante intreccio dei destini artistici dell’epoca, che mediante l’influente impresario dei celebri balletti russi, Sergej Djagilev, lo stesso che aveva già commissionato L’uccello di fuoco a Stravinskij, nel 1918 si rivolse a Respighi per la creazione della musica di un nuovo balletto. Il compositore bolognese decise di prendere spunto nientemeno che da Gioacchino Rossini, in particolare da quei piccoli pezzi pianistici scritti in tarda età noti come Péchés de vieillesse, riprendendoli e orchestrandoli magistralmente per servire al committente la celebre suite La boutique fantastique P120.
La storia che la partitura propone è quella di una bottega di giocattoli magici e automi che vengono presentati dal venditore della boutique ai turisti. Di notte, però, la visione si modifica e questi giocattoli diventano umani a tutti gli effetti, manifestando sul piano musicale tutte le numerose sfumature emotive che l’essere umani comporta. Noseda e l’orchestra hanno restituito questo microcosmo incantato con una vivacità formidabile e teatrale, brillanti mazurke, valzer romantici, lo sfrenato can can ed il galop finale sono emersi con nitidezza assoluta. Gli strumentisti dell’orchestra sono riusciti a innestare nei loro ruoli una forza espressiva notevole che ha magnificato la resa dell’opera. Il processo di immedesimazione che tutti gli artisti sul palcoscenico sono riusciti a sviluppare ha incantato il pubblico, che per tutta la serata dipendeva dai gesti di Noseda e anelava fruire di questo splendido connubio tra narrazione e virtuosismo.

Questi effetti, evocati come un magico risveglio sul proscenio del Manzoni, hanno contribuito a rendere la serata del 21 settembre il degno evento di apertura che ci si aspettava per il grande Festival felsineo, una sorta di reinterpretazione della sinergia tra musica e racconto delle emozioni umane, che l’innovativa direzione di Noseda, valorizzata dall’intuizione del direttore artistico Maurizio Scardovi, che ha scelto di porlo alla guida dell’evento inaugurale della stagione, hanno saputo nutrire ed esaltare, meritandosi i finali e scroscianti applausi di una città che si riconferma una delle capitali della musica assoluta in Italia.

