Tra cattedra e palcoscenico
Il prof. Nicola Bonazzi, docente del Dipartimento di Filologia classica e italianistica dove insegna Letteratura e lingua italiana e Letteratura teatrale italiana, ci racconta in questa intervista la sua esperienza da regista, drammaturgo e condirettore artistico della Compagnia Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena.
Passa dalle lezioni all’Unibo al teatro con la stessa passione e impegno. «Sono dei giardini in cui passo e mi ricreo lo spirito». A parlare è il professore Nicola Bonazzi del Dipartimento di Filologia classica e italianistica dove insegna Letteratura e lingua italiana e Letteratura teatrale italiana ma è anche regista e drammaturgo e condirettore artistico della Compagnia Teatro dell’Argine, di cui è anche cofondatore. Nella Compagnia dove lavorano 70 persone, composta da 30 soci, è affidata la gestione dell’Itc Teatro di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna.
Da docente Unibo a regista, come è avvenuto il salto?
«In realtà il passaggio è stato da regista a docente. Ho sempre fatto teatro da quando avevo 20 anni, perché avevo la fissa per il cinema e mi ero messo in testa che per fare cinema bisognasse avere rudimenti dell’arte recitativa; quindi, mi sono iscritto a una scuola di teatro. Al primo anno di Università, studiavo Lettere a Unibo, avevo come docente il professore Ezio Raimondi che iniziava i suoi corsi raccontando quanto l’esperienza della lezione fosse simile a quella del teatro, dove c’è un docente che in qualche modo deve intrattenere il suo pubblico, che è quello degli studenti. Quindi già da lì ho iniziato a coniugare la passione per la letteratura e per il teatro. Alla scuola di teatro ho conosciuto compagni di viaggio con cui nel 1994 ho fondato la Compagnia del Teatro dell’Argine la cui sede è stata subito San Lazzaro di Savena. Nel frattempo, mi sono laureato, era cresciuta e maturata anche la passione per la letteratura e ho iniziato a fare tutto quello che fa un giovane alla ricerca di una posizione accademica: ho svolto un dottorato, post dottorato e vari anni di assegni di ricerca, per dare sfogo alla mia passione per la letteratura, pensando che il mio lavoro fosse il teatro. Ad un certo punto invece i ruoli si sono ribaltati, ma il teatro continua a esistere. Una Compagnia che non la lascerò mai. Non distinguo tra lavoro e hobby».
Come concilia la vita da docente Unibo a regista e condirettore di teatro?
«Con grande fatica perché è faticoso fare tutto, ma il vantaggio è che avere il piede in due scarpe differenti consente anche di respirare meglio. Sono dei giardini in cui passo e mi ricreo lo spirito. Non sono tutto dedicato al teatro perché sarebbe invasivo. E d’altro canto essere dentro questa università così performativa e burocratizzata è altrettanto faticoso. È come avere due momenti in cui posso paradossalmente respirare. Quando sono preso dalle fatiche dal teatro so che posso fare lezione a Unibo e viceversa. Questo è un grande privilegio».
Quali sono i principali progetti della Compagnia?
«Innanzitutto, una grande attenzione al territorio sia locale, regionale e internazionale. Andare quindi a lavorare sulla comunità. Da molti anni stiamo tentando di lavorare con e per gli adolescenti, facendo progetti di teatro cosiddetto partecipato. Dove partecipano persone che non hanno nessuna competenza di carattere teatrale, ma desiderano fare un percorso dentro al quale mettono sé stesse con la loro personalità. Un progetto che stiamo portando avanti da alcuni anni si chiama “Politico poetico”, commissionato dal Comune di Bologna, che prevede diverse azioni, tra cui le nuove cittadinanze e in particolare il tema delle gang e della violenza giovanile. Molti di questi progetti intercettano anche l’ambito sociale e spesso il teatro lo fa, soprattutto in questa regione. Molte delle compagnie emiliano romagnole sono abituate a lavorare con le comunità intercettando i bisogni della società e del territorio anche per colmare dei vuoti dove le istituzioni faticano ad arrivare. Questa è una delle vocazioni del teatro. Una delle attività che va a raccogliere il desiderio di mettersi in gioco delle persone che non sono artisti di teatro è quella laboratoriale. Questi laboratori hanno caratteristiche diverse in base all’impegno che uno ci vuole mettere: ci sono laboratori per bambini, per adolescenti, per adulti, di danza, di tessuti aerei. Quelli serali sono quelli più frequentati. È un’attività ricreativa, un’oasi di serenità all’interno di una vita impegnativa, ma condotta con molto serietà. Ho un gruppo di persone che fanno teatro da molti anni, come Angela e Davide (n.d.r professoressa Angela Carpi e professor Davide Gori)».
Come nascono i suoi testi?
«Non lo so, quando fai teatro con dei non professionisti, devi sempre tentare di accogliere istanze pedagogiche. Il mio tratto principale è di essere drammaturgo, se fossi solo unicamente un regista probabilmente prenderei un testo della tradizione teatrale e lo proporrei. Però siccome sono più drammaturgo, che prevede anche il lavoro sui testi, da un lato mi semplifico e dall’altra mi complico la vita, facendo delle operazioni drammaturgiche e che fanno stare bene me e gli attori, che a volte ricevono cambi di copione gli ultimi 5 minuti, perché mi piace costruire con loro».
Ha ricevuto anche diversi riconoscimenti..
«La Compagnia ha vinto svariati premi nel corso degli anni, come il premio UBU, che è il più importante per il teatro. Io personalmente con un testo narrativo tratto da un testo teatrale ho vinto il premio per la letteratura, che si chiama premio Malerba».
Ci può parlare dei progetti futuri?
«Stiamo per varare la nuova stagione 26/27, la presentiamo a settembre e sarà una splendida stagione. I miei colleghi stanno conducendo un progetto con altre compagnie europee che avrà un debutto in Svezia e poi speriamo anche in Italia. Questo progetto si chiama “The Legend of Europa” e coinvolge diverse compagnie europee, tra cui il Teatro Du Soleil che è una storica compagnia francese. Poi riprenderà il progetto “Politico poetico” e varie tournée degli spettacoli».
Nel prossimo numero del Cubo ospiteremo l’intervista doppia ai docenti Carpi e Gori…
Foto copertina: il prof. Bonazzi nel insieme agli attori della Compagnia teatrale dell’Argine di San Lazzaro di Savena (Bo)

