Trenodia | Nemico, alzati e cammina

di Niki Pancaldi

È da poco, pochissimo tempo che aleggia questo nuovo requiem nell’aria, eppure tutti si sentono più salvi, più liberi, più sicuri. Non un rintocco di campana, non nenie polifoniche, non singhiozzi o pianti accompagnano questo funerale senza invitati. Perché stavolta è morto qualcuno di cui tutti attendevano la dipartita con ansia e trepidazione.

Achille guarda il corpo di Ettore, Louvre, Parigi

Gioite, è morto IL NEMICO. Il leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdad si è fatto esplodere come un petardo piuttosto che farsi catturare. Se n’è andato con il botto, direbbero alcuni. Altri, molto più pratici e mondani, hanno tentato di fare il botto pubblicizzando la sua dipartita. Tengo a precisare in anticipo quanto sia sconfinata l’ignoranza di chi scrive in questioni di politica internazionale, specialmente a tali livelli.
Non tanto per disinteresse, quanto per sfiducia nelle notizie stesse che vengono divulgate, per diffidenza nei confronti dei media in generale e per la disperazione totale nel capire cosa possa corrispondere a realtà nell’era delle rete globale. Tutto è vero quanto lo è il suo contrario, tutto è falsificabile o manipolabile attraverso i mezzi tecnologici e, non da meno, gli esseri umano continuano a voler credere vero ciò che trovano più concepibile e rassicurante, rimuovendo allegramente l’incubo di complessità che la realtà spesso rappresenta.

Di conseguenza non mi addentrerò nel merito dei fatti (che oltretutto, al momento, sono solo raccontati, non provatamente visionati) preferendo filtrare l’accaduto attraverso la lente dell’umana interpretazione, lasciando allo spietato microscopio della verità il tempo di svolgere il proprio compito (e mi danno anche del pessimista…) Indubbiamente è impossibile prendere le parti di un’organizzazione terroristica, per quanto possano essere le sue ragioni valide e pure. Le modalità con cui il terrorismo attira su di se l’attenzione mediatica mondiale sono assolutamente deprecabili.
Ma va anche detto che spesso questo tipo di violenza inconcepibile è più “puramente” manifesta, rilevabile ed onesta di altri tipi di violenza, comunque non necessaria, che vengono perpetrati da organizzazioni di altissimo stampo, quali nazioni, società multinazionali od organizzazioni religiose.
Certo, la religione sembra che sia il fulcro di tutto il problema.

Il NEMICO si fa esplodere o ci fa esplodere sempre e solo per un ordine divino e noi, povere pecorelle della Divina Carta di Credito li facciamo esplodere sempre e solo per difenderci. Abbiamo passato anni ed anni sorbendoci la faccia di Bin Laden ad ogni santo pasto serale. Alcuni erano convinti che avrebbe condotto un telegiornale serale proprio, indubbiamente sulle reti private di qualche lombardo.
Rispetto ad alcuni telegiornali dell’epoca sarebbe comunque stato un passo avanti.
Questioni di Fede. La fede sembrava appunto il movente principale di questo terribile contrasto, e ci avremmo creduto tutti, ma proprio tutti, se la lotta non fi fosse svolta sopra a sterminati giacimenti di petrolio.Anche l’ascesa verso il divino necessita quindi della

Caino uccide Abele, di Gaetano Gandolfi (San Matteo della Decima, 31 agosto 1734 – Bologna, 20 giugno 1802)

giusta dose di carburante. La gravità è irragionevole in merito. Ma sapevamo chi era il Diavolo, il Voldemort, il Sauron del momento. Era un’organizzazione fondamentalista islamica e si chiamava Al Qaeda.
E ci sentivamo tutti tranquilli. Perché è importante sapere chi sia il nemico. È la cosa più importante di ogni altra, per alcune culture. La società americana ne è in maniera endemica orrendamente ossessionata. Avere un nemico conferisce identità. Sapere chi non si è pare sia il passo fondamentale per sentirsi reali, uniti e fondamentalmente minacciati in eterno.
Parlo della cultura statunitense perché è quella che pilota a tutti i livelli il nostro mondo occidentale, volenti o nolenti della cosa. L’uomo con la doppietta sulle gambe che beve birra sotto al portico della sua casetta in legno sa di essere nelle grazie della propria divinità, ne è certo.
Quindi è totalmente giustificato nel fare saltare in aria chiunque sia nelle grazie di altre divinità, specialmente se dimostra una convinzione tale da farsi saltare lui stesso pur di portarsi dietro qualche avversario. Ecco, questo a noi occidentali non suona molto concepibile. Non come fare saltare estranei da una certa distanza, con un armamentario spropositatamente superiore per questioni “ufficialmente” ideologiche. Dove non arrivano la retorica o il confronto la polvere da sparo pare sia filosoficamente risolutiva. Da entrambe le parti (quindi non rimangono molti coinvolti scusabili).
Pare, inoltre, che al nemico mediorientale fossero particolarmente invise le costruzioni occidentali sviluppate in altezza e quel terribile giorno di diciotto anni fa decise di riportare al “piano zero” la babele finanziaria del lontano ovest. Erano sempre loro. I nemici si comportavano da nemici; andava tutto male ma con estrema coerenza.

Poi un bel giorno salta fuori un nome nuovo : “ISIS”. Io credevo fosse seguaci della Dea Iside con un gusto particolare per la glossa latina. Non era così. Erano i nemici di prima ma con dei cattivi diversi. Ma più organizzati. Con uno stato proprio: Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Islamic State of Iraq and Syria, ISIS). Ora, capire quello che è successo nel medio oriente negli ultimi quarant’anni è compito che lascio a uomini più sapienti e vigorosi. Dal punto di vista di un ignorante, quale mi ritengo di essere, sembra solo una grande arena gladiatoria dove più o meno tutti se le sono date con tutti in momenti diversi, ma con una certa continuità, che fossero vicini o lontani.
Se potessi intonare un vero canto funebre per ciò che questo rappresenta per la civiltà umana finirei per abbracciare il Tristo Mietitore senza essere arrivato a metà del canto. Perché in fondo, a ben pensarci, il nostro Demonio storico, il male incarnato, era già morto da tempo. Bin Laden, quello che rasava le torri, l’avevano già incantonato e fatto secco (dicono) da tempo.
Ci sentivamo più sicuri, ma non era stato rimosso il “Nemico”. Perché se adesso, con chiarine e tromboni, viene annunciata la dipartita di una altro leader dei cattivi cattivissimi… è inoppugnabile che non si fosse risolto granché in precedenza.

Bisogna certo lodare la signorilità e la raffinatezza con le quali il nostro chiomato protettore (adoro le parole, le adoro) americano ha annunciato ufficialmente il fatto: “”era un uomo malato e depravato, violento ed è morto come un codardo, come un cane, correndo e piangendo”. L’azione militare vera e propria pare fosse coordinata con forze turche, russe, siriane ed irachene. Inspiegabile l’assenza di vampiri, licantropi e serial killer. Lo sfruttamento mediatico del fatto era garantito, ma un abbassamento tale dei toni ufficiali con i quali un leader mondiale lo riferisce si rivela essere un vero capolavoro del ventriloquismo politico. Parlare con la pancia, di pancia e spanciarsi anche dalle risate sembra essere il leitmotiv dell’umanità del terzo millennio.

Rinaldo fa strage di nemici ( circa), Paolo Finoglio – Castello di Conversano (Bari), Ciclo della Gerusalemme Liberata

Almeno, in tempi più civili, si fingeva cordoglio per la lesa umanità di tali accadimenti.
Perché si tratta di un fallimento per l’umanità il fatto di farsi saltare in aria, a prescindere da chi lo faccia, nei confronti di chi lo faccia e qualsiasi siano le motivazioni.

Ma adesso ci sentiamo un pelino più al sicuro. Almeno finché non apriremo una pagina di notizie a caso e scopriremo di essere stati sicuro per circa una trentina di ore, prima che il NEMICO fosse di nuovo in piedi come prima ma con una pelle diversa. Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi.
Ecco il nuovo capo dei cattivi. Siamo non al sicuro esattamente come prima. Ma siamo sicuri di avere un Nemico, quindi sappiamo almeno chi siamo. Riflettendoci bene questo articolo è nella rubrica sbagliata. Trenodia si occupa di ciò che è morto.

Il NEMICO, purtroppo… non morirà mai; il nemico ci sarà sempre. Muterà di stato, di forma, di nome. Muterà strategia, armamenti, motivazioni. Muterà il mondo intorno a lui e lui muterà con il mondo, ma non può cessare di esistere. Perché è dentro alle nostre cellule, è infisso nei nostri neuroni, sogna i nostri incubi e minaccia i nostri (già orrendi) momenti di veglia. Per quanto lo si uccida, quello si rialza e cammina: il lazzarone.

Per citare uno degli ultimi veri bardi della nostra penisola:

“Il nemico non t’ascolta,

non sa neanche che ci sei ma se crede ti fa fare tutto quel che vuole lui.

Il nemico è dappertutto,

il nemico siamo noi: se ogni tanto ci uccidiamo è per tirarcela da eroi.”

Max Manfredi, Il morale delle truppe ne Luna Persa (2008)

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