Tutte le novità sui test di ammissione a Medicina

Intervista al professor Davide Trerè, coordinatore del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia della sede di Bologna, il quale ci ha raccontato come sono cambiati i test di ammissione rispetto all’anno scorso e quali potrebbero essere gli scenari futuri. «Mi piacerebbe – ha dichiarato Trerè – che problematiche così delicate, come la modalità del test d’ammissione, venissero gestite oltre che dai politici anche dai professionisti. Sarebbe bene che ci fosse un tavolo tecnico di specialisti che affrontasse il problema». 

Inizia un mese intenso per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori che aspirano a diventare futuri medici. Dovranno prepararsi non solo all’esame di maturità di giugno, ma anche alla prima prova del test di ammissione al Corso di laurea in Medicina e Chirurgia che si svolgerà il 28 maggio (mentre la seconda il 30 luglio).  Dopo la parentesi dei Tolc dell’anno scorso, il test di ammissione a Medicina e Chirurgia torna alla prova cartacea, mantenendo però due date per dare la possibilità agli studenti impossibilitati a partecipare alla prima sessione, di averne un’altra.

Ne abbiamo parlato con il professor Davide Trerè, ordinario di patologia clinica di Unibo e Coordinatore del corso di laurea in Medicina e Chirurgia della sede di Bologna, che per l’a.a. 2024/2025 mette a disposizione 400 posti per cittadini dell’Unione europea (sono 125 per la sede di Forlì e altrettanti per quella di Ravenna). Gli studenti che hanno chiesto di partecipare al test d’ammissione a Medicina e Chirurgia presso Unibo sono circa 1800 per ciascuna delle due prove (il numero comprende anche gli aspiranti studenti del Corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria). 

Cosa ne pensa del ritorno al vecchio quiz cartaceo?

«L’anno scorso il Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) ha strutturato un esame d’ammissione sul modello dei Tolc. La finalità era garantire a tutti gli studenti pari opportunità, fornendo almeno due prove, nel caso uno studente avesse un imprevisto che gli impedisse di partecipare alla prima, e consentire l’organizzazione di corsi di preparazione al test da parte degli atenei.   Poi si è verificato un problema legato ai ricorsi, soprattutto per l’equalizzazione del punteggio. Quello che doveva essere nelle aspettative una garanzia, è diventato invece elemento di ricorsi e ha portato il Mur a fare un passo indietro, tornando alla modalità precedente, mantenendo però due prove. Soltanto quando si definirà una modalità stabile, l’Ateneo potrà organizzarsi per fornire dei corsi di preparazione al test. Se il test cambia ogni anno, gli atenei non sono in grado di organizzarsi. Negli ultimi 3 anni il test è cambiato tre volte sia nella durata che nella tipologia. Se l’anno scorso il Tolc prevedeva 50 quiz in 90 minuti, quest’anno ci saranno 60 quiz da svolgere in 100 minuti con 5 opzioni di risposta sui seguenti argomenti: 4 di competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi, 5 di ragionamento logico e problemi, 23 di biologia, 15 di chimica, 13 di fisica e matematica. Viviamo quindi una fase di transizione, che crea disagio sia agli atenei che agli studenti».

Il test è rivolto ai diplomati e agli studenti del quinto anno, cosa ne pensa delle date che potrebbero mettere in difficoltà gli studenti prossimi alla maturità?

«Qualche anno fa l’esame fu anticipato nel mese di aprile e ci fu una protesta da parte dei presidi delle scuole superiori. Adesso invece le proteste si sono ridotte: negli ultimi anni i presidi si sono dimostrati più disponibili a far svolgere il test anche durante il periodo di preparazione dell’esame di maturità. Sono stati valutati diversi fattori, come lo stress. Paradossalmente farlo prima per lo studente potrebbe essere meglio perché gli consentirebbe di essere più concentrato sull’esame di maturità. Fare il test dopo l’estate, non solo comprometterebbe le vacanze allo studente, ma metterebbe anche gli atenei in difficoltà con le immatricolazioni e gli scorrimenti per cominciare le lezioni i primi di ottobre. Credo che questo argomento dovrebbe essere trattato da professionisti che valutino scientificamente qual è l’approccio migliore per uno studente che si sottopone a due tipi di stress».

L’anno scorso il Tolc era aperto anche gli studenti di quarta superiore. Cosa succederà a quelli che si sono piazzati in graduatoria in attesa del diploma? Dovranno ripetere il test quest’anno?

«La ministra Bernini ha garantito tutta l’attenzione, ma bisognerà trovare una formula giuridica sostenibile che al momento non è stata ancora trovata. A questi studenti e ai loro genitori che mi chiamano non so dare risposte. C’è un’aspettativa molto forte sul test di ammissione a medicina. Mi chiamano soprattutto studenti dei licei che hanno attivato la curvatura biomedica che sono percorsi di potenziamento/orientamento di materie biomediche che si aggiungono agli insegnamenti curriculari. Queste curvature vengono scelte in genere da chi aspira a fare il test d’ammissione a medicina. Questi studenti cominciano fin dal primo anno a essere indirizzati verso un possibile ingresso a medicina. Si creano quindi molte aspettative in quelle famiglie e questo black out li ha destabilizzati».

Cosa aspettarsi dai test per l’anno accademico 2025/26? L’accesso programmato resterà?

«Stiamo andando verso una decisione molto delicata. La ministra vorrebbe togliere il numero chiuso e abbracciare il modello alla francese, dove gli studenti entrano tutti al primo anno e frequentano un semestre preliminare al termine del quale devono sostenere 3 esami (sulla scelta c’è un dibattito in corso): in base a come li hanno sostenuti si decide chi prosegue e chi no.  I rettori e i coordinatori dei corsi hanno espresso la contrarietà a questo modello. Credo che si troverà una mediazione. Togliere il numero chiuso, avrà ripercussioni anche sulle scuole di specializzazione che già quest’anno hanno avuto molte borse deserte. Bisogna tenere conto anche di questo quando si fa una programmazione. Inoltre il numero dei docenti degli esami del primo semestre del primo anno andrebbe almeno triplicato e questo comporterebbe un impatto importante sull’arruolamento dei docenti. Le implicazioni sono molteplici».

Perché sono andate deserte molte borse di studio delle scuole di specializzazione mediche?

«Le borse di studio sono uguali per tutte le scuole, ma ci sono scuole più impegnative di altre. Lo studente è impaurito di fronte all’impegno di alcune scuole e tende a scegliere specializzazioni che offrono opportunità economiche migliori dopo la specializzazione. Si stanno inoltre creando opportunità professionali per il neolaureato in Medicina che non prevedono la specializzazione. È cambiato lo scenario e lo studente si adatta al nuovo scenario. Mi piacerebbe che problematiche così delicate, come la modalità del test d’ammissione, venissero gestite oltre che dai politici anche dai professionisti. Sarebbe bene che ci fosse un tavolo tecnico di specialisti che affrontasse il problema». 

Foto copertina: il prof. Davide Trerè, ordinario di patologia clinica coordinatore del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia della sede di Bologna

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