Un convegno per Paolo Fortunati

“Per lui il piano politico, quello scientifico e quello operativo erano la stessa cosa. Se un tema scientifico non aveva impatto sul piano politico, allora diventava assolutamente irrilevante”. Ignazio Drudi, docente di Statistica all’Unibo, descrive con queste parole l’eredità accademica e politica di Paolo Fortunati.

La vita dell’ex docente e politico scomparso 41 anni fa sarà al centro di un convegno in programma il prossimo 15 settembre alla Biblioteca Universitaria di via Zamboni. Un’occasione per ricordare una figura molto importante per l’evoluzione dell’ateneo bolognese, a cui è intitolato – non per caso – il dipartimento di Scienze Statistiche.

Paolo Fortunati

“Fortunati è una figura emblematica del Novecento”, spiega Drudi, tra i relatori al convegno. “Nato da famiglia povera in provincia di Udine, iniziò a studiare statistica all’università. Ai tempi la disciplina era inserita nei programmi di Giurisprudenza, cosa che suona alquanto strana oggi”. Fortunati nasce con la mania dell’analisi quantitativa, e con l’imperativo per cui ogni azione politica sia da fondare su una conoscenza diffusa dei dati. “Diventerà così un protagonista della scuola ferrarese, di cui era parte anche Italo Balbo”, prosegue il docente.

Del fascismo Fortunati divenne però via via spina nel fianco. Convinto della valenza sociale della statistica, nel 1940 – in seguito a una profonda riflessione politica – Fortunati aderisce al Pci clandestino bolognese. Continua però, d’accordo col partito, a partecipare a eventi ufficiali. Dove spesso è voce fuori dal coro. Come quando pubblica, nel 1941 per l’Istituto Nazionale di Cultura Fascista, lo scritto “Aspetti sociali dell’assalto al latifondo”, che si sofferma sulle lotte contadine in Sicilia. O quando partecipa, nel 1942, a un convegno dello stesso Incf in cui presenta una relazione dal titolo “Il piano economico”, fondata su idee decisamente eterodosse rispetto a quelle fasciste. È ormai nel mirino della repressione del regime. Diventa partigiano, entrando a far parte del Cumer, il comando militare della Resistenza in Emilia-Romagna. Arrestato nel 1944 a margine della “battaglia dell’Università di Bologna”, riesce a sfuggire alla deportazione. La Liberazione farà il resto.

Dipartimento di Scienze statistiche ‘Paolo Fortunati’

Fortunati diviene dopo la guerra senatore del Pci. In questa veste “fu sempre orientato ad agire nell’ottica del suo interesse principale”, prosegue Drudi, “cioè il superamento delle diseguaglianze di quegli anni, che purtroppo esistono anche ai nostri tempi”. Fortunati è un tipo molto combattivo, duro, severo. Animato “da un linguaggio franco, quasi scurrile a volte”, aggiunge il docente, “era nondimeno uno studioso di grandissimo livello”. Fu infatti allievo di Corrado Gini, inventore del noto indice per la misurazione delle diseguaglianze che è uno dei più grandi contributi della statistica italiana al mondo.

Contributi che dovevano a tutti i costi avere sbocchi pratici. “Insisteva sul fatto che la cultura statistica dovesse essere patrimonio comune, soprattutto della classe politica. Era ossessionato dalla traduzione in policy di quello che scopriva e osservava”, puntualizza Drudi. Nel 1973, smessi i panni del parlamentare, inizia a seguire la costruzione di quello che diventerà l’attuale Dipartimento di Statistica, progetto che comprendeva anche l’adiacente Biblioteca Walter Bigiavi. Tra i suoi ultimi successi, l’ottenimento del passaggio di Statistica da Corso di Laurea a Facoltà vera e propria. La scomparsa avviene poco dopo, nel gennaio 1980.

Resta in vita però il suo sforzo per la crescita della sua disciplina e dell’Ateneo. Durante il convegno verrà a questo proposito presentato il lavoro sul fondo archivistico che contiene l’epistolario di Fortunati. Oggetto di un importante sforzo di recupero negli ultimi tempi da parte del dipartimento, presenta documenti di grande interesse non solo in ambito statistico. I quali daranno ulteriore rilevanza a una biografia tutto tranne che banale.

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