Un Otello all’altezza delle migliori tradizioni del Comunale di Bologna?

di Giovanni Neri

L’Otello di Giuseppe Verdi con la regia di Gabriele Lavia, ha debuttato al Comunale di Bologna lo scorso 24 giugno e sarà in replica fino al 30 con la direzione d’orchestra di Asher Fisch.

Non si capisce la ragione della contestazione del direttore all’inizio della seconda parte, rintuzzata da larga parte del pubblico e non ripetuta alla fine dell’opera. É sicuramente vero che la grande aria di Jago “credo in un Dio crudele” sia stata in larga misura un flop, con l’orchestra che in vari punti ha sovrastato il baritono:  la ragione di questo non é stata l’orchestra, ma la prestazione di Franco Vassallo, che non ha mai raggiunto la personalità di Jago e la cui voce non é apparsa all’altezza del personaggio.

Mancava quella nota di malvagitá necessaria e il volume della voce é stato in larga misura insufficiente. Poi la clacque… Portentosa invece la prestazione di Grigory Kunde che alla bellezza di 68 anni sostiene una parte da fare tremare i polsi e a causa della quale Otello compare raramente nei cartelloni. Voce potente, intonazione quasi perfetta con solo qualche cedimento e arte teatrale sopraffina: un vero gigante dell’opera.

Molto, molto brava Mariangela Sicilia come Desdemona in una parte molto ridotta rispetto all’archetipo shakespeariano e che ha eseguito la canzone del salice con tutte le sfumature necessarie al ruolo. Nell’ambito di oneste professionalità tutte le altre figure. La regia di Gabriele Lavia ha finalmente riportato il dramma nella sua cornice temporale dopo tutte le impostazioni ‘creative’ di cui il mai sufficientemente deprecato Michieletto é l’alfiere.

Domina la scena un grande drappo agitato dal vento che assume colori diversi e volta a volta é cielo, alcova e sfondo. Quella che forse é un po’ mancata é una dinamica nei movimenti dei cantanti che spesso cantano in modo statico senza conformarsi allo spirito della musica eseguita. La direzione di Adam Fisch é stata di alto livello con l’unica pecca di alcune sonorità che hanno sovrastato il canto, ma solo con Jago e non per responsabilità del direttore. Complessivamente un bello spettacolo che ha degnamente concluso il ciclo del teatro in procinto di traslocare in un improbabile capannone fieristico per la bella durata di 4 anni (che poi vengono sempre sforati). Ma bando alle tristezze: un Otello all’altezza delle migliori tradizioni del comunale di Bologna?

Leggi anche il blog Kurvenal dell’autore Giovanni Neri

E-mail: giovanni.neri@unibo.it

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