Un Punto Luce affinché ognuno possa riscrivere il proprio futuro

Nati nel 2014 con la campagna Illuminiamo il Futuro di Save the Children, i Punti Luce sono spazi educativi nelle zone più svantaggiate e complesse delle città italiane. Qui bambini e genitori sono accompagnati da educatori ed educatrici nello svolgere quante più attività personalizzate possibili. In tempo di pandemia si stanno battendo per arginare il cosiddetto learning loss, ovvero la perdita o l’indebolimento di tante capacità a causa delle limitate occasioni di socialità e di scuola. Ne abbiamo parlato con Chiara Dalledonne Vandini, assegnista di ricerca Unibo che ha partecipato attivamente ad alcuni laboratori

 

Di Federica Nannetti

 

«Educare al bello, alla bellezza, per far capire come nella vita ci sia la possibilità di scegliere e di trovare altro» rispetto al quotidiano: una bellezza che passa attraverso attività, giochi e letture legate a vicenda da una narrazione, da una storia sviluppata insieme, idea dopo idea. Sono queste le parole di un’educatrice attiva all’interno del Punto Luce Save the Children di Brindisi dopo un periodo di riscrittura dei propri programmi educativi per arginare i risvolti negativi provocati dal lockdown sui bambini più piccoli (in particolare sulla fascia di età compresa tra i cinque e i sei anni, ovvero quella sulla soglia della primaria e priva di alcuni tasselli fondamentali assimilabili durante l’ultimo anno di scuola dell’infanzia). Ma è anche la sintesi perfetta di una sfida educativa condotta sotto l’osservazione di due pedagogiste del dipartimento di Scienze dell’Educazione Giovanni Maria Bertin dell’Alma Mater che, appunto, ne hanno raccolto la testimonianza ma ne hanno anche studiato punti di forza e metodologie più efficaci.

Bimbo attività Attività e giochi liberi all’aperto
Bimbo attività
Attività e giochi liberi all’aperto

«Uno dei pilastri sui quali si fondano le azioni educative dei Punti Luce – ha spiegato Chiara Dalledonne Vandini, una delle due osservatrici e assegnista di ricerca Unibo – è quello di creare una vera e propria rete di supporto per rispondere a esigenze specifiche e personali. Di conseguenza ciascun percorso viene strutturato ad hoc e calato in un preciso contesto territoriale» che, nella quasi totalità dei casi, è caratterizzato da un backgroung socio-culturale variegato e a volte complesso. L’osservazione, l’ascolto e l’azione mirata ad assicurare il benessere dei singoli bambini e delle rispettive famiglie sono da sempre parte di un’etica della cura considerata prioritaria, tuttavia l’emergenza sanitaria e il distanziamento obbligato che si è portata dietro hanno indotto il Punto Luce di Brindisi e il Punto Luce di Roma Torre Maura a rimodellare le attività, senza stravolgerle, seguendo un filo narrativo capace di collegare tante attività (anche appartenenti a diverse discipline) quasi fosse una storia.

Le due ricercatrici dell’Università di Bologna, infatti, sono state chiamate a porre il proprio sguardo e a diventare parte integrante della vita di due luoghi specifici, ovvero gli “spazi mamme” dei Punti Luce sopracitati (Brindisi, nel quartiere Perrino, e Roma, nel quartiere Torre Maura) che, a loro volta, hanno riprogrammato la propria offerta educativa di supporto alla genitorialità tenendo ben presenti gli obiettivi del programma Riscriviamo il Futuro. Con l’ambizione di raggiungere 100 mila bambini e adolescenti su tutto il territorio nazionale tra giugno 2020 e settembre 2021, il suo obiettivo è quello di lottare contro la povertà materiale (e non solo) che sta mettendo in discussione sempre più il diritto all’istruzione e la costruzione di un futuro degno. «L’educazione, formale e non – è il principio ispiratore di Save the Children -, rappresenta per i bambini l’ancora di salvezza per avere opportunità nel presente ma soprattutto per costruirsi il proprio domani». Del resto il primo lockdown, allacciato a stretto giro alle vacanze estive e poi proseguito con continue interruzioni fino a oggi, ha avuto e sta continuando ad avere un impatto sulla crescita delle nuove generazioni tuttora in evoluzione e da quantificare in termini di portata.

Giornata a tema astronomia Simulazione di un campeggio sotto le stelle durante la giornata dedicata al tema astronomia
Giornata a tema astronomia
Simulazione di un campeggio sotto le stelle durante la giornata dedicata al tema astronomia

L’indebolimento o, addirittura, l’arretramento delle competenze e delle abilità (volendo usare il termine più settoriale, il cosiddetto learning loss) conseguente alle restrizioni per il contenimento del Covid-19 è riconducibile a tutte le aree di apprendimento dei bambini, da quella psico-motoria a quella linguistico-espressiva e, ancora, a quella logico-matematica. Basti pensare, per esempio, a tutti coloro che si sono trovati a vivere per più mesi in un contesto familiare con una prima lingua diversa dall’italiano: il rischio di una perdita di padronanza di quest’ultima si è rivelato essere tutt’altro che remoto. Ecco perché all’interno di tanti e diversi sfondi narratori, come li ha definiti Dalledonne Vandini, si sono andate via via intrecciando e connettendo letture, piccole produzioni artistiche, giochi e attività motorie. La predisposizione di una simile cornice tematica ha il vantaggio, da una parte, di facilitare l’apprendimento di concetti legati a vari ambiti disciplinari (scienze, storia, musica o arte); dall’altra, di favorire il benessere psicologico dei più piccoli in una positiva relazione con l’altro. Un esempio? L’esplorazione dello spazio: dunque una lettura che accompagna in un viaggio immaginario lontano dalla Terra, la costruzione di un proprio e personalizzato razzo che, nel momento dell’esperimento scientifico, riesce a staccarsi dal suolo come per magia e, infine, una piccola rappresentazione teatrale travestiti da astronauti.  

 

Nell’ottica di un miglior sviluppo psico-fisico non possono poi mancare le interazioni con i propri coetanei e con gli adulti, una sorta di tutoraggio alla pari e nel rispetto dei ritmi individuali, ma sempre volendo co-costruire le conoscenze e le abilità. Un giorno, a conclusione di una lettura collettiva, è stato chiesto a ogni bambino e rispettivo genitore di realizzare una medaglia: da una parte, il primo ha dovuto disegnare il proprio autoritratto, dall’altra, il secondo ha dovuto scrivere una qualità del tutto speciale del proprio figlio. Un lavoro complementare, di unione anche fisica di due parti di uno stesso oggetto, che è andato poi a rappresentare il premio finale di un più lungo percorso di psicomotricità collettivo. Un gesto, quello di ricevere dalla propria mamma o dal proprio papà la medaglia al collo, che racchiude relazione, creatività, movimento.

Lo scambio generazionale, però, non si verifica solo tra minori e adulti ma, a un livello diverso, anche tra bambini più piccoli e bambini di poco più grandi per supportare l’altro nell’acquisizione di nuove competenze. Come raccontato da Dalledonne Vandini, è capitato che, nell’ambito di una rappresentazione teatrale a partire da un libro da leggere, una bimba abbia aiutato alcuni dei più piccoli nell’interpretazione dei personaggi, suggerendo loro qualche indizio tratto dalle pagine appena sfogliate e lette. «Se, da una parte – ha aggiunto – la bambina riesce a perfezionare la propria lettura, dall’altra i compagni possono migliorare l’ascolto, l’attenzione e l’espressività. Pur rimanendo all’interno di un clima ludico, le varie dimensioni didattiche trovano così il giusto contesto di potenziamento».

Laboratorio artistico Laboratorio di disegno per bambini fino ai sei anni
Laboratorio artistico
Laboratorio di disegno per bambini fino ai sei anni

La stessa attenzione al singolo è poi valida anche per quanto riguarda la partecipazione alle attività ritenute più coinvolgenti. E, infatti, la stessa scelta di partecipare o meno (o per quanto tempo) a un laboratorio non è mai imposta, favorendo talvolta la semplice richiesta di gioco libero all’aperto. «Da un punto di vista pedagogico – hanno aggiunto le ricercatrici dell’Unibo – questo approccio è assolutamente utile a stimolare l’attenzione e il coinvolgimento, che riguarda sempre l’intero individuo con tutti i suoi cinque sensi».

Tutto questo sarebbe impensabile senza una programmazione quasi maniacale della settimana da parte del team dei Punti Luce e condivisa con le famiglie che frequentano gli “spazi mamme”. «Vi è un approccio sistemico – ha concluso Chiara Dalledonne Vandini -, un’attenzione incredibile a tenere insieme tutte le sfaccettature di crescita di un individuo, pur sempre modellate sulle esigenze del territorio. L’integrazione della dimensione sociale, emotiva, relazionale è una priorità ricorrente in tutti i progetti di Save the Children che l’Università di Bologna sta seguendo».

Insomma, un modo rivelatosi utile a colmare parzialmente il gap conoscitivo indotto dall’isolamento e dunque meritevole di essere potenziato ed esteso anche agli altri Punti Luce, ma che deve fare i conti con una situazione di progressivo aumento della povertà educativa e materiale che ha portato alla dispersione di molti studenti a rischio. «Non frequentare la scuola – ha scritto Save the Children nel suo manifesto descrittivo della campagna Riscriviamo il Futuro – significa non solo perdere opportunità di apprendimento, ma precipitare ai margini, sparire dai radar». Alla messa in campo di strategie come quelle dei Punti Luci o alla distribuzione di tablet e connessioni gratuite, la richiesta portata sul tavolo del Governo è quella di arginare la povertà educativa attraverso un piano per l’infanzia e l’adolescenza, nonché con una unità che ne sappia coordinare l’attuazione. Del resto le prime stime Istat 2020 hanno messo in luce un picco di 5,6 milioni di persone in povertà. Sebbene i dati definitivi arriveranno il prossimo giugno, quelli preliminari hanno evidenziato un grado di impoverimento differente nelle varie fasce di età: sono soprattutto i più giovani a pagare il prezzo più caro, basti pensare che tra gli zero e i 17 anni l’aumento è stato superiore ai due punti percentuali. Il tasso di povertà assoluta è in questo caso passato dall’11,4% del 2019 a un possibile 13,6% dell’anno scorso. Che la fascia dei minori sia la più colpita e vulnerabile non è una novità portata dalla pandemia ma, al contrario, è una tendenza rilevabile già dal 2011. Tuttavia anno dopo anno il divario, in confronto alle altre fasce d’età, è andato accentuandosi. Solo nel 2019, rispetto agli anni precedenti, si è verificata una piccola contrazione, ma buona parte di questi ultimi traguardi è stata vanificata dagli effetti del Covid. Tutto questo dovrebbe indurre a una seria riflessione, ancor più comprendendo come il tessuto sociale sul quale si è innestato non fosse ancora in equilibrio dopo la crisi economica iniziata nel 2008.

Spazio Mamme “Spazio mamme” all’interno dei Punti Luce, dove le educatrice dell’Unibo hanno svolto il proprio lavoro di osservazione e di supporto pedagogico
Spazio Mamme
“Spazio mamme” all’interno dei Punti Luce, dove le educatrice dell’Unibo hanno svolto il proprio lavoro di osservazione e di supporto pedagogico

Ecco che viene ingigantito il valore di realtà educative come quelle fin qui descritte. In un simile e complesso contesto, dunque, i Punti Luce possono essere considerati una sorta di microcosmo dove porre le basi di valori e principi imprescindibili da fare propri e da replicare, successivamente, nella vita di tutti i giorni e al di fuori di questi spazi controllati. Il senso di appartenenza e di comunità, la valorizzazione delle competenze di ogni singolo bambino nel rispetto delle proprie peculiari diversità e dei rispettivi ritmi, la gestione della complessità delle situazioni e la fiducia nelle risorse di ciascuno sono tutti tasselli di un orizzonte esperienziale ben più vasto. Sono le fondamenta per il futuro.

 

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