Un ricordo di Marjane Satrapi
La regista e autrice franco-iraniana Marjane Satrapi, la cui serie di romanzi a fumetti e il film Persepolis hanno fatto conoscere al mondo occidentale come si vive in Iran all’indomani della Rivoluzione islamica, è morta il 3 giugno scorso a cinquantasei anni. Molte e molti ricorderanno come sia stato bello averla a Bologna soltanto tre anni e mezzo fa in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del nostro ateneo (ne abbiamo parlato qui). La sua morte è stata annunciata dal presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha definita «una figura di spicco della cultura francese» e «un’artista amante della libertà, il cui lavoro trasmetteva un messaggio universale».
Marjane Satrapi era nata il 22 novembre 1969 a Rasht, nel nord-ovest dell’Iran, vicino al Mar Caspio, ed era cresciuta a Teheran. Suo padre era un ingegnere e sua madre una stilista. La famiglia era politicamente attiva e impegnata in una vigorosa campagna contro il regime di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo scià dell’Iran, e poi, in seguito alla Rivoluzione islamica, contro quello dell’ayatollah Khomeini, di cui vive la salita al potere a soli nove anni. E non le serve aspettare di diventare grande per trovare insopportabili le restrizioni imposte dal regime della Repubblica Islamica. Tra queste – ricordiamolo perché ce n’è sempre bisogno – c’era la norma che imponeva alle donne di indossare l’hijab per nascondere i capelli: «dover indossare qualcosa che non volevo indossare, non poter esprimere esattamente ciò che volevo fare», spiega in un’intervista nel 2007, «semplicemente non riuscivo a sopportarlo». Dai suoi racconti impariamo che le ragazze della sua scuola si toglievano il velo durante la ricreazione, legandolo insieme per ricavarne una corda per saltare.

All’età di quattordici anni, dopo aver schiaffeggiato un preside che aveva cercato di toglierle i gioielli, viene mandata a Vienna a vivere con una famiglia iraniana dove, non sapendo parlare tedesco, affronta lo shock culturale e un periodo turbolento di quattro anni durante il quale vive in strada. Di ritorno a Teheran studia arte e si sposa (per un breve periodo). Nel 1994, in seguito al divorzio, si trasferisce a Strasburgo, in Francia, dove si laurea in arte prima di trasferirsi a Parigi, dove ha dato vita alla sua serie Persepolis per la quale tutte e tutti la conosciamo, fumetti in bianco e nero animati alternativamente da umorismo, sensibilità e rabbia, che illustrano le sue esperienze da ragazzina e poi da giovane adulta sia in Iran che in Austria, ripercorrendo non solo il suo percorso personale, ma anche l’evoluzione della politica iraniana e il suo impatto sui cittadini, in particolare sulle donne. Come aveva dichiarato in un’intervista a Vogue, «non potevo di punto in bianco dire “Questa è un’analisi di quanto è accaduto negli anni 70, 80 e 90 in Iran”, perché non mi occupo né di storia né di politica. Sono una persona che è nata in un determinato posto, in un determinato momento storico, e posso non sapere tutto, ma di certo so bene quello che ho vissuto. Lo conosco bene».
Pubblicati in Francia tra il 2000 e il 2003, i libri sono stati tradotti in inglese a partire dal 2003 e successivamente in più di venti lingue. «Per la mia generazione (le ragazze che hanno iniziato l’adolescenza nell’Iran degli anni ’80 e l’hanno conclusa in Occidente) Marjane Satrapi era la portavoce del nostro trauma, della nostra educazione e di quel nostro particolare senso di vergogna, repressione e schiettezza», ha scritto la romanziera iraniana Dina Nayeri sul Guardian alla notizia della morte di Satrapi, «ci ha rese comprensibili ai nostri coetanei occidentali».

Nel 2007, insieme al suo partner creativo Vincent Paronnaud, Satrapi ha co-sceneggiato e co-diretto il film d’animazione Persepolis che ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes ed è stato candidato come Miglior Film d’Animazione agli Oscar del 2008, rendendo Satrapi la prima donna nella storia a essere candidata a quel particolare riconoscimento. I due hanno collaborato nuovamente al film del 2011 Chicken with Plums, tratto dall’omonimo romanzo grafico del 2004 e incentrato sugli ultimi giorni di vita del suo prozio. Tra le altre opere figurano il romanzo grafico del 2003 Embroideries, incentrato sulle vicende amorose delle donne iraniane, e i lungometraggi The Voices (2014) e Radioactive (2019), un film biografico su Marie Curie, entrambi da lei diretti.
Ha pubblicato il suo ultimo romanzo grafico nel 2024 intitolato Donna, Vita, Libertà che raccoglie le opere sue e di altri artisti e accademici realizzate in risposta all’uccisione di Mahsa Amini avvenuta nel 2022, una ventiduenne curda iraniana picchiata a morte dalla polizia dopo essere stata arrestata per non aver indossato l’hijab.
Parallelamente alla sua attività di scrittrice, Satrapi ha intrapreso anche la carriera di pittrice per la quale nel 2024 è stata eletta all’Académie des Beaux-Arts; l’anno successivo, in polemica con l’allora ministra della Cultura francese Rachida Dati, rifiuta la Legion d’Onore, la più alta onorificenza francese, con un post su Instragram in cui spiega: «non posso ignorare quello che considero un atteggiamento ipocrita nei confronti dell’Iran – e ancora – non posso continuare a vedere i figli degli oligarchi iraniani venire a trascorrere le vacanze in Francia, e persino ottenere la cittadinanza, mentre allo stesso tempo i giovani dissidenti hanno difficoltà a ottenere un visto turistico per venire a vedere com’è il paese dell’Illuminismo e dei diritti umani».
Satrapi è rimasta per tutta la vita una convinta e schietta oppositrice del regime islamico del suo Paese natale e una sostenitrice dei diritti delle donne. Il suo obiettivo principale, tuttavia, era quello di umanizzare gli iraniani. In un’intervista al Guardian nel 2024, ha osservato che i festival cinematografici occidentali erano attratti da un cinema iraniano che mostrava il Paese «bloccato nel Medioevo», con immagini di «una collina e un asino» che evocavano una vita semplice. «Fanculo», disse alla testata. «Viviamo nelle città, abbiamo problemi molto complicati». Persepolis, spiegò, mirava in definitiva a far capire al pubblico: «Oh, in realtà sono esseri umani come noi».
Immagine di copertina: Marjane Satrapi, © Talia Whyte 2026

