Una salvaguardia ecologica e sostenibile della bellezza delle opere d’arte

Il nuovo Green Deal europeo impone l’adozione di iniziative strategiche mirate ad avviare l’UE sulla strada di una transizione verde. In quest’ottica anche la conservazione del patrimonio culturale dovrà porsi al centro di un sostanziale cambiamento verso un settore sostenibile, mobilitando gli operatori del restaurato affinché si assumano la responsabilità degli impatti a lungo temine delle loro pratiche per una transizione sostenibile.

Pertanto, sarà necessario garantire che gli standard di conservazione e restauro del patrimonio culturale possano essere soddisfatti in modo ecologico. In tal senso, la ricerca scientifica sta giocando un ruolo di primaria importanza come dimostra lo sviluppo di un tessuto-non-tessuto che unitamente a solventi non tossici potrà essere utilizzato per restaurare opere d’arte in modo sicuro per l’operatore, economico e sostenibile per l’ambiente.  La ricerca, finanziata sia in ambito europeo (progetto GoGreen) che italiano ( progetto SuPerStar), è opera di un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica “G. Ciamician” del nostro Ateneo tra cui Rocco Mazzeo, Maria Letizia Focarete (Direttrice del Dipartimento), Silvia Prati, Giorgia Sciutto, Chiara Gualandi e Francesca Ramacciotti.

Procedimento restauro tessuto non tessuto
Procedimento restauro tessuto non tessuto

La nuova metodologia di restauro può essere utilizzata per rimuovere selettivamente sia vernici sintetiche che naturali da opere pittoriche, da sculture, reperti archeologici, materiale archivistico e persino pellicole cinematografiche. L’intervento è semplice e consiste nel posizionare il tessuto-non-tessuto, intriso dell’opportuno solvente, sulla superficie dell’opera d’arte. In pochi minuti, il solvente interagisce con lo strato da rimuovere che, rigonfiandosi, viene assorbito dal tessuto che quindi viene asportato dalla superficie. Questa metodica riduce sensibilmente il rischio di danneggiamento dell’opera su cui si sta intervenendo in quanto confina l’azione solvente al solo strato che si intende rimuovere e, al tempo stesso, limita l’utilizzo di solvente, con evidenti vantaggi sia economici che ambientali. Inoltre, l’utilizzo di solventi green che siano non tossici per l’operatore e sostenibili dal punto di vista ambientale garantisce tempi inferiori di contatto con la superficie dell’opera d’arte riducendo sensibilmente il rischio che essi siano adsorbiti dagli strati pittorici.

La nuova metodologia di pulitura rappresenta un fondamentale passo in avanti verso lo sviluppo di una conservazione del patrimonio culturale intesa come pratica ecologica e sostenibile.

 

Foto copertina: Procedimento del restauro con il tessuto non tessuto brevettato da Unibo fotogramma del servizio giornalistico trasmesso nel Tgr Emilia-Romagna il 24 giugno scorso

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