Unibo e la città nelle grotte della Luna

di Lorenzo Monaco

L’ESA, l’ente spaziale europeo, svolge in collaborazione con l’Università di Bologna – e altre – programmi per addestrare gli astronauti a diventare speleologi. Ma cosa c’entrano le grotte con l’esplorazione spaziale? Un recente studio coordinato dall’Alma mater e dall’Università di Padova contribuisce a chiarirlo.

Robert A. Heinlein alla World Science Fiction Convention del 1976

Si può vivere sulla Luna? Spazio 1999 – una serie TV di successo andata in onda dal 1975 al 1977 – immaginava Base Alpha, un costrutto di metallo capace di ospitare qualche decina di persone e posizionato sulla superficie della Luna, all’interno di un cratere. Qualche anno prima, nel 1966, lo scrittore di fantascienza Robert Heinlein aveva invece supposto un altro tipo di colonie lunari.

Ne La Luna è una cattiva maestra descrive infatti il satellite terrestre popolato da milioni di persone in città completamente sotterranee. Entrambe le visioni sono rimaste pure costruzioni immaginarie: finora, col programma Apollo, hanno calcato il suolo lunare solo 12 persone, l’ultima impronta è stata lasciata nel 1972 e nessuno è rimasto più a lungo di qualche giorno. Da allora. A guardare i media tradizionali, l’idea di una presenza fissa dell’uomo su un corpo al di fuori della Terra – sia in avamposti superficiali che sotterranei – sembra essere scivolata via dal dibattito, relegata a qualche racconto di fantasia. Ma al di fuori delle pagine di giornali e degli schermi TV, il sogno si sta gradualmente concretizzando.

L’ESA ha annunciato un progetto di villaggio lunare e la NASA, in una rete di ricerca internazionale a cui contribuisce la stessa ESA, ha ottimisticamente stabilito la realizzazione di un prima base lunare già nel 2024. Il programma già nel nome è legato al precedente Apollo, il dio del Sole: porta infatti il nome della dea Artemide (ARTEMIS), sorella di Apollo e più propriamente divinità lunare.

Fontana di Artemide-Diana, Piazza Archimede, Siracusa

E individua la prima colonia umana sulla superficie della Luna, al polo sud del satellite, luogo ideale in cui trovare sia l’essenziale energia solare che la fondamentale acqua, che si trova allo stato solido nel gelato fondo del cratere sul cui crinale andrebbe costruita la base.
È un addio all’idea delle città sotterranee? No, perché vivere sotto il terreno lunare permetterebbe all’uomo di risolvere almeno due problemi tipici della superficie: le pericolose radiazioni solari, che sulla Luna non sono filtrate da alcuna atmosfera, e la continua caduta di micro-meteore dal cielo (per avere un’idea ci quanti detriti spaziali possano precipitare, sulla Terra ogni anno cadono 30.000 meteore, che per la maggior producono solo scie luminose e un imprecisato numero di desideri silenziosi in chi le vede brillare al buio).
Per questi motivi, sebbene sia unanimemente ritenuto che qualsiasi comunità lunare
underground sia realizzabile in futuro piuttosto remoto, la scienza di oggi non si esime dal cercare di disegnare gli scenari che ci aspetteranno. Ma dove installare le basi lunari sotterranee? L’Università di Bologna, in team con quella di Padova, ha appena concluso un grande studio di caratterizzazione dei cosiddetti “tubi di lava” lunari (ma si trovano anche su Marte), formazioni geologiche a cunicolo coperte da diversi metri di roccia ed evidenziate nelle foto satellitari da profondi buchi, voragini situate dove le volte laviche hanno ceduto a causa dell’impatto con qualche asteroide nel lungo passato del satellite.

Riccardo Pozzobon

Lo studio, coordinato dallo speleologo Francesco Sauro (nell’immagine di copertina), dell’ESA e professore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Alma Mater, insieme al collega Riccardo Pozzobon dell’Università degli Studi di Padova, ha voluto capire meglio la topografia di queste grotte extraterrestri paragonando i fori dei tubi di lava lunari osservati con le sonde interplanetarie con quelli del nostro pianeta, già esplorati ad esempio alle Hawaii, alle Canarie, in Australia e in Islanda. Se dunque le formazioni geologiche lunari sono studiabili tramite modelli digitali, quelle terrestri sono analizzabili con rilievi topografici estremamente precisi, come le scansioni laser effettuate nei tubi di lava di Lanzarote o delle Galapagos. Lo studio conferma quanto qualcuno sospettava: i tubi lavici lunari sono colossali. Sulla Terra infatti possono raggiungere un già ragguardevole diametro di 30 metri.

Francesco Sauro

Sulla Luna riescono ad essere mille volte più grandi (su Marte sono 100 volte più grandi). Un diametro di 30 chilometri porta con sé una stima ancor più impressionante: le grotte vulcaniche lunari potrebbero avere un volume di un miliardo di metri cubi, capaci quindi di contenere teoricamente piccole città.
A livello puramente matematico quindi, l’idea di costruire grandi comunità umane nel sottosuolo lunare appare fattibile. Oltre alla protezione dalle radiazioni cosmiche e dai meteoriti, questi ambienti offrono anche il vantaggio che le temperature non cambiano molto dal giorno alla notte. Un dato che, se non ha un’applicazione immediata nell’esplorazione lunare, potrebbe avere una grande importanza per quella di Marte, probabilmente il prossimo pianeta ad essere esplorato dall’uomo e in cui il sistema sotterraneo delle grotte è uno dei candidati possibili per installare un avamposto umano.

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