Valore creato in una prospettiva internazionale

di Francesca Montuschi

AlmaEngage, Virtual exchange between adminsitrative staff, servizi internazionali allargati, sono alcuni dei numerosi benefici interni alla comunità accademica e per la società.

Il vero viaggio di scoperta, qualcuno ha scritto, non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. Il processo della internazionalizzazione si è trasformato nel corso del tempo. Negli anni ‘50 e ‘60, internazionalizzare voleva sostanzialmente dire formare gli studenti nella formazione alle lingue estere. Negli anni ‘70 e ‘80 si sono avviati i programmi di mobilità di studenti e professori, affinché partecipassero gli uni a programmi di formazione, i secondi insegnassero in realtà universitarie estere. Oggi il processo di internazionalizzazione è visto in modo completamente diverso: esso è diventato a pieno titolo un fattore rilevante delle strategie delle Università. In questo contesto, è di dominio pubblico la convinzione e la percezione che per favorire la crescita socio-economica di una nazione è necessario fornire alle imprese figure professionali preparate e in grado di operare in contesti internazionali, di comprendere e integrarsi con le diverse culture locali, lavorando in una società multiculturale e organizzata. Gli esempi dell’India e della Cina, i cui governi stanno favorendo la crescita di un mercato enorme per le università occidentali, possono senza dubbio rientrare in questa casistica. Esiste un concetto duplice di internazionalizzazione della cultura e dell’istituzione universitaria che investe il governo di un paese e quindi le istituzioni centrali, e un approccio all’internazionalizzazione che riguarda il singolo Ateneo. Una visione sistemica del fenomeno dovrebbe portare gli attori coinvolti ad adottare azioni e strategie tra di loro integrate al fine di conseguire vantaggi sinergici e collettivi. Per incentivare l’internazionalizzazione del sistema universitario italiano, il Miur ha avviato specifiche iniziative di incentivazione prevedendo l’attivazione di un fondo di finanziamento. In particolare, il fondo ha finanziato nel corso degli anni i programmi di studio e di ricerca che prevedano la presenza congiunta di docenti italiani e stranieri, nonché il mutuo riconoscimento dei periodi e dei titoli di studio acquisiti all’estero o congiuntamente come doppi titoli. A livello di singola istituzione accademica, le motivazioni di spinta verso l’internazionalizzazione sono in genere rintracciate nel prestigio e nella reputazione dell’Ateneo, nello sviluppo culturale degli studenti, e di tutto il corpo docente e non docente, nella produzione di conoscenza e certamente nella creazione di valore economico. Da una parte, quindi, le motivazioni socio-culturali tipiche della cooperazione, dall’altra la natura economico-commerciale che trova nella competizione la principale giustificazione. In particolare, se affermiamo che l’Università si configura come sistema vitale, allora ne consegue che essa pone in essere relazioni e interazioni con il contesto allargato in cui opera. In effetti l’Università è un sistema a cui prendono parte una molteplicità di attori e di cui si interessa un altrettanto vasto numero di interlocutori. Proprio su tale aspetto si fonda la teoria degli stakeholder, secondo la quale alla dimensione sociale e pedagogica dell’Università si affianca una più propriamente imprenditoriale, e nell’analizzare gli effetti dell’agire universitario è opportuno garantire un giusto equilibrio tra gli obiettivi prettamente pedagogico culturali e le più ampie ricadute e responsabilità di natura sociale, economica, politica che una Università può generare. Pertanto, possono essere considerati interlocutori non solo i destinatari finali, ma anche quelli intermedi, il personale docente e non docente, le istituzioni locali e centrali, i fornitori, imprese, e in generale tutti i soggetti che a fronte di un servizio o apporto di risorse, contributi derivano la soddisfazione di benefici o ritorni di natura materiale, immateriale ed economica. Vi è ora la consapevolezza, in altre parole, che il valore creato nei confronti di ciascun interlocutore ha i suoi effetti sulla capacità stessa dell’Università di perseguire le proprie finalità e di attrarre verso di essa quelle risorse e quei ritorni necessari ai suoi scopi.

Indirizzato al personale amministrativo, l’Ateneo recentemente ha avviato, in aggiunta allo staff training, l’interessante progetto “Virtual exchange between adminsitrative staff”, volto alla sviluppo delle competenze interculturali per il personale delle amministrazioni universitarie (Intercultural Competence for University Administration Staff) con la specificità di non doversi spostare fisicamente dalla propria sede di lavoro.

Il progetto rientra nell’ambito delle azioni del Working Group on Academic Exchange and Mobility (AEM) del Coimbra Group, e si prefigge, come finalità, il miglioramento della conoscenza della lingua inglese, la consapevolezza interculturale, e la interessante possibilità di fare esperienze interculturali e di scambio rimanendo presso la propria struttura. 50 ore di “attività di stage” da svolgersi in un periodo temporale di 6 mesi permetteranno così, al personale amministrativo che aderirà, un proficuo scambio di follow-up fra partner.

Elemento imprescindibile per poter parlare di internazionalizzazione è la dimensione internazionale della Faculty. L’ Ateneo ha iniziato, per esempio, un percorso di di AlmaEngage, una struttura di coordinamento virtuale di attività di cooperazione allo sviluppo a vocazione locale e internazionale, che inserisce nel più ampio processo di apertura al mondo esterno e di condivisione e trasferimento delle conoscenze a vantaggio della società, sui temi della cooperazione allo sviluppo. “Le Università hanno un ruolo chiave nel creare innovazione e nel trasferire alla società nuove conoscenze, capacità e competenze sempre più necessarie per affrontare le sfide globali”, spiega la prof.ssa Alessandra Scagliarini, prorettrice alle relazioni internazionali dell’Alma Mater. “Servono soluzioni e strategie innovative capaci di connettere crescita economica e sostenibilità. Per questo è importante sostenere e promuovere le azioni che nascono all’interno dell’Università e che coinvolgono tematiche di utilità sociale: prodotti, servizi, modelli in grado di portare beneficio alle comunità, in una dimensione sia locale che internazionale.

Si può affermare che uno dei processi attraverso cui interpretare l’agire delle Università è quello di analizzare la capacità di creare, accrescere, consolidare nel tempo il valore erogato ai propri interlocutori. In particolare, per quanto riguarda i benefici che gli studenti ricercano nella partecipazione a curricula internazionali, dalla analisi di un’ampia letteratura, emergono sostanzialmente cinque macro aree di benefici: benefici linguistici, pedagogici, professionali, sociali e personali. Alcune ricerche sembrano identificare un miglioramento delle capacità cognitive in virtù dell’esperienza formativa all’estero; con un profilo internazionale gli studenti possono migliorare l’atteggiamento verso le persone, hanno una maggiore autostima e sono più propensi all’indipendenza e alla avventura. Rispetto a questo beneficio alcune ricerche sostengono che la crescita personale sia considerata il ritorno principale da parte degli studenti.

Con una offerta internazionale ampia e matura, l’Ateneo vuole stabilire una relazione di lungo periodo con gli alunni. Come enunciato chiaramente nel programma della prof.ssa Alessandra Scagliarini, l’Ateneo, per aumentare anche l’attrattività internazionale, vuole spostarsi su servizi internazionali allargati (orientamento, job placement degli studenti internazionale) e impostare sempre più una relazione con gli studenti secondo i principi del cosiddetto customer relationship management.

Creare un valore aggiunto crescente e rendere tutti gli interlocutori parte integrante di un processo di trasformazione e erogazione di servizi. Quello che interessa, insomma, è anche la situazione esperienziale, attribuire importanza ai benefici sociali e personali. Interessante e estremamente importante la ultima sfida che l’Ateneo si è posto: riuscire ad unire la situazione esperienziale una di tipo valoriale, ovvero esperire non più solo attraverso qualcosa ma per qualcosa.

A tal proposito, il direttore generale dell’Unesco ricorda che le politiche adottate dagli Stati in tema di formazione possono preparare tutti ad un futuro più sostenibile e socialmente responsabile.

 

Scheda di approfondimento ____________________________________________________________

Nel processo di apertura al mondo esterno e di condivisione e trasferimento delle conoscenze a vantaggio della società, nasce AlmaEngage: l’incubatore di attività di “social engagement” a vocazione internazionale dell’Università di Bologna.

Tra i principali obiettivi quello di promuovere e mettere a sistema iniziative di cooperazione allo sviluppo a vocazione internazionale pensate e realizzate dalle strutture d’Ateneo. AlmaEngage punta inoltre a ideare e realizzare iniziative per sensibilizzare e animare la comunità accademica e la cittadinanza sui temi della cooperazione allo sviluppo.

Tra le attività che vedono il coinvolgimento degli studenti Alma Mater:

– progetti di mobilità per studenti e giovani ricercatori con università dei Paesi in via di sviluppo;

– attivazione di corsi per lo sviluppo di competenze trasversali dedicati ai temi della cooperazione e lo sviluppo;

– iniziative di formazione e sensibilizzazione sui temi della cooperazione rivolte agli studenti dell’Ateneo;

– iniziative di formazione rivolte a studenti dei Paesi in via di sviluppo (e.g. Erasmus Mundus Azione 2, UNIBO4REFUGEES);

– promozione di progetti multidisciplinari di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e opportunità di lavoro sul campo per gli studenti (e.g. tirocini, ricerca tesi, esperienze sul campo, ecc.) al fine di rafforzare la cultura della cooperazione internazionale.

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