Visioni apollinee; Santa Sofia rende omaggio al conterraneo Enzo Bellini

Santa Sofia rende omaggio al conterraneo Enzo Bellini (1932-2015) con Visioni apollinee. Ordine e bellezza nel segno grafico di Enzo Bellini, la mostra personale dedicata alla sua ricerca artistica, visionaria e multiforme. Fino al 6 settembre 2026, la Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni (Viale Roma 5) presenta un nucleo di opere del pittore e incisore santasofiese che testimonia la centralità del disegno e del segno grafico nella sua pratica, sviluppata parallelamente alla produzione pittorica. L’esposizione conduce il visitatore in un percorso tra acqueforti e disegni, mettendo in luce l’immaginario più visionario dell’artista, con un testo critico di Lara Gaeta che ne approfondisce la ricerca.

Per comprendere le opere di Enzo Bellini occorre rinunciare, anche solo per un attimo, alla visione abituale del mondo che ci circonda. Solo così è possibile cogliere l’umanità che si cela dietro il fitto intreccio di segni grafici che caratterizza le sue opere in bianco e nero. È proprio su questa produzione, forse meno nota ma fondamentale per comprendere la ricerca dell’artista, che si concentra Visioni apollinee: un nucleo di opere realizzate in sottrazione, attraverso il solo uso dell’inchiostro nero, concepite in parallelo alla produzione pittorica a partire dagli anni Sessanta e proseguite fino agli ultimi anni della sua vita.

Enzo Bellini, Il Pesce (dett.), 1993, Courtesy Lara Gaeta

La formazione artistica di Bellini inizia in giovanissima età, nello studio del pittore romagnolo Innocente Biserni. Ad appena diciannove anni si trasferisce a Torino, dove apprende, sotto la guida dei mentori Attilio Aloisi e Felix de’ Cavero, le tecniche della pittura, dell’incisione e del disegno pubblicitario. È in questo periodo che inizia a delinearsi il suo linguaggio artistico, influenzato da maestri come Felice Casorati, la cui ricerca esercita un profondo fascino sulla sua sensibilità. Negli stessi anni in cui le avanguardie più sperimentali si affermano con forza, Bellini sceglie di percorrere una strada appartata restando fedele al medium pittorico e a un linguaggio iconografico saldamente ancorato alla realtà che lo circonda.

Enzo Bellini, Francesca, Silvia, Susanna e Ugo (dett.), 1995, Courtesy Lara Gaeta

La vivace Milano degli anni Sessanta rappresenta la seconda tappa della vita di Bellini, accogliendolo con nuove opportunità. Inizialmente si mantiene lavorando come decoratore e scenografo per il Piccolo Teatro della Città di Milano, realizzando anche copertine di libri e dischi. Ben presto, però, Bellini sente il richiamo della pittura, che lo spinge a dedicarsi esclusivamente alla carriera artistica. Seguono le prime mostre – la prima nel 1972 alla Galleria La Nuova Sfera di Milano – e i riconoscimenti, che ne consolidano l’affermazione nel panorama dell’incisione italiana contemporanea. Nonostante il successo, Bellini rimane profondamente legato alla sua terra, alla quale continua a tornare tanto nell’incisione quanto nella pittura. Il suo immaginario visivo si nutre di elementi legati alla sua città d’origine, che rendono il suo linguaggio artistico fortemente identitario e immediatamente riconoscibile.

Enzo Bellini nel suo studio, Courtesy Lara Gaeta

Le sue opere, ambientate in paesaggi rurali e boschivi popolati da animali, figure contadine e nature morte, richiamano mondi onirici abitati da personaggi sospesi tra realtà e fantasia, tradizione e memoria, sogno e racconto. Il suo tratto, graffiante e sicuro, conduce il visitatore in una dimensione intima e sospesa, saldamente ancorata alla tradizione figurativa italiana. Nella produzione di Bellini, l’incisione rappresenta il nucleo più significativo per comprendere appieno la sua visione del mondo. È nell’acquaforte che l’artista raggiunge gli esiti più alti: il suo segno, sottile e preciso, è al tempo stesso graffiante ed estremamente espressivo.

Enzo Bellini, La pecorella smarrita – Pecora nel paesaggio (dett.), 1999, Courtesy Lara Gaeta

Attraverso le fitte trame di linee che costruiscono l’immagine si intravedono le presenze che abitano l’universo liminale di Bellini, vibranti e vitali. Nelle acqueforti, come nei disegni a china, ritorna quella dimensione rurale e familiare che riconduce l’artista alle proprie origini: dalle poche presenze umane a quelle animali e vegetali, ogni elemento richiama Santa Sofia e i paesaggi romagnoli, tanto amati dall’artista da riuscire a evocarli anche in loro assenza. Le opere di Bellini sono visioni sospese in un mondo governato da ordine, equilibrio e chiarezza. È proprio in questa armonia rigorosa, dove ogni elemento trova il proprio posto naturale, che si rivela il carattere apollineo della sua ricerca: una tensione costante verso una bellezza silenziosa, capace di conciliare realtà e immaginazione.

Foto copertina:ritratto di Enzo Bellini nel suo studio, ph. credits Andrea Angelini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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