Vivian Maier // La fotografia ritrovata

di Fausto di Salvo

A Bologna in via San Felice 24 presso il nuovo spazio espositivo nel prestigioso palazzo Pallavicini si può ammirare fino al 27 maggio una fantastica mostra di fotografie di Vivian Maier, la cui fama e notorietà raggiungono meritatamente i livelli di quelle di Robert Capa e Sebastião Salgado.

La mostra offre ai visitatori un eccezionale percorso espositivo diviso in differenti sezioni tematiche, affrontando tutti gli argomenti che la Maier sentiva più cari e vicini: infanzia, autoritratti, ritratti, vita di strada, forme e colore.

La curatrice, in occasione dell’esposizione, ha eseguito una selezione molto accurata dell emigliaia di fotografie a disposizione; sono, infatti, presentate ben 120 fotografie in bianco e nero, di cui 10 in grande formato, 90 di formato medio più una meravigliosa sezione di 20 foto a colori relativa alla produzione degli anni Settanta dell’artista. L’originalità di Vivian Maier si esprime nel grande talento nello scattare fotografie che catturano particolari e dettagli evocativi della quotidianità piuttosto che la visione d’insieme, raccontando così la strada, le persone, gli oggetti e i paesaggi.

L’obiettivo della sua macchina fotografica intercetta con attenzione soggetti poco considerati all’epoca, rendendoli invece protagonisti del suo lavoro: la strada è il suo palcoscenico.
Nel centro di una sala troneggia un esemplare della Rolleiflex come quella che appare nei suoi autoritratti e l’ultima sala è dedicata a foto acolori, più recenti, realizzate con una più leggera e maneggevole Leica.

Mi si può obiettare che l’incipit del mio articolo suona strano: mentre tutti, anche i profani, hanno sentito nominare i due fotografi ai quali la ho accostata, di lei invece non si riesce a trovare traccia nella nostra memoria! Eppure le sue foto nulla hanno da invidiare a quelle dei sunnominati!

La verità è che si tratta di una storia molto singolare: il lavoro fotografico di Vivian Maier (1926-2009) (che nella vita faceva la governante) è rimasto nell’ombra fino al recentissimo 2007, quando John Maloof, figlio di un rigattiere, acquista un box a un’asta. Dalla scatola emergono effetti personali femminili di ogni genere appartenenti a una donna, Vivian Maier, il cui contenuto è stato messo all’asta a causa di ritardi nel pagamento dell’affitto. Tra questi oggetti emerge anche una cassa contenente centinaia di negativi e rullini, tutti ancora da sviluppare.

Dopo averne stampati alcuni ed averli mostrati in giro, Maloof si rende conto dell’immenso tesoro che ha tra le mani e, grazie alla sua intuizione ed accurata divulgazione, porta in breve tempo questa fotografa, allora assolutamente sconosciuta, a essere apprezzata e affermata a livello mondiale fra gli intenditori, ma ancora non entrata nell’ immaginario collettivo della cittadinanza. Dopo la morte le sue fotografie vengono esposte in tutto il mondo: nella sua patria, gli USA, ma anche in Europa tra Danimarca, Inghilterra, e Francia, fino ad arrivare negli ultimi anni in Italia ed ora anche a Bologna. Questa mostra, affollata di giovani il giorno che l’ho visitata, è una imperdibile occasione PER TUTTI per colmare questa lacuna culturale.

Per gli orari di apertura e ogni altra 

informazione www.palazzopallavicini.com


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