Voce di campionessa: Ester Balassini, Bologna, l’atletica e il martello

L’intervista alla primatista italiana del lancio del martello

 

di Michele Mastandrea

 

Compirà 44 anni il prossimo 20 ottobre. Ester Balassini è dal 25 giugno 2005 primatista italiana assoluta nella specialità del lancio del martello. La prestazione di Bressanone fu il punto più alto di una carriera che ha visto l’atleta laurearsi 15 volte campionessa nazionale. Balassini, bolognese doc (scuole superiori al Salvemini e università all’Alma Mater, dove si è laureata in Scienze della Formazione), racconta in questa intervista a CUBo le emozioni della sua vita da studentessa e atleta, oltre ai suoi progetti per il futuro nel mondo dello sport. Da poco infatti Balassini è stata nominata delegata provinciale per il territorio bolognese dalla Fidal, la Federazione Italiana Di Atletica Leggera.

 

Balassini, come si è avvicinata all’atletica leggera?

 

Ester Balassini
Ester Balassini

«Ho conosciuto il Cus Bologna alle medie, convocata dagli insegnanti di ginnastica per fare alcune gare studentesche di atletica. Erano gare di lancio del peso, di salto in lungo e di corsa. Nel salto in lungo arrivai terza e mi venne proposto di andare al Cusb a provare in una vera e propria società sportiva. All’inizio fu un tira e molla. Tra il 1994 e il 1995, grazie alla tenacia della mia amica Cristina Marchi, tornai al campo del Terrapieno con cognizione di causa rispetto agli approcci iniziali. Presi una direzione sportiva, quella dei lanci. In passato avevo provato tante cose diverse, alla fine scelsi il martello perché ero brava nella rotazione. Avendo fatto pattinaggio da piccola ero avvantaggiata»

 

Da lì il decollo.

 

«Il lancio del martello femminile è stato ufficializzato dalla World Athletics a livello di gare molto tardi, proprio nel 1995 quando cominciai. Ero al momento giusto nel posto giusto. Il martello era già noto a livello maschile, ma femminile era poco praticato. Fu grazie a Cristina Marchi che trovammo, guardando negli annuari, un ragazzo che nel 1976 proprio al Cusb lanciava il martello. Si trattava di Andrea Soldati, poi diventato medico dello sport in città. Fu lui ad affinare la mia tecnica sportiva per più di un anno, migliorandomi in maniera esponenziale. I miei risultati mi portarono dopo quell’anno intenso a cercare un allenatore vero e proprio, serviva un impegno maggiore e lui non poteva assicurarmelo. Prese il suo posto quella che divenne la mia storica allenatrice, Marinella Vaccari»

 

Quanto l’esperienza al Cusb è stata fondamentale per farla diventare una grande atleta?

 

«Il Cusb mi ha regalato la possibilità di crescere. Mi venne addirittura costruita una struttura apposita per fare lancio del martello, ovvero una pedana apposta per farmi lanciare dietro al complesso del Terrapieno. Qualcosa di non scontato, dato che altri – senza struttura dietro – hanno perso la possibilità di crescere come atleti»

 

Oltre al Cusb, ha frequentato anche l’Alma Mater.

 

«Io non volevo fare l’università, dopo le superiori volevo smettere. Mi dissero però che per fare le gare universitarie, che a loro volta qualificavano per i Mondiali universitari, dovevo iscrivermi all’ateneo. Fu una bella sfida per me, che “non ne volevo mezza” all’inizio. Mi iscrissi a Scienze della Formazione, perché era in ambito umanistico. Avendo fatto l’istituto tecnico, decisi di buttarmi all’opposto della formazione scientifica che avevo avuto. Frequentavo in via Zamboni, al 34, mi piaceva moltissimo e mi faceva sentire grande, anche se era complicato gestire anche gli allenamenti. Ne facevo anche nove a settimana»

 

Era molto difficile conciliare i due aspetti?

 

«A volte stavo male. Una volta sono quasi svenuta in allenamento, dopo aver mangiato di fretta dopo una lezione, prima di allenarmi. Dovevo scegliere, non era più compatibile. Diventai non frequentante e continuai a dare gli esami, anche se magari non proprio in pari, partecipando intanto alle gare. Mi sono innamorata nel frattempo dello studio, riuscendo anche a laurearmi con 108. Grazie al Cus ho dunque scoperto qualcosa in me che non credevo possibile. Ho avuto delle gratificazioni da studentessa che andavano al di là dello sport»

 

Ester Balassini
Ester Balassini

Per lei Bologna ha significato anche il primo record italiano, nel 1998.

 

«Sì, all’Antistadio, al campo Lucchini. Fu un risultato a sorpresa anche per la mia allenatrice, che non sapeva cosa fare di fronte a un record italiano, che prevede tutta una sua procedura per essere ufficializzato! Sarebbe un sogno tornare a vedere delle gare di atletica al Dall’Ara»

 

 

In molti sognano di raggiungere risultati come il suo primato nazionale, tuttora vigente.

 

«Il record italiano fu un’emozione stratosferica, Quel giorno a Bressanone dovevo gestire la concorrenza dettata dall’entrata nella storia di Clarissa Claretti, la mia storica rivale, che aveva abbattuto il muro dei 70 metri solo qualche giorno prima. Avevo tanta paura di perdere, in una vetrina così importante come i campionati italiani. Fortunatamente andò molto bene, ero in grande forma e andai subito in testa. Quando vidi che la Claretti terminò la gara dietro di me, e che avrei fatto l’ultimo lancio già da vincitrice, provai a buttare fuori tutto ciò che avevo “per fare il botto”»

 

Cosa ha provato nel momento in cui si è accorta di aver realizzato quel record?

 

«Mi sentii atleta ad alto livello. Il record mondiale era di circa 77 metri, io avevo 71 di personale, fare 73,59 fu davvero meraviglioso. Ricordo poco di prima e dopo, se non che in quell’attimo ebbi veramente una scossa, quasi un brivido, dentro di me ero elettrizzata. Ero quasi pilotata, telecomandata. Fu tutto al punto giusto, il martello, la trazione, tutto perfetto. Il martello tralaltro sfiorò in uscita la gabbia di tessuto, che a livello tecnico significa che ho perso qualcosa anche rispetto al risultato ottenuto»

 

Ester Balassini
Ester Balassini

Quanto crede che durerà ancora il suo primato? C’è all’orizzonte qualcuna che potrebbe batterlo?

 

«La mia allenatrice sta seguendo la ragazza che forse potrà battere il record, Sara Fantini del Cus Parma, che è venuta ora a Bologna per allenarsi proprio con Marinella Vaccari. La seguo con attenzione, Marinella mi informa»

 

 

Quale invece il suo maggior rimpianto?

 

«I Giochi di Sydney 2000. Quando iniziai a fare risultati venni catapultata di colpo nell’ambiente della Nazionale. Non ho avuto il tempo materiale per lavorare su me stessa. Solo dopo quattro, cinque anni da quando avevo cominciato mi sono ritrovata alle Olimpiadi. Non ero pronta a livello psicologico, davanti a tutta quella gente sentii una forte pressione. Purtroppo, durante il lancio che poteva essere quello giusto, scivolai sotto la pioggia e feci nullo. Il rimpianto è che per tutto il 2000 ho avuto una media di 65,50 metri su circa dieci gare disputate, e a Sidney il bronzo fu ottenuto a 66,20. Sarei dunque arrivata quarta nella gara, e stando sulle mie misure di quell’anno potevo anche avere dei lanci superiori»

 

Dopo una splendida carriera è appena rientrata nel suo mondo, da delegata provinciale Fidal. Quali sono le sue priorità per sostenere l’atletica sul territorio bolognese?

 

«Quando mi hanno proposto due mesi fa di diventare delegata provinciale era da un po’ che avevo chiuso con lo sport, per seguire i miei due bambini. Guardavo solo le gare internazionali più importanti.  È stato Luca Galletti, ex quattrocentista ora rappresentante Fidal regionale, a propormi questo ruolo, su spinta dell’attuale presidente. Ero un po’ spaventata, sono sempre stata più una da campo che da ufficio. Mi hanno proposto un ruolo sociale, di promozione e ho deciso di buttarmi. Mi occuperò di andare nelle scuole a promuovere i valori dello sport, partirò dalla base, raccontando quello che lo sport è, quello che lo sport dà. Manterrò rapporti con le società e insieme alle altre persone che fan parte della squadra ci occuperemo di portare in alto il nome dell’atletica in città»

 

Bologna ha delle potenzialità?

 

«Ha perso un pochettino smalto, da capoluogo di regione, rispetto ad altre province e territori che hanno puntato molto sugli impianti. Gioveremo però in futuro di attività come la riqualificazione del Centro Sportivo dell’Arcoveggio, su cui si sta lavorando per creare un impianto importante destinato all’atletica. Anche l’impianto del Baumann verrà migliorato. E ancora, il Cusb, con alcuni lavori finanziati soprattutto dall’Unibo, a cavallo tra 2021 e 2022 dovrebbe avere una struttura sportiva universitaria invidiabile da tutti a livello internazionale. Mi fa molto piacere essere rappresentante in questo momento, così tornerò a mettere piede al Cusb dopo tanti anni in una bella occasione!»

 

Ester Balassini
Ester Balassini

Si avvicinano le Olimpiadi di Tokyo. Proverete a sfruttare il ritorno di visibilità delle Olimpiadi per strutturare meglio l’attività sul territorio?

 

«Se in questi mesi riusciremo a creare strutture importanti, facendo a Bologna come in altri territori della provincia che stanno già lavorando molto, sfruttando bene anche i bandi, avremo poi grandi possibilità in futuro di avere atleti validi. Dobbiamo migliorare le strutture e permettere a chi arriva di crescere. Serviranno anche attività promozionali per far sentire la presenza della Fidal sul territorio, voglio girare molto. Ci sono alcune individualità già interessanti adesso, anche in ambito Cusb. Ma vogliamo ambire ad avere un movimento forte, non solo alcune punte»

 

Senza dimenticare l’attenzione al settore paralimpico.

 

«Sul nostro territorio abbiamo anche tante aziende che possono valorizzare le prestazioni di atleti importanti. La nostra Martina Caironi ha vinto tante gare anche grazie a protesi particolari costruite a Budrio. Il nostro intento è di avere una politica inclusiva, agendo in sinergia con realtà territoriali capaci di investire in strutture ad hoc per la realtà paralimpica. Ci sono grandi progetti in corso, che anzi sono tangibili, non sono solo idee. Dobbiamo partire dalla base riqualificando tutto ciò che abbiamo, poi con l’attività promozionale e assistenziale faremo il resto»

 

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