Weekend a Longyearbyen nelle isole Svalbard

di Fausto Desalvo

Quando nel 1974 nei primi viaggi col camper passai da Tromso vedemmo un’insegna “traghetto per le Svalbard”. Dopo aver consultato la guida, “un po’ lontane e costoso arrivarci, e poi non c’è niente” sentenziò mia moglie navigatrice, “sarà per la prossima volta” che però non venne mai; d’altronde, come ho imparato in questo viaggio, non esistono strade e quindi neppure camper in questo arcipelago sperduto!

Questa testimonianza non intende essere esaustiva dell’offerta turistica dell’arcipelago (per questo esistono le guide e il web www.visitsvalbard.com ), ma solo raccontare un weekend insolito e apparentemente poco appetibile che invece è risultato un’esperienza di vita UNICA che tutto sommato potrebbe essere un’idea di facile realizzazione.

Nel viaggio del 1974 ebbi la fortuna di vedere il sole a mezzanotte a Capo Nord, evitando la nebbia e da allora nacque in me la fantasia di vedere il buio di mezzogiorno. Una fantasia molto improbabile perché oltretutto detesto il freddo: “un figlio mi carica in aereo mi porta a Capo nord vedo il buio e mi riporta indietro”. Inoltre intorno al 21 di dicembre avevo la fine delle lezioni e le prove parziali. Quest’anno, pensionato, mio figlio Tobia ha organizzato il viaggio non a Capo nord (dove rimane un piccolo crepuscolo), ma alle Svalbard.

Dopo un volo da Bologna via Francoforte sbarchiamo in una Oslo innevata e freddina. Un veloce treno ordinario (molto più economico di quello costoso propagandato) ci porta a un’animata stazione in centro vicino al Palazzo dell’Opera. Da qui con una passeggiata attraverso un’affollatissima strada pedonale raggiungiamo il mercatino di Natale e il primo stand che ci accoglie vende prodotti di importazione italiana panettone, prosciutto, gorgonzola e parmigiano reggiano marchiato regolarmente. Tutti gli altri, molto eleganti, vendono i normali oggetti natalizi. Poi abbiamo visitato il monumentale Palazzo del Comune (anni trenta) con l’enorme salone affrescato. Il giorno successivo, venerdì, dall’aereo verso le 10 abbiamo visto tramontare il sole che rivedremo solo martedì nel volo di ritorno. Sbarcati a mezzogiorno abbiamo trovato piena notte. Non essendo la camera pronta dopo aver lasciato le valigie siamo usciti a passeggiare, constatando che era meno freddo che a Oslo e quindi il supercappello è sufficiente senza passamontagna e collare, mentre i locali girano a capo scoperto, con normali cappotti e sfrecciano in bicicletta sul fondo ghiacciato A noi sono di aiuto i ramponi sotto gli scarponi. Il primo negozio incontrato è Coop! E dentro prodotti Coop come le lasagne prodotti in Italia, un angolo con costosissimi I Phone e più ragionevoli smartphone, abbiamo proseguito lo shopping in diversi negozi di articoli sportivi ben forniti di abiti e attrezzature contro il freddo uno dei quali con un retro-cassa particolare “pistole e fucili!” “Beh se vuole andare fuori dal paese deve essere organizzato per difendersi da possibili incontri con gli orsi” mi ha spiegato il commesso!

Una mostra di suggestive foto in vendita delle isole di questo arcipelago è presidiata da una signora di Nizza che dopo aver visitato più volte il posto ci si è trasferita! Il tassista dall’aeroporto invece veniva dalla Colombia (paese sull’equatore) e mi domando: “ma non sentono la differenza di clima?” Al secondo piano si trova una Spa con parrucchiere e massaggi thailandesi. Passeggiando abbiamo visto una biblioteca (dove sono custodite le versioni norvegesi della Divina Commedia e dei Promessi Sposi accanto a guide turistiche dedicate al nostro paese) con centro culturale, la scuola (sono molti i bambini!), la banca, la posta e l’ospedale.

Ripresa la strada abbiamo raggiunto la chiesa: singolare sala divisa a metà da un parte il luogo di culto e dall’altra un sala di ritrovo entrambe aperte sette giorni su sette e 24 ore, in quel momento anche queste deserte, su un banco erano esposti oggetti in vendita con prezzi in corone ed euro e la cassetta per lasciare i soldi, mancava un POS self service per carta di credito e bancomat.

La mattina di sabato è stata dedicata alla miniera di carbone, un’esperienza interessante per conoscere l’attività principale dell’isola fino al 1995 (commovente un calendario di quell’anno ancora aperto nell’ufficio), la visita seguente è stata il museo delle Svalbard, dove è ripercorsa con efficaci pannelli, quasi interamente anche in inglese, tutta la storia dell’isola dalla fortunosa scoperta alla fine del cinquecento. Dopo la chiusura delle miniere l’isola si è convertita alla scienza e al turismo. A fianco del museo c’è infatti il modernissimo Centro scientifico di ricerca sulla biologia, geologia, geofisica e tecnologia dell’Artico (il polo dista 1300 chilometri solo quanto è lunga l’Italia) qui siamo nella città più vicina e qui si raccolgono studiosi di ogni paese su questi argomenti. Sono inoltre offerti, in primavera, estate e autunno, corsi con crediti per studenti, iscritti in altri atenei, di primo e secondo livello e dottorato. In questa sede si svolgono congressi e convegni e in effetti un collega del mio dipartimento c’era stato (ovviamente in estate). Sono sviluppate inoltre ricerche sulla meteorologia, sull’atmosfera e la criosfera polare con i loro particolari fenomeni, sulla chimica e la fisica applicate ai ghiacciai e agli oceani artici. In estate appare perfino qualche fiore di interesse per i botanici, oltre a ventidue specie di mammiferi e ventotto di uccelli, tutti i dettagli sui campi di ricerca si trovano nel sito www.unis.no dove una webcam fa vedere il paese immerso nelle tenebre.

Un trasferimento in taxi ci ha portato alla Galleria Svalbard di arte moderna dove segnalo la parte dedicata alle litografie delle spedizioni tra il 1838 e 1839 e quella alle mappe tutte centrate sul polo dal sedicesimo secolo in poi, al pomeriggio tour al di fuori del centro urbano. Come avevamo constatato dai cartelli stradali la nostra guida Aslak ci ha accompagnato col fucile in spalla anche se purtroppo non abbiamo incontrato nessun orso polare…Una passeggiata nella notte ghiacciata (qui passamontagna, collare e coprinaso me li sono goduti) ci ha portato a vedere un aereo tedesco abbattuto nella seconda guerra mondiale accanto al vecchio aeroporto, che ha funzionato solo in estate per piccoli aerei fino al 1975. Eravamo sotto un cielo per una volta quasi terso con la luna all’orizzonte e la Stella polare quasi a picco (che mi ha portato a ricordare quanto era più bassa a Marrakech…), poi in alto dove abbiamo intravisto nel buio l’antenna radar Eiscat, che studia l’interazione fra il Sole e la Terra, e il paese in fondo alla valle.

Nella mia vita come ho detto all’inizio ho vissuto l’inebriante giornata di ventiquattro ore di sole a Capo Nord, l’eterna primavera a Cartagena de Indias sull’equatore dove alle cinque e mezza è giorno e mezz’ora dopo è SEMPRE notte e gli stabilimenti balneari non chiudono mai. Con questa esperienza di quattro giorni di buio ho completato le possibilità a tutte le latitudini e posso dire che la mia fantasia era pienamente giustificata e sono felicissimo che si sia concretizzata.

In conclusione abbiamo dimostrato che si può trasformare un grigio week end invernale in un’esperienza di vita, anche se a differenza di Dante Alighieri, fummo felici nel viaggio di ritorno di rivedere, dopo tante stelle, il SOLE splendente, e che se alle Svalbard d’inverno non c’è nulla da vedere, noi lo abbiamo visto con estremo piacere lo stesso.

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