World Press Photo 2024
Dal 10 ottobre all’8 dicembre, torna a Bologna, alla Galleria Modernissimo (Piazza Re Enzo), World Press Photo 2024, la mostra che celebra il concorso di fotogiornalismo più importante a livello mondiale. La mostra è promossa dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con Legacoop e Foto Image e riceve il sostegno istituzionale della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna e del Ministero della Cultura.
Abbiamo intervistato Fulvio Bugani, fotografo professionista freelance da oltre vent’anni e fondatore di Foto Image, l’associazione culturale e scuola di fotografia con sede a Bologna (via delle Belle Arti, 19). Nel 2015 è stato premiato al World Press Photo, grazie al suo progetto incentrato sulla condizione delle persone transgender in Indonesia. Tra le altre cose, oggi tiene corsi di fotografia per la sua scuola privata e per la Fondazione Cineteca di Bologna e segue diversi progetti fotografici all’estero.

Vuole spiegarci qualcosa in più sul contest World Press Photo?
«Il World Press Photo è un’iniziativa straordinaria che premia i fotografi capaci di raccontare la complessità del mondo attraverso immagini potenti e autentiche. Ogni anno, migliaia di fotogiornalisti partecipano con l’obiettivo di mettere in luce storie che trattano di temi attuali, dai conflitti all’emergenza climatica, dalle violenze di genere alle discriminazioni etniche e sociali. Le selezioni sono curate con grande attenzione per garantire che il risultato finale sia una narrazione visiva sincera, che non si limiti a documentare, ma che vada oltre, stimolando riflessioni e suscitando emozioni nel pubblico. È una piattaforma fondamentale per dare voce ai fotoreporter che, con passione e dedizione, portano alla luce storie importanti».
Qual è l’obiettivo principale della collaborazione tra Cineteca e Foto Image?
«Gli obiettivi sono due: avvicinare il pubblico alle storie narrate dai grandi fotoreporter e più in generale, alla fotografia come arte comunicativa. L’auspicio è quello di creare un ponte tra fotografia e cinema, mostrando come un reportage fotografico possa avere lo stesso potere narrativo di un intero film».

È d’accordo con l’affermazione che il World Press Photo aiuti a costruire una narrazione più oggettiva ed emancipata rispetto ai media tradizionali?
«Assolutamente sì. Il fotogiornalismo ha il potere di essere immediato e diretto. Il World Press Photo diventa uno strumento importantissimo per far emergere quelle voci che, in altri contesti, verrebbero censurate. La grande fotografia non si limita a mostrare i fatti ma instaura un dialogo profondo con lo spettatore, stimolandolo a cercare un senso più profondo e personale. Il fotoreporter non è solo un testimone, ma anche un narratore che utilizza l’immagine per sollevare domande e provocare reazioni. Il World Press Photo, dunque, diventa un luogo di dialogo e scoperta, in cui l’immagine si fa veicolo di narrazioni complesse, talvolta scomode, ma sempre necessarie».
Vuole parlarci di Waria: being a different Muslim, il progetto per il quale è stato premiato al World Press Photo 2015?
«È stato un momento di grande orgoglio, non solo perché ha confermato il valore del mio lavoro, ma anche perché ha dato visibilità a storie che meritano di essere conosciute, come quella della comunità Waria. L’Indonesia è un paese con una complessità culturale immensa e le donne transgender, le Waria, appunto, vivono in una condizione di emarginazione e difficoltà. In un paese dove il 90% della popolazione è musulmana, identificarsi apertamente come transgender è una sfida ancora più grande. Il mio reportage si è concentrato sulla leader delle Waria musulmane a Giava, Shinta Ratri. Figura di riferimento per molti giovani ragazzi che desiderano diventare donne, ha fondato una scuola coranica per transgender musulmani dove incontrarsi e pregare, senza temere discriminazioni. Per loro, i miei ritratti rappresentano un modo per mostrarsi al mondo, orgogliose di essere donne e musulmane. È un sentimento incredibile».

Ad accompagnare la mostra, ci sono anche una serie di appuntamenti che comprendono workshop e incontri con fotografi ed esperti. Vuole raccontarceli?
«In occasione della mostra del World Press Photo a Bologna, abbiamo organizzato una serie di eventi insieme a grandi fotografi. Presso il Cinema Modernissimo, offriamo talk gratuiti, mentre nella sede di Foto Image ospitiamo workshop di approfondimento. Tutti gli eventi sono consultabili e prenotabili sia sul sito della Cineteca che su quello di Foto Image. Questi eventi rappresentano un’opportunità unica per chiunque sia appassionato di fotografia e desideri confrontarsi con i maestri del fotogiornalismo internazionale. È un’occasione rara per entrare in contatto con il mondo della fotografia, che spesso può sembrare distante o di nicchia, ma che in realtà è molto più accessibile e vicino di quanto si possa pensare».
Foto copertina; Mohammed Salem, Una donna palestinese stringe il corpo di sua nipote (part.), Foto dell’Anno, 2023, ph. Sara Cosimini



