Zanardi, ovvero quello ‘cattivo’ che disegnava Pazienza

di Lara De Lena.

«Zanardi è cattivo come un’antenna Rai» dice Andrea Pazienza a Vincenzo Mollica in un’intervista realizzata nel 1983: come a dire che non è lui ad essere cattivo ma il mondo. Con le sue avventure Paz ribalta in negativo ogni elemento del racconto e, inevitabilmente, rende tutto più vero.

Tanino Liberatore, Vincenzo Sparagna, Filippo Scòzzari, Massimo Mattioli, Stefano Tamburini e Andrea Pazienza, 1982 (fonte https://www.artribune.com/)

Verso la fine del 1974 Andrea Pazienza arriva a Bologna per studiare al Dams e inizia a frequentare il Traumfabrik, spazio indipendente nato dall’occupazione del palazzo al 20 di Via Clavature, entrando in contatto con altri giovani disegnatori che con lui avrebbero creato il cosiddetto “nuovo fumetto italiano”: Filippo Scòzzari, Stefano Tamburini, Massimo Mattioli. Con loro e altri, tra cui Tanino Liberatore, amico di sempre, Paz lavora per una serie di fanzine come Primo Carnera Editore, Cannibale, Il Male e Frigidaire. Il ritmo veloce con cui queste riviste si avvicendano scandisce i cambiamenti sociali tra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo. Massimo Zanardi (Zanna) appare per la prima volta nel 1981 sul n. 5 di Frigidaire nella storia dal titolo Giallo scolastico, figlio di una cultura giovanile che soppianta quella del tenero sognatore Pentothal. E se questo aveva il volto dello stesso Andrea, Zanardi prende quello di Ciro Pagano, bassista dei Gaznevada, ospite fisso anche lui del Traumfabrik.  

Il personaggio segue quel filone crudele che era la cifra stilistica dei giovani fumettisti underground di quegli anni. Zanna non ha affetti ma ha due compagni di scorribande: Roberto Colasanti (Colas), bello da paura a cui nessuna ragazza resiste, e Sergino Petrilli (Pietra), basso, brutto e sfortunato. I tre malfattori sono tre delle tante facce di Paz, tre proiezioni di ciò che lui è stato nell’arte e nella vita, con le loro storie continua il diario autobiografico iniziato con Pentothal ma si fa più freddo, pungente e meno emotivo, tanto nel segno quanto nel linguaggio. 

Andrea Pazienza, tavola, 1987, in Scritti, disegni, fumetti, a cura di Vincenzo Mollica, Einaudi,1997

La totale mancanza di una dimensione interiore in Zanna e i suoi amici avvicina Pazienza a certa letteratura degli anni ’80, come quella di Bret Easton Ellis, che con Less than zero nel 1985 aveva raccontato la MTV generation, seguito dal più famoso American Psyco del 1991 (da cui è stato tratto il celebre film con Cristian Bale). Ovvio dire che su questo ha fatto scuola anche per Pazienza il romanzo Arancia meccanica di Anthony Burgess del 1962, così come il suo riadattamento per il grande schermo di Stanley Kubrick del 1971. E da qui si potrebbe partire con un lungo elenco di scrittori nazionali e internazionali che raccontano la ferocia dei giovani predatori urbani: tra questi – omaggio esplicito e compiaciuto a Zanna e i suoi compari – troviamo Cousin Jerry e i suoi amici, protagonisti di Bastogne di Enrico Brizzi, romanzo di successo che seguiva all’esordio dello scrittore e che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 25 anni. 

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