La casa della Via Lattea, una mostra intergalattica che si estende tra galassie diverse

Inaugurata lo scorso 22 ottobre nella Biblioteca Universitaria Walter Bigiavi di Bologna (Via Belle Arti, 33) e visitabile fino al 5 novembre 2025, La casa della Via Lattea segna una tappa fondamentale del progetto itinerante e in continua evoluzione del duo Antonello Ghezzi. La mostra conclude il Laboratory of Management of Visual Art, durante il quale un gruppo di studenti e studentesse internazionali iscritti al corso di laurea magistrale ‘Gioca’ dell’Università di Bologna ha collaborato con il duo, partecipando attivamente alla realizzazione dell’installazione, alla cura dell’allestimento e alla gestione organizzativa dell’evento. 

In occasione dell’esposizione, il duo Antonello Ghezzi ha rilasciato un’intervista al nostro giornale, raccontando nel dettaglio la genesi e il significato de La casa della Via Lattea.

Come nasce La casa della Via Lattea?

«La Casa della Via Lattea nasce dal desiderio di un mondo migliore e dalla convinzione, come ha detto il premio Nobel per la Fisica Anton Zeilinger, che “il mondo è tutto ciò che accade e anche tutto ciò che può accadere”. Vorremmo far riflettere su quanto le nostre divisioni siano, in fondo, prive di senso. Le nazioni, le istituzioni, le strutture che oggi ci rappresentano, e spesso ci separano,  non sono sempre esistite: qualcuno, un giorno, le ha semplicemente immaginate. E da quell’immaginazione sono nate regole, confini, appartenenze che ci danno o ci tolgono libertà. Ma con quale diritto? Allora ci siamo chiesti: “e se aprissimo ambasciate della nostra Galassia?” In esse, nessun gruppo avrebbe più potere sugli altri. Sarebbero case accoglienti per tutti, anche per gli abitanti di altri pianeti, se mai volessero visitarci. Come spesso accade nel nostro lavoro, ciò che inizialmente era un sogno ha preso forma reale. L’abbiamo immaginato, poi costruito, perché anche gli altri potessero vederlo. Così che nessuno possa più dire “sarebbe bello, ma succede solo nelle favole”».

La casa della Via Lattea, Part. allestimento (I), ph. Sara Cosimini

Centrale nel progetto espositivo è l’ideazione di un’Ambasciata della Via Lattea, realizzata con il contributo degli studenti e delle studentesse del corso Gioca. Com’è stato lavorare con loro?
«La prima volta che abbiamo realizzato La Casa della Via Lattea in forma di workshop è stata in Palestina, a Ramallah, lo scorso aprile. Lì abbiamo compreso quanto il progetto si arricchisse nel momento in cui diventava un’esperienza condivisa: non solo un’installazione, ma un processo collettivo, costruito insieme ad altre persone. Lavorare poi con gli studenti e le studentesse del corso di laurea magistrale Gioca dell’Università di Bologna ha dato ancora più sostanza e profondità all’opera. Il confronto con un gruppo internazionale, proveniente da discipline e culture diverse, ha reso la nostra Ambasciata un luogo di incontro e di dialogo, esattamente come nelle sue intenzioni originarie. Farlo in una biblioteca universitaria di Bologna ha un significato speciale. In fondo, proprio qui nacque la prima università libera del mondo: da un gruppo di studenti che decisero di unirsi per condividere conoscenza e cambiare, con quell’atto, la storia. In qualche modo, anche noi abbiamo cercato di riattivare quello stesso spirito, trasformando un’opera d’arte nella realtà o viceversa la realtà in un’opera d’arte».

In che modo La casa della Via Lattea si inserisce nel vostro percorso artistico? Può essere corretto interpretare questo progetto espositivo come un’evoluzione della vostra poetica?
«Sì, La Casa della Via Lattea rappresenta certamente un’evoluzione naturale del nostro percorso. Fin dall’inizio, il nostro lavoro è stato guidato dal desiderio di creare opere che mettessero in relazione le persone, che facessero sentire ognuno parte di qualcosa di più grande. Con questo progetto ci siamo spinti ancora più avanti, verso un’idea di arte che non appartiene a nessuno ma a tutti, che non si limita a rappresentare un sogno, ma prova a viverlo insieme».

Antonello Ghezzi, Del Cielo (Part.), ph. Sara Cosimini

In un momento storico segnato da divisioni, conflitti e ingiustizie, La casa della Via Lattea si presenta come un progetto fondato su valori di inclusione e parità. Si potrebbe leggere come un messaggio di speranza e di fiducia verso il futuro? 
«Assolutamente sì, le nostre differenze non dovrebbero separarci, ma arricchirci. Nella Galassia, nessuno è straniero: ogni stella, ogni pianeta, ogni essere vivente ha il proprio posto e se passa da una nostra ambasciata può compilare e timbrare il proprio certificato di cittadinanza che non ci serve come lasciapassare, non dovremmo poi esibirlo a qualcuno o a qualche frontiera, ma lo dobbiamo tenere con noi, per ricordarci chi siamo, dove siamo ma anche da dove veniamo, perché, come sappiamo, veniamo tutti dalle stelle. Con questo progetto vogliamo ricordare che un futuro diverso è possibile e dobbiamo immaginarlo insieme. È un gesto semplice, quasi ingenuo forse, ma necessario. Un atto di fiducia nell’immaginazione perché come diceva Buddha un po’ di tempo fa: “Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato”.

Antonello Ghezzi, Del Cielo, ph. Sara Cosimini

In copertina: La casa della Via Lattea, dettaglio dell’allestimento,  ph. Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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