La forza del segno

Nei suggestivi spazi di Palazzo D’Accursio (Piazza Maggiore, 6), dallo scorso 6 dicembre 2025 fino al prossimo 12 febbraio 2026, è possibile visitare Pietro Pietra. La forza del segno, mostra monografica dedicata all’artista bolognese Pietro Pietra (Bologna, 28 gennaio 1885 – 20 dicembre 1956). Promossa dall’Associazione Bologna per le Arti e curata da Daria Ortolani, l’esposizione presenta al pubblico oltre 80 opere – tra disegni, dipinti, acquerelli e acqueforti – provenienti dall’archivio della famiglia Pietra e da selezionate collezioni private, per celebrare l’artista a 140 anni dalla nascita. 

Artista di rara sensibilità e dotato di un profondo senso pittorico, Pietro Pietra si distingue fin dagli esordi per una capacità di osservazione attiva che va oltre la semplice esecuzione tecnica, rivelando una straordinaria maestria nel disegno degli animali. Non a caso si firma “pittore d’animali a Bologna”, una scelta che sancisce e rende esplicito il legame profondo con il mondo animale. In netto anticipo sui tempi, Pietra restituisce agli animali un’aura sacrale che solo diversi decenni più tardi ritroveremo nell’opera dell’espressionista Antonio Ligabue, rappresentandoli con profondo rispetto e autentica riverenza, anche quando sono confinati dietro le sbarre di una gabbia.

Pietro Pietra, Riposo vigilante, s.d., Courtesy Irene Guzman

Per Pietra, tigri, leoni, gatti, cani e cavalli possiedono la stessa dignità dell’essere umano; per questo sceglie di ritrarli con estrema accuratezza e profondità, senza limitarsi alla resa dell’aspetto esteriore ma spingendosi a esplorare i recessi più personali della loro interiorità, restituendo il ritratto autentico di soggetti autonomi e senzienti. Artista poliedrico e sfaccettato, Pietra si confronta con una pluralità di tecniche artistiche, distinguendosi in particolare per l’eccellenza raggiunta nell’ambito incisorio. L’acquaforte diventa il suo medium d’elezione, poiché gli permette di fondere il linguaggio graffiato e deciso della tecnica artistica, alla sperimentazione più libera e audace sul segno. Nelle sue acqueforti, gli animali sembrano vibrare di vita propria; ispirandosi ai colpi di frusta dello stile liberty, Pietra imprime segni grafici così vigorosi da oltrepassare i confini della figurazione, anticipando le grandi rivoluzioni del Novecento che superano la bidimensionalità della tela.

Pietro Pietra, Tigre, s.d., ph. Sara Cosimini

In opere come Elefante con tre tigri (s.d.), Giovane volpe (s.d.) e Levriero russo (s.d.), il tratto di Pietra è così impetuoso da oltrepassare i margini del disegno, conferendo alle figure un’incredibile vitalità e una presenza quasi aggettante nello spazio. Durante le lunghe ore di osservazione dal vero degli animali nel Giardino Zoologico di Roma, Pietra sviluppa una spiccata attenzione al movimento: rappresentare gli animali per lui non significa limitarsi a restituirne un ritratto, ma coglierne l’essenza attraverso un dinamismo che anticipa un gusto quasi futurista. Le impeccabili vedute di Bologna confermano Pietra come un artista perfettamente inserito nel suo tempo e fedele alla tradizione accademica, ma il tratto rapido e quasi indomito lo proietta nelle riflessioni novecentesche sulla sintesi, il dinamismo e la psicologia del disegno, consacrandolo come un vero anticipatore. Alla rapidità del segno e alla sensibilità ecologica e animalista – fortemente contemporanee – si unisce in Pietra una capacità mnemonica innata, che richiama la lezione leonardesca sul “moto interiore”, il principio generatore di impulsi e passioni.

Pietro Pietra, Giumento arabo, 1915, ph. Sara Cosimini

La sua maestria tecnica gli permette di eccellere nell’acquaforte ma, allo stesso tempo, di muoversi con padronanza tra puntesecca, penna acquerellata e pittura a olio, conferendogli il profilo di artista a tutto tondo. La poliedricità di Pietra offre al visitatore l’opportunità di riscoprire la ricchezza delle tecniche incisorie, spesso trascurate e marginalizzate nella narrazione artistica, trasformando la fruizione in un’importante esperienza di rieducazione dello sguardo. Una notevole sensibilità consente a Pietra di scandagliare i moti dell’anima, collocandolo non solo nel vivace clima della rinascita grafica promosso da Cesare Ratta e Stanislao Petri, ma anche narratore acuto della contemporaneità. La forza del segno di Pietro Pietra restituisce all’osservatore la capacità di soffermarsi non solo su ciò che appare, ma soprattutto su ciò che sfugge a uno sguardo distratto e superficiale, invitando a fermarsi e a imparare di nuovo a osservare veramente.

Pietro Pietra. La forza del segno, Veduta sale, ph. Sara Cosimini

Foto copertina: Pietro Pietra, Vecchia Bologna. Visione Santuario di S. Luca dell’ultima rampa, s.d., Courtesy Irene Guzman

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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