L’Idomeneo di Mozart
L’anno nuovo porta sul palco del Nouveau, per l’ultima volta, la stagione opera del Teatro Comunale di Bologna, che è cominciata, come per la stagione sinfonica, all’insegna della celebrazione del duecentosettantesimo anniversario dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart. Per celebrare tale ricorrenza e per il debutto della stagione lirica felsinea è stato scelto l’Idomeneo, opera dai caratteri profondamente mitopoietici, che non a caso rappresenta le gesta del re di Creta, impegnato nel suo viaggio di ritorno verso casa, un tema in cui si rivede il titolo stesso della nuova stagione 2026, Verso Itaca, un viaggio di ritorno alle origini.
La serata è stata diretta dal maestro Roberto Abbado e la regia reca la firma di Mario Bauduin, che ha elaborato un inedito allestimento per quest’opera.

Volendo presentare un’overture stagionale come questa, non si può escludere la presentazione di alcuni tratti distintivi di questo capolavoro mozartiano. Volendo prendere le mosse da un’inquadratura temporale, è possibile far risalire la genesi del processo creativo all’autunno del 1780, quando il ventiquattrenne Mozart ricevette dal teatro di Monaco la commissione per un’opera da rappresentarsi al carnevale dell’anno successivo. Per il giovane compositore, entusiasta in vista della composizione della sua prima opera dal carattere serio, si apre un ventaglio vivissimo di opportunità espressive, concretizzatesi in quelle elaborazioni per cui l’Idomeneo tutt’oggi viene ricordato, in qualità di atto di nascita dell’opera moderna.
Cominciando dal libretto dell’abate Giambattista Varesco, che sceglie di intreciare una narrazione metastasiana basandosi sul classico di Antoine Danchet, passando per le elaborazioni shakespeariane dei quadri di natura, come la ricorrente elevazione dell’elemento marino ad estensione del personaggio di Nettuno, che anticipa l’intuizione romantica della natura come soggetto animato. Sino ad arrivare alle sperimentazioni musicali come quella insita nell’aria di Ilia al secondo atto, Se il padre perdei, nella quale Mozart sceglie di inserire una nuova chiave espressiva, i quattro strumenti concertanti: flauto, oboe, corno e fagotto. La peculiarità di questo momento musicale dell’opera sta nella duttilità del dialogo fra strumenti ed orchestra, che si manifesta con l’uso rivoluzionario dei fiati, i quali non solo accompagnano, ma partecipano attivamente al dramma, evidenziando le atmosfere cupe e dipingendo le emozioni dei personaggi, rivelando la straordinaria ricchezza timbrica della partitura.
Tornando alle serate che hanno visto l’Idomeneo troneggiare sul proscenio del Nouveau è possibile dire che l’allestimento studiato ha favorito una prospettiva tutta moderna sul lavoro del compositore salisburghese, valorizzando ogni elemento innovativo originariamente studiato per l’opera. I grandi canti coreutici diretti dalla maestra Gea Garatti Ansini, i momenti di danza sviluppati dal lavoro di Miki Matsuse van Hoecke, i costumi selezionati da Marianna Carbone. Non solo, un altro spetto fondamentale, che si aggiunge alla già cospicua lista di valori emersi, sta alla scelta degli elementi di scena, quali la grande riproduzione della maschera dorata di Agamennone, l’imponente masso cinto da grandi anelli sfruttati dai danzatori per le coreografie, il gioco di ombre simulante la nave e la creatura marina proiettato a fondo della scena in moto di spumosa tempesta. Non ultime, le riproduzioni sonore dei rumori dei tuoni ed i giochi di luci, studiati da Daniele Naldi, evocanti l’effetto fulmineo dei lampi. Dulcis in fundo, a chiusura della lista d’ingegnosi stratagemmi studiati per le scene, l’utilizzo di una vasca di vetro sulla quale eran stampate parole in antica lingua greca e dalla quale il ballerino, nei panni di Nettuno, smuoveva l’acqua versata dalle sacerdotesse, ricreando l’esatto rumore del fragore dei flutti.
Per quanto riguarda i personaggi ed i rispettivi interpreti si deve senz’altro rivolgere una lode alla principessa troiana Ilia, affidata al soprano Mariangela Sicilia, che ha incantato il pubblico sin dall’aria d’apertura. In contrapposizione alla prigioniera di Ilio sta senz’altro Elettra, interpretata dal soprano Salome Jicia, eletta da Mozart a elemento di autentico contrasto e pura personificazione del corrosivo sentimento di vendetta, eccezion fatta per l’aria Idol mio al secondo atto, una vera e propria elegia in stile classico, resa dalla cantante in maniera sublime. Inoltre, si segnala la grande prestanza vocale dell’interprete del protagonista, il tenore Antonio Poli, che ha saputo versare il suo canto nella voce sicura di Idomeneo, adattandone il timbro a tutte le sfumature emotive, valorizzando in special maniera i momenti di acuto dramma.
Un’apertura di stagione sensazionale per il Teatro Comunale di Bologna, studiata a misura dai due nuovi volti dell’amministrazione, il direttore artistico Pierangelo Conte e la sovrintendente Elisabetta Riva, i quali hanno coinvolto Rai Radio3 per la trasmissione live della prima tenutasi sabato 24 gennaio ed hanno rinnovato l’iniziativa che avvicina i giovani all’opera classica, proponendo all’accessibile cifra di 10€ il biglietto per tutti gli studenti iscritti all’Università di Bologna, all’Accademia di Belle Arti di Bologna e al Conservatorio di Musica Giovan Battista Martini.

