All’Auditorium Manzoni proseguono le domeniche con Beethoven: l’Eroica
Nella mattinata di domenica 8 febbraio il Teatro Comunale di Bologna ha proseguito con la serie di appuntamenti domenicali intitolati Gioia: Domeniche con Beethoven, proponendo al pubblico felsineo, riunitosi presso l’auditorium Manzoni, la Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore op. 55 del genio di Bonn, l’Eroica. Diretta da Serhii Nesteruk, già assistente musicale di Oksana Lyniv e talento apprezzato per la precisione tecnica e la sensibilità analitica. La bacchetta ucraina ha guidato l’orchestra attraverso i contrasti dinamici dell’opera, messi in luce da una presentazione della sinfonia ad opera di Martino Ruggero Dondi.
Al cominciamento dello spettacolo sono saliti sul palco i due volti dell’amministrazione, il direttore artistico Pierangelo Conte e la sovrintendente Elisabetta Riva, per condividere con l’uditorio la soddisfazione per questo ciclo di eventi, che continua a registrare una grande affluenza. Nel corso del loro intervento, i direttori hanno comunicato al pubblico, che riempiva completamente la platea, l’importanza dell’appuntamento di domenica 8 marzo 2026. Un concerto dedicato alla Giornata della Donna che vedrà sul podio la direttrice Oksana Lyniv, già attiva negli anni passati per le rappresentazioni dei capolavori wagneriani, come il ciclo completo Der Ring des Nibelungen in forma concerto e lo spettacolo d’apertura della stagione opera 2023, il Der fliegende Holländer.

Dopo il discorso di apertura la scena è stata affidata al presentatore Martino Ruggero Dondi, che ha agito come guida sapiente per l’uditorio. Con l’inizio della spiegazione dell’opera, le luci in sala hanno subito una graduale dissolvenza, favorendo un raccoglimento quasi ipnotico sulla figura del giovane cicerone. Volendo presentare un’overture domenicale come questa, Dondi ha ricordato come la Terza Sinfonia, composta tra il 1802 e il 1804, affonda le sue radici nel mito napoleonico, prima che Beethoven, sdegnato dall’autoproclamazione imperiale del 2 dicembre 1804, ne riscrisse la dedica per nominarla Sinfonia eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grande uomo.
Proseguendo nella disamina, Dondi ha illustrato la composizione, nei suoi quattro movimenti, mostrandone le proporzioni inaudite per l’epoca, analizzando l’Allegro con brio iniziale, poi la solenne Marcia funebre, passando per lo Scherzo vibrante, sino al finale, rivelando le variazioni astratte dal balletto eroico-allegorico Le creature di Prometeo del medesimo Beethoven. Durante la spiegazione dei passaggi rivelatori di quelle leggi dell’armonia che si allacciano strettamente all’operato del genio di Bonn, egli ha evidenziato come il modo minore, specialmente nella celebre Marcia, sia il veicolo per le note basse e gravi, cariche di un senso di ineluttabilità drammatica che anticipano l’intuizione romantica della natura come soggetto animato.

Sino ad arrivare alle sperimentazioni musicali insite nel passaggio al modo maggiore, laddove Dondi ha mostrato come le note si spostino verso l’acuto e l’orchestra sembri respirare con una nuova, liberatoria ampiezza. Questa transizione non è stata presentata come un semplice cambio di tonalità, ma come un vero atto di nascita della speranza dell’autore, rivelando la straordinaria ricchezza timbrica della partitura.
Tornando alla resa complessiva dell’evento, l’allestimento ha favorito una prospettiva moderna, valorizzando l’uso rivoluzionario dei fiati e la capacità di dipingere le emozioni più recondite, evidenziando le atmosfere evocate dal racconto sonoro di Dondi e dall’esecuzione orchestrale.
Dulcis in fundo, si segnala la grande partecipazione dei giovani che hanno riempito letteralmente il teatro in quella mattinata di febbraio, incentivati grazie all’iniziativa che avvicina gli studenti dell’Università di Bologna, dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio Giovan Battista Martini al teatro musicale classico, proponendo all’accessibile cifra di 10€ il biglietto per gli spettacoli. In attesa di ritrovare la medesima grande affluenza nell’omaggio all’universo femminile di marzo, il Teatro Comunale di Bologna si riconferma un laboratorio in cui la musica si spiega, si vive e si rigenera nel dialogo costante con il proprio tempo.

