Musica sinfonica e la riscoperta di Paganini e Rott

Nella serata di venerdì 6 febbraio, presso l’Auditorium Manzoni, il Teatro Comunale di Bologna ha organizzato un concerto votato alla riscoperta del genio musicale di Niccolò Paganini e Hans Rott. Il primo è stato investigato sotto la lente offerta dalle variazioni per pianoforte elaborate da Sergej Vasil’evič Rachmaninov, che nella sua Rapsodia sopra un tema di Paganini per pianoforte e orchestra op. 43 risemantizza la melodia del ventiquattresimo capriccio per violino del famigerato ‘’violinista del diavolo’’. Il secondo brano, la Sinfonia n. 1 in mi maggiore, eseguito dal maestro Sebastian Weigle, è stato in quest’occasione rappresentato per la prima assoluta sul territorio italiano, costituendo una perla rara appannaggio del pubblico felsineo.

Volendo presentare i tratti distintivi del primo brano in programma, non si può escludere la presenza ossessiva del tema Dies Irae, presente in tutte e ventiquattro le variazioni dell’opera come una sorta di presagio. La morte viene evocata in veste mitopoietica, in un gioco di richiami spettrali che sembrano rinnovare il patto diabolico di cui Paganini venne accusato dai suoi contemporanei, traferendolo per mano di Liszt a Rachmaninov. La struttura musicale si dipana in un meccanismo di precisione millimetrica, dai momenti di sospensione e silenzio, posti fra un insieme orchestrale e l’altro, riemerge puntualmente il tema paganiniano del famoso capriccio, quasi a voler ribadire la natura circolare della composizione.

Il pianista statunitense Angel Stanislav Wang, interprete dalla gestualità super espressiva e in totale accordo con la compagine orchestrale, vive l’esecuzione come un atto simbiotico. Al raggiungimento dell’acme espressivo, il solista sembra scuotersi sulle note dello strumento. Dall’appassionante attaccamento ai tasti si discosta solo in impeti interpretativi, che enfatizzano la resa drammatica, reclinandosi quasi a baciare la tastiera, per poi distaccarsene violentemente nei crescendo, rendendo viva e pulsante la materia sonora. Verso le variazioni finali, la musica si fa colma di fragore, Wang riesce a far letteralmente ruggire il pianoforte, un preludio della potente esplosione orchestrale posta a chiusura del brano.

Prima di procedere alla seconda parte della serata, prima della pausa fra i due brani, il tempo sembra fermarsi. Il pianista trattiene il respiro, per poi sciogliersi in un sorriso che interrompe la tensione, suscitando una simpatica reazione del pubblico che lo incoraggia con applausi. In questo frangente, Wang si rivolge alla platea nella sua lingua madre, per annunciare un fuori programma. L’esecuzione de L’uccello di fuoco di Igor Stravinskij. Una sorpresa che trasforma la tastiera in un incendio di colori, traghettando l’ascoltatore alle soglie della modernità musicale.

Volendo proporre una rapida presentazione della sinfonia che ha occupato tutta la seconda parte della serata, non si può escludere una disamina dei tratti distintivi di questo capolavoro ritrovato. Hans Rott, figura tragica e geniale, spentasi a soli ventisei anni tra le mura di un ospedale psichiatrico di Vienna, incarna l’archetipo dell’artista schiacciato dal peso del proprio tempo.
La sua Sinfonia in mi maggiore, composta tra il 1878 e il 1880, colpisce per la libertà di un’architettura che cresce ad ogni movimento, per il valore della citazione e della reminiscenza, proponendosi come la sintesi tra gli antipodi estetici della Vienna imperiale, da un lato il titanismo di Wagner, dall’altro il rigore formale bruckneriano, arrivando ad integrare alcune le suggestioni schumanniane.

Weigle, ai primi due movimenti l’orchestra assume il controllo in maniera calibrata e profonda, misurando le pulsioni orchestrali. Dapprima nel dialogo tra gli ottoni, così solenni ed evocatori dell’intesa con Bruckner. Dipoi in quello fra i legni, pronti a ricreare il fragore di un mondo in dissoluzione. Così muovendosi Weigle ha evidenziato le atmosfere cupe della partitura e dipinto le emozioni di un autore che Mahler stesso definì ‘’il fondatore della nuova sinfonia’’. Proseguendo, la direzione si fa ancora più intensa, Weigle si volge a ogni quadrante dell’orchestra, incitando le sezioni alla movimentazione da lui richiesta, con una foga coreografica che rende il podio un ‘’proscenio sul palcoscenico’’, atto ad accogliere la danza dell’acqua di un direttore profondamente partecipe all’armonia dei suoni.

Un’apertura di orizzonti studiata a misura dai nuovi volti dell’amministrazione, il direttore artistico Pierangelo Conte e la sovrintendente Elisabetta Riva, che con lo spirito di rinnovamento che permea la gestione corrente, hanno rinnovato l’iniziativa che offre l’accesso a queste serate d’eccezione alla cifra simbolica di 10€, per tutti gli studenti iscritti all’Università di Bologna, all’Accademia di Belle Arti e al Conservatorio Giovan Battista Martini.

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