Valentina Baldini, assegnista di ricerca Unibo nominata da Mattarella Cavaliere al Merito

Valentina Baldini è affetta da atrofia muscolare spinale ma con determinazione è diventata medico e poi psichiatra. Per il suo impegno civile e sociale, il 3 marzo scorso ha ricevuto l’onorificenza al Quirinale

Baldini è affetta da atrofia muscolare spinale praticamente dalla nascita. Questo, però, non le ha impedito nel 2020 di laurearsi in medicina e chirurgia e successivamente, nel 2025, di specializzarsi in psichiatria presso Unibo. Stiamo parlando della dottoressa Valentina Baldini, attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie (Dibinem) e presidente di due associazioni: per lo studio dell’atrofia muscolare spinale infantile (Asamsi) e del registro italiano dei pazienti con malattie neuromuscolari (Adr). Per il suo impegno civile e di attenzione al sociale, la dottoressa Baldini il 3 marzo scorso è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dottoressa Baldini, quali sono le maggior difficoltà che ha dovuto attraversare nel suo percorso di studi?

«Il passaggio dalle scuole superiore all’università è molto diverso. Finché uno è minorenne c’è molto più assistenza anche a livello scolastico. Durante l’università abitavo in uno studentato Er.Go, dove c’erano dei posti riservati alla disabilità e mi forniva assistenza: c’erano studentesse che mi davano una mano, soprattutto accompagnandomi a lezione. E questo è stato molto utile. Non è facile per tutti frequentare l’università e su questo mi reputo molto fortunata anche perché ho avuto una famiglia che mi ha molto aiutata. Soprattutto frequentare il corso di laurea in Medicina e chirurgia con la frequenza e i tirocini obbligatori è stato sicuramente faticoso ma alla fine è andata bene».

Per quale motivo ha scelto la specializzazione in psichiatria?

«Volevo fare una specialità dove la mia disabilità non fosse un limite nello svolgimento della professione e la psichiatria era una buona scelta. E poi mi volevo orientare nel campo delle neuroscienze. Mi sarebbe piaciuto occuparmi della mia patologia, su cui ho svolto la tesi di laurea, e quindi specializzarmi in neurologia, per la quale la mia condizione sarebbe stata limitante soprattutto nello svolgimento dell’esame obiettivo. La psichiatria è stata un buon compromesso per non allontanarsi troppo dalle neuroscienze e non avere delle limitazioni. Poi in questi anni di ricerca mi sono occupata anche degli aspetti psicologici legati alla mia patologia, per cui non mi sono così tanto allontanata».

Cosa suggerisce per rendere Unibo più inclusiva?

«C’è un servizio di disabilità perché mi sono rivolta a loro quando mi sono iscritta a Medicina.  Il fatto che Unibo sia grande limita magari il seguire il caso specifico. Ci sono tante cose che mancano, ma non sono legate alle singole università.  Pensare che un disabile possa fare il medico non è così comune. Ci sono tante limitazioni. Durante la specialità facevo le stesse ore dei miei colleghi e non dovrebbe essere così perché chi ha una legge 104 ha diritto a fare meno ore. Però non c’è nessuna legge al riguardo, mentre ci sono permessi per maternità. Credo che ci sia un vuoto normativo sulle carriere mediche con disabilità. Ci sono poi delle limitazioni a livello logistico: nell’istituto di viale Pepoli che frequentavo per la specializzazione non c’era l’ascensore ma un montascale che hanno messo per me ma si rompeva sempre e una volta si è bloccato con me sopra». 

Come è arrivata la chiamata per l’onorificenza a Cavaliere dell’Ordine al merito da parte del presidente della Repubblica? Se l’aspettava? 

equation.pdfIl 30 gennaio scorso mi ha chiamato il Segretario generale del Presidente Mattarella e mi ha comunicato che ogni anno il presidente consegnava queste onorificenze a persone che si erano distinte per impegno civile e sociale e che io ero una di queste e che la cerimonia si è sarebbe svolta il 3 marzo al Quirinale a Roma. È stata una bella emozione. Quando ho visto il prefisso di Roma non sapevo neanche se rispondere perché pensavo fosse un call center!»

Come è andata il giorno della cerimonia?

«È stato bello incontrare il Presidente Mattarella che considero una persona con molta sensibilità e attenta alle tematiche legate alla disabilità. Mi ha fatto i complimenti per il mio percorso e mi ha detto che devo essere orgogliosa di me».

Di cosa si occupa attualmente per Unibo?

«Sono assegnista di ricerca al Dibinem e lavoro prevalentemente all’ospedale Bellaria dove c’è il Centro del sonno perché mi occupo di disturbi del sonno nelle patologie psichiatriche e di prevenzione del rischio suicidario».

Lei è anche presidente di Asamsi, associazione per lo studio dell’atrofia muscolare spinale infantile e Adr, associazione del registro italiano dei pazienti con malattie neuromuscolari. Quali attività svolgono? 

«Asamsi è la prima associazione nata su questa patologia, nel 1985. Raccogliamo fondi e facciamo iniziative a tutela dei nostri soci. Ad esempio abbiamo fatto una raccolta fondi per stanziare finanziamenti a coloro che non avevano avuto una copertura totale dal sistema sanitario nazionale per l’acquisto degli ausili. Lavoriamo con i clinici ma soprattutto con le famiglie. Adr, invece, si occupa di gestire il registro dei pazienti con malattie neuromuscolari e lavora con i centri clinici in Italia, soprattutto per quanto riguarda eventuali trial».

Quali sono i progetti per il futuro?

«Sicuramente spero di stabilizzare la mia situazione professionale, perché il percorso universitario è molto lungo e precario. Spero di diventare ricercatrice e di proseguire con l’attività clinica». 

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