L’Auditorium Manzoni ospita il maestro Nicola Piovani
Nella serata dello scorso giovedì 12 marzo, presso l’Auditorium Manzoni, ha debuttato sul podio dell’orchestra del Teatro Comunale di Bologna Nicola Piovani, direttore d’orchestra e compositore romano, premio Oscar nel 1999 per la miglior colonna sonora dal film La vita è bella di Roberto Benigni.
In quest’occasione, in veste di demiurgo della propria materia musicale, ha tracciato un’ellisse sinfonica di rara perfezione, i cui due fuochi generatori sono stati l’orchestrazione classica e quella jazz, anime armoniche del suo repertorio in programma che ha spaziato dalla sua composizione con violoncello a solista Il canto dei neutrini, alla rapsodia per clarinetto ed orchestra Cyberknife, sino ad arrivare alla suite sinfonica tanto attesa del film con cui vinse l’Oscar.
L’apertura dello spettacolo è stata affidata al brano Il canto dei neutrini, una composizione d’estrema fluidità, che ha visto il violoncellista Francesco Maria Parazzoli farsi protagonista di un’inconsueta disposizione spaziale, posizionato su un secondo podio proprio al fianco del maestro Povani. Questa vicinanza fisica tra strumento solista e bacchetta ha propiziato un’esecuzione in cui lo zigzagare delle note suonate dall’arco parevano voler descrivere, con precisione quasi scientifica, il fluttuare incessante delle molecole negli spazi microscopici. La partitura si è gradualmente disvelata mediante un sapiente contrappunto, alimentato dal suono pizzicato e costante dei contrabbassi e da un’alternanza di motivi ritmici puntualmente scanditi dai timpani. In questo panorama sonoro, le brevi ma significative battute dello xilofono sono parse intervenire come monito dell’artificialità del soggetto, cristallizzando nell’aria l’immagine d’una materia invisibile eppure onnipresente, costruita su uno sfondo orchestrale di densa compattezza.
Il passaggio al secondo brano composto da Piovani, Cyberknife, è stato caratterizzato da una profonda nota di cambiamento armonico. Per quanto sia stato conservato il tenore del precedente brano, qui la patina di cui l’orchestra s’è resa generatrice è senz’altro quella di un’immagine noir tipica dei vecchi film. È parso di scorgere, tra le pieghe della scrittura di Piovani, un’eco colta di quella che fu la sapienza musicale del genio di Gershwin, rappresentata dalla ripresa del motivo iconico della Rapsodia in blu. A corroborare questo dato è il sottotitolo descrittivo del brano stesso, Cyberknife – Rapsodia per clarinetto ed orchestra, che richiama lo strumento che furtivamente attiva l’andare musicale del brano del pianista di Brooklyn e, dipoi ne mantiene la struttura rapsodica, adattandola ad un contesto orchestrale più folto e moderno. Nella seconda metà della partitura infatti, l’ingresso attivo della batteria ha conferito al pezzo una spinta decisiva in direzione di un’impressione musicale meno noir e più contestualizzata ai giorni nostri, trasformando il rigore dell’orchestra in un organismo pulsante di emanazione jazzistica. Il lungo e caloroso applauso che il pubblico ha rivolto al podio ed al palcoscenico ha riconosciuto formalmente l’abilità e la perizia esecutiva del clarinettista Simone Nicoletta, capace di interpretare con freschezza ed emozionante coinvolgimento un brano così innovativo, con radici profonde nel ‘’jazz ripulito’’ d’inizio novecento.
La struttura della serata sembrava studiata per condurre lo spettatore in un continuum di rimandi oscillanti fra la classicità orchestrale ed il nuovo tipo di musica da camera che Piovani ha sempre cercato di elaborare, mescolando le forme colte delle partiture per orchestra agli andamenti più ritmici dei generi jazz e popolare. Dopo la pausa e l’esecuzione della suite sinfonica tratta da La vita è bella, che è stata grandemente acclamata dal pubblico, la suite dedicata al regista riminese Federico Fellini ha confermato questa direzione. Il primo brano intitolato l’Intervista ha colpito per il particolare coinvolgimento della fisarmonica, che verso la chiusura si è ritagliata un breve assolo di delicatissima finezza, confermando quel richiamo alla tradizione diffuso nelle composizioni di Piovani. Chiudendo la Suite Fellini, il Maestro ha diretto il terzo movimento Ginger e Fred, nel quale, ancora una volta, l’oscillazione che per tutta la serata a fatto passare il pubblico da un’atmosfera anni trenta ad una decisamente più contemporanea, non ha tardato a riverberarsi, manifestando questo ritorno alle origini non solo in ambito popolare, ma anche in direzione della storia del genere jazz, con un secondo richiamo alla Rapsodia in blu di Gershwin.
Il concerto Piovani dirige Piovani è stato senz’ombra di dubbio un acclamato successo, sia per parte autoriale relativa alla pianificazione oculata dei brani in scaletta e la loro successione, che da parte del pubblico, che a gran voce ha acclamato il bis per ben due brani, il primo, il travolgente ed incalzante Fox Trot dalla colonna sonora del film che gli valse l’Oscar nel 1999 ed il secondo, anch’esso derivante da La vita è bella, Buongiorno Principessa.

