Musica Insieme in Ateneo; “Underwater” di Einaudi eseguito da Carlo Boccadoro

Lo scorso mese si è conclusa la rassegna di spettacoli della ventottesima edizione di Musica Insieme in Ateno che, muovendosi nel solco dei temi della pace e della filantropia ha trovato la sua perfetta realizzazione presso l’Auditorium del DamsLab nella Piazzetta Pier Paolo Pasolini. Protagonista centrale dell’ultimo appuntamento del 15 aprile scorso è stato Carlo Boccadoro, figura poliedrica e prestigiosa del panorama musicale contemporaneo, chiamato a dar voce ad Underwater, l’ultima opera discografica di Ludovico Einaudi.

Volendo tracciare le coordinate di questo progetto, non si può prescindere dalla sua genesi, che ne condiziona profondamente la resa acustica e spirituale. L’opera vede la luce durante il primo periodo della pandemia del 2020, quando l’autore, rimasto bloccato in una località svizzera oltre i confini italiani, scelse di rifugiarsi in una scrittura diaristica e priva di filtri. A differenza dei precedenti cicli einaudiani, quali Le Onde o I Giorni, permeati da suggestioni etniche nel primo caso irlandesi e nel secondo africane, Underwater si configura come un soliloquio puramente autoriale, in cui la melodia si fa piana e rifugge i consueti crescendo solenni per abbracciare una dimensione prettamente introspettiva.

L’esecuzione di Boccadoro, unico interprete autorizzato da Einaudi, ha saputo restituire questa fragilità domestica attraverso uno stratagemma tecnico di grande efficacia: il pianoforte, mantenuto, durante la serata, leggermente chiuso, ha riprodotto il timbro ovattato di uno strumento casalingo, quasi a voler abbattere la distanza tra il proscenio e l’intimità del salotto. Seguendo la volontà dell’autore, come precisato all’inizio della soirée da Boccadoro stesso, i brani sono stati eseguiti in un unico ciclo ininterrotto, esigendo dalla platea il silenzio assoluto sino alla l’ultima nota. Una scelta peculiare ma necessaria affinché i dialoghi interni tra i singoli frammenti potessero dipanarsi con buona soluzione di continuità, permettendo all’ascoltatore di apprezzare il respiro corale dell’intera opera. Prendendo le mosse dal brano d’apertura Luminous, caratterizzato da un pianissimo di rara delicatezza posto all’esatto cominciamento del brano, la serata ha messo in luce la capacità di Boccadoro di entrare in stretta simbiosi con il pianoforte disposto sul palco. La ripresa in tensione nel procedere del brano, che pure non infiora mai in crescendo monumentali, ha definito il tono dell’intera rappresentazione. L’esecuzione del quarto brano, Flora, ha inoltre evidenziato la sensibilità del pianista, il quale ha offerto un’interpretazione appassionata e non formale dell’intero ciclo, capace di declinare la placidità einaudiana in sentimenti più densi come lo sconforto, la nostalgia o quei movimenti di vibrante tensione emotiva.

Tornando all’analisi dei brani, è stato possibile notare come l’iterazione di tempi semplici abbia caratterizzato per intero Underwater. Questa ripetizione porta a una voluta semplificazione del suono prodotto, che non intende vivificare la complessità armonica del pianoforte, ma anzi lo rende, per così dire, un flusso ininterrotto di melodie piane, che si accordano e dialogano con i doversi brani del ciclo. Ad interrompere, seppur solo nella forma, quest’armonia rilassata è il sesto movimento, Almost June, che si pone come il vertice emotivo più intenso dell’opera e che è stato in grado di incantare la platea per la sua densità espressiva. All’inverso invece il nono brano, Atoms, ha introdotto una nuova chiave espressiva di chiara matrice jazzistica, che alternandosi alla fluidità melodica degli altri pezzi, ha creato un autentico elemento di contrasto ritmico valorizzando l’andare della rappresentazione e revitalizzandone l’andamento.

Dulcis in fundo, dopo gli attesi applausi finali, Boccadoro ha voluto rivolgere alla platea una dedica fuori programma di grande impatto. Il maestro si è infatti esibito in una sua rilettura personale del celebre brano Un giorno dopo l’altro di Luigi Tenco. L’esecuzione di questa elegia della quotidianità ha chiuso il cerchio perfetto su una serata dedicata allo scorrere del tempo e alla memoria. Infine è possibile dire che la rassegna, prevista per quest’anno dal progetto Musica Insieme in Ateneo, frutto della sinergia tra la Fondazione Musica Insieme e l’Università di Bologna, si è conclusa nel migliore dei modi, rispettando le aspettative di riunire un pubblico universitario e cittadino nel segno dei linguaggi dell’arte musicale, della pace e della solidarietà.

Foto copertina: Carlo Boccadoro 

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