Retrospettiva su Giuseppe Chiari
Compositore e artista concettuale tra i più rilevanti del secondo Novecento, Giuseppe Chiari – di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita – è in mostra al Museo d’Arte Moderna. “Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo” è la prima retrospettiva completa del lavoro dell’artista in un’istituzione pubblica e si distingue per un impianto che propone un’indagine articolata e trasversale che supera la logica della presentazione per nuclei omogenei.
Attratto dalle rivoluzioni linguistiche di John Cage, Chiari inizia a interessarsi alle ricerche sperimentali di musica visiva. Fondamentali per il suo sviluppo artistico furono nei primi anni Sessanta l’incontro con il compositore e artista Sylvano Bussotti, che lo accompagna nell’ideazione della mostra itinerante Musica e Segno, il confronto con la poesia concreta del Gruppo 70 e i contatti con gli esponenti del movimento internazionale Fluxus.

La sua “musica d’azione” integra strumenti tradizionali a elementi sonori casuali o aleatori (acqua, foglie secche, sassi), trovando nell’improvvisazione l’essenza della propria ricerca, come documentato in lavori quali Gesti sul piano (1962), La strada (1965) e Suonare la città (1969). Ed è con una particolarmente intensa esecuzione di Gesti sul piano che partecipa alla Prima Settimana Internazionale della Performance nel 1977 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, dove torna nel 1978 esponendo una versione fotografica dell’opera nella sezione Fluxus come Fluxus della mostra Metafisica del quotidiano curata da Franco Solmi. Non è un caso, quindi, come ha dichiarato suo figlio Mario Chiari, che ha curato la mostra insieme a Lorenzo Balbi, che sia proprio Bologna a ospitare la sua prima retrospettiva, in cui l’asse portante è il passaggio cruciale dalla musica alle arti visive.
Attraverso un percorso che parte dalle partiture degli anni Cinquanta si assiste a una ridefinizione del linguaggio musicale in “chiave espansa”, orientata verso pratiche sonore e performative. In questo processo, lo strumento musicale viene de-funzionalizzato e ri-semantizzato o suonato in maniera non prescrittiva attraverso l’uso di elementi come l’acqua, i sassi e la luce. Ad accogliere il pubblico in mostra è l’opera La musica è facile, realizzata nel 1972, presentata alla Galleria Martano di Torino nel 1976 e acquisita dal Mambo grazie al Pac – Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura; il fulcro dell’esposizione è caratterizzato da dodici pianoforti che si offrono come presenze scultoree al centro della Sala delle Ciminiere. Il percorso prosegue con una sezione dedicata alla notazione musicale che, inizialmente composta dall’artista su pentagramma, riflette poi le sperimentazioni di Chiari sulle modalità non canoniche di suonare gli strumenti.

Un altro nucleo è costituito dai celebri spartiti cancellati: opere in cui il codice musicale, sottoposto a pratiche di sottrazione e negazione, mette radicalmente in crisi lo statuto e la funzione della notazione tradizionale. Nella galleria interna, la mostra esplora un ulteriore sviluppo della ricerca di Chiari che, a partire dagli anni Settanta, pone al centro la parola nella sua piena autonomia concettuale, svincolata dalla funzione istruttiva. Tra le opere presentate figurano statement emblematici, tra cui il celebre Art is Easy (1984) – unica opera già appartenente alla collezione del museo prima delle recenti acquisizioni – e 120 pagine, un’installazione, presentata alla Galleria Schema di Firenze, composta da decine di fotocopie di pagine tratte in parte da un quaderno dell’artista su cui si stagliano parole e frasi dattiloscritti, la cui successione si presenta come un flusso disomogeneo di annotazioni che spaziano tra suggestioni visive, gestuali e sonore, in un gioco di rimandi che ripercorre idealmente le partiture, gli statement e altri lavori dell’artista.
Completano il panorama una vasta selezione di interventi video, che mostrano la riflessione dell’artista nel carattere processuale e performativo e in dialogo con le potenzialità espressive del dispositivo videografico, e una sezione biografica, pensata per contestualizzare la figura di Giuseppe Chiari nel panorama del secondo Novecento.
Fino al 27 settembre 2026.

Immagine di copertina: Veduta di allestimento Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo. Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna. Foto di Ornella De Carlo

