Oltre l’inchiostro a Palazzo d’Accursio
La calligrafia cinese approda a Bologna con Oltre l’inchiostro: nuovi orizzonti della calligrafia cinese contemporanea, la mostra che dal 7 maggio al 5 luglio 2026 porta negli spazi delle Collezioni Comunali d’Arte di Palazzo d’Accursio (Piazza Maggiore, 6) oltre quaranta artisti e artiste e più di cinquantacinque opere. L’ambiziosa esposizione, curata dalla professoressa Adriana Iezzi — e presentata come la prima di questo genere in Europa — nasce nell’ambito di “Erc Write”, progetto di ricerca coordinato dall’Università di Bologna che indaga il modo in cui le nuove forme della calligrafia contemporanea stanno trasformando l’identità culturale cinese.
Per comprendere la calligrafia cinese e il modo in cui si sta trasformando nella contemporaneità, è necessario compiere un salto indietro di alcuni millenni: nata oltre tremila anni fa, la calligrafia è presto diventata un’arte autonoma, al pari della pittura e della poesia. La scrittura in Cina è da sempre un esercizio che va oltre la semplice tecnica manuale: è un gesto performativo fatto di equilibrio, concentrazione e lentezza. Originariamente praticata con il pennello, la calligrafia impone un profondo controllo mentale, frutto di un’armonia interiore radicata, quasi fosse un rituale. Non è certo un caso se, nella tradizione buddhista, la calligrafia è spesso associata alla meditazione e se per secoli i letterati cinesi l’hanno praticata come un vero e proprio esercizio mentale: la ripetizione dei caratteri aiuta infatti a calmare la mente, coltivare la disciplina e affinare l’attenzione, qualità considerate espressione diretta del qi, l’energia vitale.

Considerata da sempre al pari delle arti cosiddette “maggiori” — come pittura, scultura e musica — la calligrafia cinese si evolve nei secoli seguendo il ritmo delle arti visive, senza mai ridursi a una pratica statica o esclusivamente legata alla tradizione. Per questo motivo, la calligrafia riflette come uno specchio le trasformazioni culturali e sociali della Cina contemporanea, proprio come accade nelle altre forme di espressione artistica. Esito finale del progetto di ricerca “Write — New Forms of Calligraphy in China: A Contemporary Culture Mirror”, la mostra è articolata in quattro sezioni tematiche che, attraverso pittura sperimentale, installazioni, graffiti, urban art, moda, design, media digitali e arti performative, restituiscono al pubblico una panoramica ampia e aggiornata sulle più recenti tendenze della calligrafia contemporanea. Evolvendosi in parallelo alle arti visive, la scrittura ha potuto manifestarsi nei modi più sorprendenti: nelle opere degli artisti e delle artiste, la calligrafia diventa astrazione, pittografia e sperimentazione, non limitandosi a essere segno grafico, ma trasformandosi in pura espressione del gesto creativo.

Il percorso espositivo — che presenta i lavori di alcuni tra i principali esponenti della scena internazionale, come Wang Dongling, tra i più importanti calligrafi cinesi viventi — evidenzia come la calligrafia non sia una pratica artistica statica da esporre in teche museali, ma un’espressione viva, ibrida e in continua trasformazione. Molti artisti e artiste sperimentano attraverso i caratteri cinesi, decontestualizzandoli e investendoli di un’inedita aura performativa e fisica, come nella Musicalligraphy Performance realizzata da Wang Dongling in occasione dell’inaugurazione della mostra, in cui il gesto calligrafico si trasforma in azione performativa accompagnata dalla melodia di un violinista. Grande rilevanza è data quindi alla capacità della scrittura cinese di trasformarsi in gestualità fisica, caratteristica evidente nelle ricerche di artiste come Echo Morgan, Li Xinmo e Wu Xixia, dove il corpo si trasforma in strumento sociale e politico e la calligrafia non si limita a comunicare un testo leggibile, ma diventa depositaria di memoria, indagine sull’identità e sulla fisicità— soprattutto quella femminile — e gesto rituale.

La mostra evidenzia anche le contaminazioni culturali che attraversano la Cina nell’era della globalizzazione, trasformando la calligrafia in un vero e proprio laboratorio sull’identità contemporanea. Molti artisti mescolano i caratteri cinesi a parole del lessico occidentale, dando vita a composizioni ritmiche in cui la scrittura diventa puro segno, da osservare più che da leggere. Per questo motivo, molte opere risultano volutamente illeggibili, frammentarie e astratte, ma sono comunque in grado di colpire l’osservatore, che ne percepisce la forza, la tensione e il ritmo serrato, anche senza la necessità di comprendere la lingua cinese. Inoltre, in mostra sono esposti oggetti di grande valore, come il servizio di ceramiche Hermès realizzato dalla maison in collaborazione con il calligrafo Fung Ming Chip, oppure le preziose litografie delle etichette del celebre vino Château Mouton Rothschild, realizzate da Gu Gan e Xu Bing, figure centrali nello sviluppo della calligrafia contemporanea. Ad accompagnare Oltre l’inchiostro è previsto anche un ricco palinsesto di eventi collaterali — tra performance, workshop, incontri e visite guidate — pensati per far conoscere dal vivo i molteplici volti della calligrafia cinese.
Foto copertina: Oltre l’inchiostro nuovi orizzonti della calligrafia cinese contemporanea, Veduta di allestimento, 2026, Ph. Coralie Maneri

