Arie d’opera al Mazzacorati

C’è un filo rosso, anzi tricolore, che unisce la solennità della Repubblica Italiana alla freschezza del giovane talento lirico. Il 2 giugno scorso, il Teatro Mazzacorati 1763 di Bologna ha celebrato la Festa della Repubblica con Arie d’Opera, un concerto vocale che ha visto protagonisti gli allievi del Conservatorio Giovan Battista Martini. Una giornata densa per questi giovani artisti, iniziata già alle ore 14:00 con l’esecuzione dell’Inno di Mameli in prefettura, e culminata nella suggestiva cornice del teatro settecentesco di Villa Aldrovandi Mazzacorati, delizia architettonica gestita dall’associazione Succede solo a Bologna e storicamente legata alla musica classica da una comune radice artistica.

La serata, introdotta e presentata dalla direttrice artistica Francesca Pedaci, si è aperta proprio con una sua esibizione in coppia con il soprano Chen Xinyue nel brillante duetto Via resti servita, da Le nozze di Figaro di Mozart, un ideale passaggio di testimone fra maestra e allievi. Subito dopo, il debuttante tenore serbo Vidak Koprivica ha affrontato Vieni di Denza con un tono misurato, sfoggiando una voce dolce e profonda; il giovane artista ha poi confermato la maturità del suo mezzo vocale in Eccomi prigioniero dal Corsaro di Verdi, superando con il vigore vocale le comprensibili timidezze di un recitato ancora in costruzione.

La scena è stata poi illuminata da Nadia Bignami. Vestita d’azzurro in omaggio alla Repubblica, il soprano ha incantato il pubblico in Il fervido desiderio di Bellini, valorizzando l’aulicità del testo con una delicatezza canora straordinaria e un vibrato perfetto sulla parola anima. La Bignami si è ripetuta più tardi nello struggente brano Non mi resta che il pianto da L’amico Fritz di Mascagni, strappando applausi per misura ed estensione millimetrica dell’acuto finale. Meno incisiva, purtroppo, la prova del tenore Liu Ming in Se all’impero amici dei, tratto da La clemenza di Tito di Mozart, penalizzato da un fraseggio italiano poco scandito che ha frenato la resa dell’aria.

Teatro Mazzacorati

Al contrario, la dizione tedesca è stata l’arma vincente di Giada Guerrini in Meine lippen, so küssen, so heiß di Lehár. Una presenza scenica a dir poco magnetica, sempre sorridente e fluida, capace di fondere il limpido canto con una recitazione immersa e coinvolta fino all’acuto sul dittongo della sillaba conclusiva. La serata ha poi vissuto variazioni di programma gestite con abili sostituzioni, le annunciate Marika Galea e Deborah Govoni sono state supplite da due eccellenti innesti. Il soprano coreano Seungju Kim, meglio nota come Elodie, al debutto assoluto sul palco del Mazzacorati, ha sostituito il previsto Poulenec eseguendo Ach ich fühl’s dal Die Zauberflöte di Mozart, una prova di straordinaria soavità tecnica che ha compensato la comprensibile acerbità attoriale. L’altra sostituzione ha visto Mariah Canu subentrare nel repertorio donizettiano per regalare una toccante interpretazione di O mio babbino caro dal Gianni Schicchi di Puccini, applaudita per la capacità di restituire la celebre melodia tragica pucciniana sia nel canto che nel volto.

Il baritono Yang Wenhao ha poi convinto nel Faust di Gounod col brano O sainte médaille… Avant de quitter ces lieux, generando ottimi acuti e bassi vigorosi in una lingua francese ben curata. Vivace e frizzante la prova di Gaia Sacchetti in È lindo e civettin questo caro alberguccio… van la casa e l’albergo…o fanciulle amorose, tratto dalla Rita di Donizetti, pur mostrando qualche fragilità negli estremi della tessitura, la Sacchetti ha compensato con una gestualità espressiva e una simpatia coinvolgente. Ottima anche Zhu Mengting in Je dis que rien ne m’epouvante dalla Carmen di Bizet, partita con una certa staticità, ha scaldato la voce nel finale liberando acuti vertiginosi di rara potenza drammatica.

Giovani Talenti del Conservatorio

Il vertice delle performance maschili è stato toccato dal baritono Wang Gexing in Rivolgete a lui lo sguardo dal Così fan tutte mozartiano. Voce profonda, piena e assoluto dominio dello spazio scenico, Gexing ha incarnato l’essenza dell’opera buffa, strappando sorrisi al pubblico con un divertente tocco sulla coscia sinistra sul verso, sì gentile. La parte finale del concerto è stata alla celebre Barcarolle di Offenbach, eseguita in un perfetto e soave amalgama a due voci da Gaia Sacchetti e Giada Guerrini, sorrette dal prezioso e impeccabile accompagnamento al pianoforte del maestro Alceste Neri, colonna portante dell’intera serata. In chiusura, Wei Lisi ha interpretato Quando me’n vo’ dalla Bohème, eccellendo nella gestualità drammatica, per poi unirsi al tenore Zhang Linyun nello splendido duetto Una parola o Adina…Chiedi all’aura dall’Elisir d’amore. Linyun si è rivelato una delle sorprese della serata, sfoggiando una voce ben sostenuta e una forte espressività teatrale. Da segnalare infine la solida e potente prova di Tao Cong in Io son l’umile ancella di Cilea, applaudita per l’intensità vocale.

Il successo della serata nel Teatro Mazzacorati 1763, gestito da Succede solo a Bologna, ha confermato come la tradizione lirica possa guardare al futuro con fiducia, unendo giovani talenti a luoghi di rara intensità culturale presenti sul territorio felsineo. Questo contesto, tra la freschezza degli interpreti e l’acustica del luogo, ha trasformato la celebrazione in una prova tangibile della vitalità artistica dei giovani talenti della nostra Repubblica, inneggiando all’inclusione e dando spazio a ciascun artista di mostrare il suo lavoro di raffinazione della performance musicale e recitativa.

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