“Praticamente nulla da vendere”, la performance ad Arte Fiera nel 1976
Il 1° febbraio negli spazi della Fiera, Uliana Zanetti presenta La performance a Bologna negli anni ’70 (Edizioni Mambo, 2023), punto d’arrivo delle riflessioni e dei lavori avviati al Museo d’Arte Moderna di Bologna intorno al patrimonio di documenti di cui il museo dispone sulla storia della performance, linguaggio al quale Arte Fiera, in occasione del suo cinquantenario, dedica la mostra “Praticamente nulla da vendere”. La performance ad Arte Fiera nel 1976, a cura della stessa Zanetti.
Correva l’anno 1974 quando BolognaFiere decise di presentare, all’interno di quella che allora si chiamava ancora Fiera Campionaria, una piccola sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea. Fu un’intuizione salutata da un successo immediato: nella prima edizione, le gallerie erano appena dieci ma l’anno successivo, erano già 200.
Arte Fiera festeggia il cinquantesimo compleanno – anniversario tanto significativo che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy lo celebrerà con l’emissione di un francobollo – concentrandosi sulle sue origini: le prime, pionieristiche edizioni che la imposero nel giro di pochi anni a livello internazionale. Il public program del 2024 rivisiterà dunque episodi, personaggi, pubblicazioni di quegli anni, a partire da quello di fondazione, il 1974. Nel farlo, celebrerà anche gli anni Settanta a Bologna, una stagione straordinaria in cui la città era all’avanguardia nelle arti visive, nell’architettura e soprattutto nell’immaginare nuove forme di rapporto fra arte, politica e società.

Di quella stagione, la nascita di Arte Fiera è stata al tempo stesso un effetto e una causa: è scaturita dal clima innovativo e audace della città e ha dato ad esso, fin da subito, un impulso fondamentale. La performance è di casa ad Arte Fiera fin dalle primissime edizioni: quella del 1976, in particolare, vide succedersi le azioni di artisti come Vincenzo Agnetti, Urs Lüthi, Hermann Nitsch, Franco Vaccari non come parte del programma di eventi bensì come proposta, audace e lungimirante, di alcune gallerie. Si tratta di una storia poco nota di cui abbiamo già parlato (v. qui) e ancora meno documentata, sulla quale getta un primo sguardo la mostra “Praticamente nulla da vendere”. La performance ad Arte Fiera nel 1976, collegata alla sezione del museo (che proprio a febbraio compie due anni) Rilevamenti d’archivio. Le Settimane Internazionali della Performance e gli anni ’60 e ’70 a Bologna e in Emilia Romagna, realizzata – ricordiamolo – grazie al sostegno del Trust per l’Arte Contemporanea, primo fondo realizzato in Italia e dedicato alla produzione e valorizzazione delle tendenze artistiche attuali.
Partendo da alcune fotografie inedite conservate nell’archivio della fiera, Uliana Zanetti è riuscita ad ampliare significativamente ciò che sapevamo sul programma di performance del 1976, richiamando l’attenzione su documenti ancora poco studiati che illuminano aspetti spesso trascurati nella storia della performance.

Allestita nel Padiglione 25, “Praticamente nulla da vendere” (il titolo della mostra deriva da una dichiarazione di Rosanna Chiessi, fondatrice della galleria Pari&Dispari, sulla sua partecipazione alla fiera del 1976: «Praticamente, non avevamo nulla da vendere») dimostra che il legame fra Arte Fiera e la performance risale alle origini stesse della manifestazione, in sintonia con il contesto di una città che negli anni Settanta è stata tra le più importanti per la storia di questa forma di espressione in Italia. Un aspetto, quello della performance, che Arte Fiera non ha cessato di coltivare nel corso dei decenni, e che ne costituisce anche oggi un tratto identitario.
Immagine di copertina: Giuseppe Desiato, performance ad Arte Fiera, 1976, courtesy Archivio Masotti

