A Bologna il collettivo Claire Fontaine
«La donna è l’altra faccia della terra» scriveva Carla Lonzi nel 1970 in Sputiamo su Hegel, testo cardine della letteratura femminista. Concepito per gli spazi della storica galleria bolognese de’ Foscherari, il progetto espositivo Lotta, a cura di Fabiola Naldi e visitabile fino al 1° maggio prossimo, continua l’analisi dell’oggettificazione femminile dell’arte dell’artista collettiva Claire Fontaine.
Fondato a Parigi nel 2004 dal duo italo- britannico di artisti Fulvia Carnevale e James Thornhill, Claire Fontaine prende il nome dal ready-made di Duchamp e da una famosa marca di cancelleria francese. La sua pratica neo-concettuale agisce provocatoriamente, mettendo in discussione la questione dell’autorialità e rielaborando iconografie, familiari all’immaginario collettivo.

Claire Fontaine – che si definisce «un’artista ready-made» – rifiuta il culto del genio individuale ponendo l’accento sull’importanza fondamentale della cooperazione. Lotta è la prima personale bolognese di Claire Fontaine, ormai consacrato alla celebrità dopo le esperienza delle ultime edizioni di Manifesta a Barcellona e della Biennale di Venezia, la quale – ricorderete da un nostro precedente articolo, ha preso il nome, Foreigners Everywhere, proprio da una sua ricerca iniziata nel 2022 da una conversazione con Iman Ganji e José Rosales, pubblicata dal progetto editoriale multivolume “Diversity of Aesthetics”.
La curatrice, Fabiola Naldi, è critica d’arte con una formazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia del nostro Ateneo e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, con all’attivo una densa attività ricerca sulla Video Arte, sulle pratiche performative storiche e contemporanee e sull’arte urbana.
Attraverso la riproduzione seriale della celeberrima opera di Gustave Courbet L’origine du monde, “Lotta”, che appare all’ingresso della galleria in un neon barrato a suonare come imperativo e sostantivo, intende evidenziare una tensione tra “rappresentazione” e “riproduzione” mediante il consueto gioco di differenza e ripetizione.

La “vandalizzazione” dell’opera prodotta dall’intervento con bombolette spray è già stata affrontata da Claire Fontaine nel 2024 per i due capolavori di Éduard Manet Le déjeuner sur l’herbe, e Olympia, con annessa riproduzione fotografica su cartoline accompagnate dal tag #metoo, e per il capolavoro di Jean-Auguste-Dominique Ingres La grande odalisque. In tutti questi casi, alle donne rappresentate l’intervento va a coprire sia i volti che le nudità. Con questo nuovo tassello, tuttavia, si apre un’ulteriore riflessione non solo sulla pratica della distruzione apparente (seppur in versione riprodotta) ma anche sull’idea di cura e di valore oltre la semplice questione economica, finendo per marcare sull’impotenza politica all’epoca della normalizzazione della censura. Inoltre, come è noto, il celebre quadro di Courbet è un ritratto al femminile dove, per la prima volta nella storia dell’arte, non si rappresenta un volto ma un sesso femminile, organo di riproduzione, che nel percorso espositivo è riprodotto dodici volte e ridipinto.

Courtesy the artist and Mennour, Paris
Anch’esse riproduzioni, ma estratte dallo spazio digitale, descritte dall’artista come anti-nft, sono due nuovi light-box appartenenti al ciclo degli emoji, che rappresentano un’ostrica e un uovo, forme organiche associabili all’apparato riproduttivo femminile. «Per amor di sintesi e per pudore – racconta Claire Fontaine – per esprimere le nostre emozioni nelle comunicazioni digitali, in assenza del linguaggio corporeo, preferiamo ricorrere a dei disegni prefabbricati (alla lettera ready-made, pronti all’uso): gli emoji. Abbiamo imparato ad appropriarci di queste metonimie di emozioni ready-made, senza autori noti, uguali per tutti ma singolari per ogni vita, esattamente come abbiamo fatto per il linguaggio. Le parole per dire noi stessi sono identiche per tutti e la ragione per cui le comprendiamo è proprio che appartengono a ciascuno, sono patrimonio comune e oggetto di scambio continuo tra chiunque condivida l’uso di una lingua».
Queste forme, vere e proprie testimonianze virtuali di un’indagine sulla transustanziazione della comunicazione visiva digitale diventano sculture luminose, ritratti iper-contemporanei della relazione sociale prefabbricata, modulata dallo scambio elettronico tramite dispositivi che diventano corpi iperreali ma privi di emotività tangibile.

Concludono il percorso espositivo quattro brickbats, sculture appartenenti anch’esse a una serie di opere che evoca la questione dell’illeggibile e del libro come arma. Tre libri di Rivolta Femminile e uno di Suzan Santoro: La donna clitoridea e la donna vaginale, È già politica, La presenza dell’uomo nel femminismo e Towards a New Expression.
Alla mostra è collegato l’intervento di arte pubblica inaugurato il 31 gennaio per Art City Bologna Siamo con voi nella notte, un titolo che si sovrappone perfettamente alla mission di Bologna di Notte, il piano di politiche volute dal Comune di Bologna per affrontare la gestione della vita notturna in città. La grande scritta azzurra in led, già esposta lo scorso anno all’interno del Padiglione della Santa Sede per la 60a edizione della Biennale Arte di Venezia e precedentemente sulla facciata del Museo del Novecento a Firenze, è posta sulla facciata del Teatro Comunale e illuminerà Piazza Verdi, cuore della cittadella universitaria, uno dei luoghi maggiormente interessati dagli interventi del progetto Nottambula realizzati dagli street host e che vanno dalla mediazione in strada all’accompagnamento delle persone in sicurezza fino alla raccolta del vetro per una notte più vivibile per tutte e tutti.
https://www.clairefontaine.ws/
Foto copertina: Il duo Claire Fontaine: Fulvia Carnevale e James Thornhill © Galleria de’ Foscherari

