A Palazzo Bentivoglio il nuovo progetto espositivo “Odio il decoro! Piero Fornasetti”

Si intitola Odio il decoro! Piero Fornasetti il nuovo progetto espositivo di Palazzo Bentivoglio (Via del Borgo di San Pietro, 1) inaugurato lo scorso 17 maggio e visitabile fino al prossimo 21 giugno 2025. La mostra si snoda nei suggestivi spazi sotterranei del palazzo adibiti alle esposizioni temporanee ed è costruita a partire da una perentoria affermazione che colpisce la sensibilità di Davide Trabucco, curatore dell’esposizione e web designer dei progetti di Palazzo Bentivoglio: “odio il decoro”. 

Non è la prima volta che Palazzo Bentivoglio accoglie le opere del grande artista e designer Piero Fornasetti (Milano, 1913 – Milano 1988), già protagonista, nel 2024, di una mostra allestita nell’ormai iconica vetrina di Garage Bentivoglio. C’è da dire però che Odio il decoro! è molto più di una convenzionale antologica sulla produzione di Fornasetti; la frase che dà origine alla mostra, che sembra addirittura negare uno dei principi fondamentali sui quali si fonda l’intera produzione dell’artista, rappresenta al contrario il punto di partenza per una riflessione profonda sull’opera d’arte e di come il contesto sia in grado di intervenire nella percezione dell’osservatore rispetto al significato che essa può assumere.

Odio il decoro, Piero Fornasetti, Veduta allestimento (Selezione opere di Fornasetti), ph. Sara Cosimini

“Odio il decoro!”, la frase gridata a lettere cubitali su un muro di via Oberdan, nella sua perentoria negazione diventa essa stessa decorazione (suo malgrado, forse) agli occhi di tutti quei passanti che la noteranno sul muro. È da questo corto circuito di senso che prende forma la riflessione di Trabucco, che inizia ad interrogarsi su cosa sia da considerarsi arte e cosa debba essere escluso dal ragionamento. Un nucleo di lavori di Fornasetti, proveniente dalla collezione privata del palazzo, entra in dialogo con lo spazio che lo accoglie, ma lo fa in un modo del tutto inatteso per le sale di un museo. I complementi d’arredo di Fornasetti vengono investiti di un senso inedito grazie alla variazione del contesto, realizzato, seguendo la tradizione dei dossier “estivi” di Palazzo Bentivoglio, a partire dal set up che l’architetto Ferruccio Laviani realizza per Riassunto delle puntate precedenti. La collezione Stame-Lanteri.

Odio il decoro, Piero Fornasetti, Veduta allestimento (I), Courtesy Sara Cosimini
Odio il decoro, Piero Fornasetti, Veduta allestimento, ph. Sara Cosimini

Il nuovo allestimento, concepito recuperando i materiali preesistenti, diventa così il punto di partenza per dedicare una riflessione profonda al multiforme universo popolato da segni e immagini di Fornasetti. Due lunghe pareti convergenti, pensate anch’esse per amplificare il senso di straniamento dato da un allestimento museale anticonvenzionale, presentano piatti, stoviglie, vassoi e scatole in un formato verticale. Questo nuovo assetto si differenzia da quello orizzontale, modalità con cui vengono generalmente presentati i suppellettili, investendoli di un’aura concettuale che prende le distanze da quella del più canonico contesto casalingo e li avvicina ad una dimensione più artistica e meno terrena.

Odio il decoro, Piero Fornasetti, Veduta allestimento (Selezione opere di Fornasetti),  ph. Sara Cosimini

Le opere di Fornasetti vengono anticipate da una sala dove sono esposte alcune stampe delle fotografie che Davide Trabucco scatta con il suo cellulare. Le immagini non possiedono una vera e propria volontà autoriale; sono, piuttosto, uno studio antropologico su come il decoro faccia parte attivamente della vita quotidiana e sia profondamente radicato nella società. Edifici pubblici come la Basilica di San Petronio e Palazzo Albergati mostrano come, su una stessa superficie, riescano a convivere le incompiutezze, le irregolarità e le incongruenze, testimoni silenziosi di una lunga e stratificata vicenda decorativa di grande qualità e complessità.

Odio il decoro, Piero Fornasetti, Veduta allestimento (Selezione opere di Fornasetti), ph. Sara Cosimini

Il decoro è parte integrante della costruzione della società umana; lo capisce meglio di chiunque altro Piero Fornasetti che, nella sua lunga e brillante carriera, ha sempre sostenuto quanto per lui fosse complicato resistere alla tentazione di decorare una qualsiasi superficie vergine, per animarla di un nuovo significato e renderla maggiormente riconoscibile ai suoi occhi. Il processo certosino e stratificato di Fornasetti si oppone strenuamente agli stilemi dell’odierna produzione capitalistica che, con la sua serialità, premia la velocità e non la peculiarità.

Odio il decoro, Piero Fornasetti, Veduta allestimento, ph. Sara Cosimini

A questa nuova concezione, l’artista milanese contrappone un’esperienza di tipo meno meccanico e più umano, fatta di pazienza, precisione e condivisione. Odio il decoro! Piero Fornasetti è una mostra che riesce ad essere semplice e complicata, essenziale e piena, estetica e concettuale allo stesso tempo. Un video in apertura accoglie le riflessioni di alcune voci (da Adolf Loos a Mariuccia Casadio) chiamate appositamente per condividere le proprie riflessioni sull’idea di decorazione e su come essa faccia parte della vita quotidiana, che la si ami o che la si odi. 

Foto copertina: Odio il decoro, Piero Fornasetti, Veduta allestimento (Opera di Davide Trabucco), ph. Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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