Chagall a Ferrara

Marc Chagall, testimone del suo tempo è il titolo della grande retrospettiva, a cura di Francesca Villanti e Paul Schneiter, che Palazzo dei Diamanti di Ferrara (Corso Ercole I d’Este, 21) dedica ad uno dei più grandi protagonisti della storia dell’arte del Novecento. Dall’11 ottobre 2025 all’8 febbraio 2026, sarà possibile ripercorrere le tappe della carriera di Marc Chagall (Lëzna, 1887 – Saint Paul de Vence, 1985) attraverso un suggestivo percorso espositivo che presenta al pubblico duecento opere, tra dipinti, disegni e incisioni. Con la storica dell’arte Sara Cosimini, i soci del Circolo Cubo potranno immergersi nel visionario universo di Marc Chagall, popolato da figure fluttuanti e sospeso in atmosfere oniriche.

Sono rari gli artisti che hanno saputo trasformare la propria esistenza in un’esperienza totale e condivisa; tra loro, c’è sicuramente Marc Chagall, che è riuscito ad essere la storia, non limitandosi a farne parte. Nato nell’attuale Bielorussia – all’epoca parte dell’Impero Russo – da una famiglia ebraica di lingua yiddish, Chagall è solito dire di sé quando gli viene chiesto delle origini: «Io sono nato morto» alludendo al tragico giorno della sua nascita, quando il villaggio di Lëzna viene devastato da un pogrom dei cosacchi. Nonostante le tristi condizioni vissute dagli ebrei russi sotto il dominio degli zar, che condizioneranno in qualche modo tutta l’opera futura, i ricordi dell’infanzia di Chagall passata nello “shtetl” (l’insediamento fortemente religioso di popolazione ebraica) sono sereni.

Marc Chagall Parigi alla finestra 1913 Courtesy Palazzo dei Diamanti

Ciò che più caratterizza l’intera esistenza del pittore è la straordinaria capacità di lasciar scorrere la vita, come uno spettatore seduto davanti a una pellicola. I sanguinosi conflitti che spingono Pablo Picasso a concepire Guernica, le prime rivoluzioni tecnologiche che ispirano Andy Warhol e il suo desiderio di «essere una macchina», il rifiuto progressivo del segno figurativo in favore di una poetica gestuale avviato da Marcel Duchamp e poi declinato nelle correnti dell’Informale e dell’Espressionismo astratto, scorrono davanti agli occhi di Chagall, senza influenzare minimamente la sua ricerca. In quasi cento anni di vita, Il pittore non ignora ciò che gli capita intorno ma sceglie, in maniera consapevolmente e nonostante tutto, cosa guardare, rimanendo fedele alla sua poetica, fondata sulla semplicità di un tratto infantile e primitivo.

Marc Chagall, Villaggio con sole offuscato, 1950, Courtesy Palazzo dei Diamanti, Copyright Marc Chagall, by Siae 2025

Il suo è un mondo incantato, ispirato alle Fables di Jean de La Fontaine: gli amanti si prendono per mano fluttuando in cielo, gli asini hanno il manto blu, i pesci volano e le spose hanno due volti. In Chagall non c’è alcuna pretesa di realismo, così come nelle opere fauviste di Henri Matisse, in quelle astratte di Wassily Kandinsky e nei lavori degli artisti del gruppo espressionista tedesco Der Blaue Reiter. La pennellata piatta a larghe campiture, la scelta di colori intensi e volutamente anti naturalistici e il tratto contornato, dallo stile spiccatamente naïf, riportano l’arte di Chagall a una poetica astratta e visionaria. Tuttavia, la sua ricerca affonda le radici in un universo fortemente tangibile, plasmato sui ricordi dell’infanzia passata tra il villaggio di Lëzna e la città di Vitebsk, in un contesto segnato da un profondo legame con la natura, la religiosità e la vita quotidiana. Come Chagall stesso racconta in La mia vita, la sua autobiografia,  la memoria dell’infanzia costituisce il fil rouge della sua ricerca: per lui, i grandi pilastri dell’esistenza sono la famiglia, l’amore e le radici. È da qui che prende forma la sua visione, che resta fedele alle origini, pur esplorando altre strade e conoscendo diverse realtà.

Marc Chagall, Testimone del suo tempo, Installation View (II), Courtesy Palazzo dei Diamanti

Come molti suoi contemporanei, anche Chagall arriva a Parigi, fervente centro culturale della Belle Époque e crogiolo di artisti provenienti da tutto il mondo, dove entra in contatto con movimenti d’avanguardia come il Cubismo e l’Orfismo. È proprio nella Ville Lumière che va a delinearsi quello che sarà poi lo stile definitivo di Chagall, fondato su un perfetto equilibrio tra gli elementi del folklore russo e i nuovi stimoli parigini. Questa dualità si manifesta in opere come Parigi alla finestra (1913), dove compare per la prima volta anche il doppio profilo che caratterizzerà molti dei ritratti futuri, simbolo di un equilibrio tra l’arte più aggiornata e i ricordi del suo villaggio. Nonostante le molteplici influenze, la sua arte resta sempre unica e non replicabile, perché animata da uno sguardo fanciullesco che la sottrae all’oblio del tempo e al susseguirsi delle vicende storiche. Marc Chagall si spegne all’età di 97 anni nella sua casa di Saint-Paul-de-Vence in Costa Azzurra, lasciando ai posteri la testimonianza pura e incontaminata di un tempo che è stato il suo e che, adesso, è il nostro. 

Foto copertina: Marc Chagall, Ricordo del flauto magico,1976, Courtesy Palazzo dei Diamanti, Copyright Marc Chagall, by Siae 2025

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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