Cubo Unipol espone le opere di Nicola Nannini

Nicola Nannini. Non è ancora buio è il titolo del nuovo progetto inaugurato lo scorso 12 giugno 2025 negli spazi di Cubo, il museo d’impresa del Gruppo Unipol. Il percorso espositivo, che si snoda, come di consueto, nelle due sedi di Porta Europa (Piazza Sergio Vieira de Mello, 3/5) e Torre Unipol (Via Larga, 8), presenta 16 opere pittoriche dell’artista bolognese Nicola Nannini, che raccontano di paesaggi e personaggi ai margini, in bilico tra buio e luce, sogno e realtà, presenza e assenza. La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 4 ottobre 2025, accompagnata da un suggestivo testo inedito creato per l’occasione dalla curatrice Simona Vinci, Premio Campiello 2016.

Il paesaggio come ambiente terreno e il paesaggio come luogo dell’anima: è questa la dicotomia che si può ritrovare nelle opere di Nicola Nannini. Animate da un afflato di vita, le sue tele raccontano storie liminali, di paesaggi e di esseri umani. Perché la sensibilità che contraddistingue Nannini lo porta ad esplorare quelle zone di periferia che non interessano a nessuno, che sembrano vuote, disabitate e abbandonate, ma che in realtà, brulicano di vita.

Nicola Nannini, Bonjour Monsiuer Gauguin, 2023, ph. Sara Cosimini

Nella poetica di Nannini, il paesaggio non si limita ad essere meramente geografico, ma diventa un luogo dove il ricordo si sedimenta e si stratifica ed è in grado di veicolare, in un’accezione squisitamente proustiana, sensazioni ed emozioni universalmente condivisibili. Le zone ai margini vengono immortalate dalla pittura pulita ed elegante di Nannini, in quei momenti di transizione tra giorno e notte, dove tutto sembra cristallizzarsi in un universo sospeso tra realtà e finzione. È in questi luoghi che i confini si assottigliano e tutto inizia a sembrare possibile, tanto da poter iniziare a credere che dietro le serrande serrate di queste casette, immerse nel nulla di un’anonima campagna – un paesaggio di memoria ghirriana – si possano nascondere i personaggi de Il mago di Oz oppure qualche bizzarra forma aliena.

Nicola Nannini, Autobus, 2016, Courtesy l’artista

Le pompe di benzina, i semafori abbandonati, le strade secondarie, attirano inesorabilmente l’attenzione di Nannini, quasi come se intonassero, come sirene urbane, una dolce melodia che solo chi ha vissuto o vive in quelle determinate periferie, è in grado di ascoltare davvero. La narrazione si divide tra giorno e notte, suggerita dal percorso espositivo che vede nella sede di Porta Europa una serie di opere ambientate nei momenti di luce e in quella di Torre Unipol, il nucleo dedicato alle visione notturne. Nannini lavora in profondità, come un chirurgo, andando a tracciare quella che potrebbe essere definita a tutti gli effetti, un’anatomia del paesaggio, modellata dagli agenti atmosferici e dal passare delle ore, nelle alternanze di buio e luce.

Nicola Nannini, Oggetto Notte n.1, 2018, Courtesy Barbara Bicego

Ciò che viene restituito all’osservatore, è una visione animistica e surrealista del territorio di provincia, in netta contrapposizione alla definizione che di questi paesaggi avrebbe dato Marc Augé nel suo Non‑luoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità. Seguendo le suggestioni dell’antropologo francese, che definisce “non-luoghi” tutti quegli ambienti dell’epoca moderna – aeroporti, autostrade e centri commerciali – nei quali l’essere umano vive ai margini della società e in totale straniamento, non dovrebbe essere possibile ritrovare alcuna presenza di vita in queste immagini.

Installation view Nicola Nannini. Non è ancora buio, Torre Unipol, Courtesy Vincenzo Ruocco

Nannini scardina questa convinzione, restituendo ai luoghi di provincia la dignità e l’attenzione che meritano; la vita esiste, se solo si è grado di fermarsi ad osservarla. Ed è molto più simile a noi di quanto si potrebbe pensare. Come un antropologo, Nannini osserva, studia e rappresenta queste creature bizzarre, che nelle sue opere, si trasformano in veri e propri “tipi”, nei quali non è difficile, ritrovare un’eco del nostro vissuto. Persone normali, che nelle tele dell’artista vengono elevate ad uno status diverso, a metà tra studio seriale e immagine sacra.

Installation view Nicola Nannini. Non è ancora buio, Porta Europa, Courtesy Vincenzo Ruocco

La visione di Nannini è lenta, sedimentata e ragionata, in netta contrapposizione al mondo contemporaneo, che lascia indietro chi non sa muoversi nei dieci secondi di un fulmineo reel di Tiktok. “Non è ancora buio, ma ci stiamo avvicinando”, come nell’iconico brano di Bob Dylan citato nel titolo stesso della mostra, che restituisce a pieno l’atmosfera sospesa che solo i luoghi di provincia sanno custodire e che Nannini, come pochi altri, sa raccontare. 

Foto copertina: Nicola Nannini, Notte in grigio e azzurro, 2022-23, Courtesy Cubo Unipol

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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