Cubo Unipol: “Pointing Nemo”

Inaugurata lo scorso 6 febbraio in occasione di Art City Bologna negli spazi di Cubo – Museo d’impresa del Gruppo Unipol, tra Porta Europa (Piazza Sergio Vieira de Mello, 3) e Torre Unipol (Via Larga, 8), Pointing Nemo. Oltre lo spazio verso gli abissi è una mostra che procede coraggiosamente controcorrente, non senza una sottile vena di sarcasmo. Curato da Federica Patti e visitabile fino al 26 maggio 2026, il progetto rientra nel palinsesto della nona edizione di das – dialoghi artistici sperimentali e presenta la ricerca del collettivo Iocose che, con visionaria intraprendenza, intercetta l’attualità del movimento New Space, scomponendone le narrazioni e osservandone criticamente i miti fondativi.

L’essere umano è, per sua natura, attratto da ciò che è difficile da raggiungere. Ce lo insegna la mitologia greca con la leggenda di Icaro, che paga con la vita l’eccesso di superbia per aver volato sempre più in alto con le sue ali di cera, sciolte dal calore del sole. Nonostante tutto, l’uomo, si sa, non è mai riuscito a frenare la sua natura inquieta di esploratore e, dopo aver conquistato la Terra, ha rivolto lo sguardo altrove.

Nascono quindi le “porte d’accesso allo spazio”, come la Nasa e l’Esa, a contendersi il primato nella conquista della dimensione cosmica, in una competizione caratterizzata dalla costruzione di modelli sempre più competitivi e all’avanguardia. È il cosiddetto modello Old Space, teorizzato e messo in pratica nel XX secolo da agenzie statali e grandi appaltatori, che presenta tuttavia un importante limite: tempi molto lunghi e risorse economiche elevate. A fare concorrenza a questo modello iniziano a diffondersi realtà private che, progressivamente, investono capitali nello sviluppo di razzi, satelliti e servizi spaziali in modo più rapido e competitivo.

Pointing Nemo, Installation view CUBO in Torre Unipol, Courtesy Vincenzo Ruocco

L’asse si sposta dall’Old Space al New Space, segnando l’ascesa di aziende sempre più influenti che puntano a rendere lo spazio più accessibile, trasparente e — almeno nel manifesto — alla portata di tutti. L’innovazione tecnologica degli ultimi decenni ha permesso anche ai non addetti ai lavori di visitare lo spazio, grazie a operazioni che si potrebbero definire funzionali soprattutto ad assecondare i capricci di pochi privilegiati, come il turismo spaziale suborbitale, considerato il primo tassello di quello che alcuni descrivono come il futuro dell’umanità. In questo scenario, la fantasia galoppa oltre i confini della realtà, sostenuta da audaci narrazioni costruite per accrescere il desiderio e il consenso di quei pochi in grado di sostenere costi così elevati. Per gli astropreneur, lo spazio non rappresenta più un ideale condiviso e universale, ma un territorio vergine da colonizzare secondo precise logiche simboliche ed economiche.

Iocose, The Hollow Chorus, 2020, ph. Sara Cosimini, Cubo in Porta Europa, Bologna

Tra immaginazione e realtà si inserisce la ricerca artistica di Iocose, collettivo bolognese che dal 2006 lavora attraverso media e linguaggi eterogenei a progetti legati all’innovazione tecnologica, riservando particolare attenzione al suo impatto sulla società contemporanea. La dialettica di Iocose si avvale di un espediente dissacrante e ironico di matrice dadaista per analizzare e scomporre le criticità del nostro tempo. Se è vero che il New Space ha permesso all’umanità di compiere nuovi progressi nell’esplorazione dello spazio, è altrettanto innegabile che i tentativi di spingersi oltre il conosciuto stiano contribuendo a un inquinamento sempre più grave del pianeta. Il titolo della mostra rimanda idealmente a Point Nemo, il luogo più distante da qualsiasi terra emersa situato nel Pacifico meridionale, noto “cimitero dello spazio” perché è dove vengono fatti rientrare i veicoli spaziali e le stazioni dismesse. “Hic sunt dracones”: Point Nemo si trova davvero ai confini del mondo conosciuto, il luogo più isolato e inesplorato della Terra, dove non sopravvive alcuna forma di vita. Con un gioco di parole, Iocose ci suggerisce che, nonostante tutto, è proprio qui che vuole arrivare: verso Nemo, verso e oltre l’indicibile, come il Capitano Nemo nel romanzo Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.

Iocose, Moving Forward, 2016, Courtesy Agnese Divo

Attraverso un percorso espositivo che, come di consueto, si sviluppa nelle due sedi di Cubo Unipol, Iocose accompagna il visitatore in un mondo al contrario, in cui viene mostrato il lato oscuro della conquista dello spazio: quello composto da detriti, rottami e rifiuti scaricati in fondo al mare. Tra opere ormai iconiche come Moving Forward (2016) e installazioni site specific inedite come Hic Sunt Dracones e Pnt – Point Nemo Tower (2026), Iocose restituisce una visione fresca e sincera del New Space. In questa narrazione parallela, i detriti abbandonati nell’oceano vengono trasformati in prodotti per la società dei consumi, accumulandosi fino a diventare un gigantesco hotel in cui soggiornare.

Pointing Nemo, Installation view Cubo in Torre Unipol (II), Courtesy Vincenzo Ruocco

Ironizzando sulla campagna mediatica elusiva del New Space, Iocose costruisce una narrazione totale in cui, oltre a installazioni (alcune interattive), video e opere grafiche, viene presentata una campagna di marketing per il lancio di Nemo Tower, così convincente da ingannare alcune testate giornalistiche. Attraverso un linguaggio ironico e dissacrante, il collettivo smaschera le contraddizioni della società, ricordandoci che più si spingono i limiti, più facile è soccombere.

Foto copertina: Iocose, From Outer Space To Ocean Depths (dett.), 2024, Courtesy Nora Comunicazione

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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